Convertire l’Ias costa: chi pagherà il disavanzo?

CABINA DI REGIA ISTITUITA DA SCHIFANI PER CONVERTIRE IAS IN DEPURATORE CIVILE. I DUBBI SUL PROGETTO

Dopo oltre due anni di silenzio, il presidente della Regione Renato Schifani è tornato ad occuparsi dell’Ias istituendo con proprio decreto dello scorso 14 luglio una Cabina di regìa per affrontare con una governance condivisa la fase di transizione che si apre con il distacco delle grandi industrie (Grandi Utenti) dal depuratore consortile. Ne fanno parte i vertici di Ias, di AretusAcque, i sindaci di Siracusa, Priolo e Melilli, il presidente dell’Associazione degli industriali di Siracusa, il commissario liquidatore del Consorzio Asi. A presiederla è il dirigente generale del Dipartimento regionale Acqua. L’obiettivo è quello di convertire il “gigante” della depurazione industriale in polo dei reflui civili, coerentemente con l’orientamento espresso dallo stesso Schifani nel giugno del 2024, dopo aver preso atto della decisione dei Grandi Utenti di dotarsi di propri depuratori.

L’istituzione di un tavolo tecnico e operativo con tutti, o quasi, i soggetti interessati è un passo avanti nella tormentata vicenda Ias, anche se i due anni di inerzia della Regione, che è proprietaria dell’impianto, possono complicare l’attuazione del progetto.

Il primo problema è la durata della transizione, che avrà inizio, come detto, dal momento in cui (entro l’anno probabilmente) i Grandi Utenti cesseranno di conferire i reflui industriali nel depuratore Ias e terminerà con il convogliamento degli scarichi civili di Siracusa, Floridia e Solarino dal depuratore di Canalicchio a quello dell’Ias.  Convogliamento che sarà possibile effettuare solo dopo l’esecuzione di notevoli interventi di manutenzione per rifunzionalizzare la condotta Ciana. Tempi previsti, non meno di due anni, sempreché la Regione si accolli il relativo costo.

Nel frattempo le entrate dell’IAS crolleranno, venendo a mancare i proventi dei Grandi Utenti che ammontano a 12/13 milioni l’anno a fronte di un costo generale annuo di gestione di 19/20 milioni. Come si coprirà questa voragine finanziaria?

Dopo l’apertura della condotta Ciana, i reflui di Siracusa, Floridia e Solarino saranno dirottati nel depuratore di Priolo facendo incrementare le entrate dell’IAS. Di quanto? Di 6,2 milioni, secondo una fonte di AI. Non siamo in grado di dire, non avendo i necessari elementi di conoscenza, se (e di quanto) i costi generali di Ias diminuiranno senza il trattamento dei reflui industriali. Per effetto delle nuove entrate il disavanzo si ridurrà da 12/13 milioni a 6/7 milioni l’anno. Come lo si azzera? Non certo con un forte aumento delle tariffe a carico dei comuni che si tradurrebbe in aumento delle bollette per i cittadini, ipotesi, questa, seccamente respinta dai sindaci.

Con la conversione dell’Ias in Hub della depurazione civile si renderà necessario ridisegnare l’assetto produttivo dell’impianto che potrebbe impattare sui livelli di occupazione, in particolare sugli addetti alla depurazione industriale che però potrebbero essere assorbiti, è solo una nostra congettura, dai Grandi Utenti per il funzionamento dei loro depuratori.

Come si vede, sempreché la nostra analisi sia corretta, il quadro presenta parecchie incognite: spetterà alla Cabina di regia, che conosce tutti gli elementi di contesto e ha la competenza necessaria, trovare le soluzioni più appropriate per il futuro dell’Ias.

Oltre al problema della sostenibilità economica del progetto, c’è un problema di fattibilità tecnica. Si calcola che l’ottanta per cento circa dei volumi di acqua trattati dall’IAS provenga dai Grandi Utenti. Quali saranno le ripercussioni tecniche dopo che questi ultimi si staccheranno dal depuratore?

Il ruolo di AretusAcque. La convenzione tra Ati (assemblea territoriale idrica formata dai sindaci) e AretusAcque prevede il graduale inserimento della gestione dell’impianto Ias nel perimetro del Piano d’ambito attraverso il collettamento degli scarichi urbani nel depuratore consortile di Priolo.

Infine, due parole sull’utilizzo dei 9 milioni stanziati due anni fa dalla Regione “per la sicurezza dell’impianto Ias”, cioè per adeguarlo alle prescrizioni previste dall’Aia (autorizzazione integrata ambientale). Per la verità di questa autorizzazione, che risale al 2022, si sono perse le tracce e comunque riguarda un assetto produttivo basato fondamentalmente sui conferimenti dei reflui industriali e quindi in via di superamento.

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