Giuseppe Costa Gingolph (giovane ormai da tanto tempo, blogger tardivo, lettore intensivo, appassionato e curioso di tante cose…) se non hai libri da presentare e prima di tummarti a mare la facciamo un’intervista sotto l’ombrellone?
Con piacere, grazie
A proposito, perchè Gingolph?
Gingolph è il mio pseudonimo da più di quarant’anni. Trova il fondamento nel secondo libro pubblicato da Bufalino: Argo il cieco. In quel libro, il protagonista, un professore del magistrale che si innamora troppo facilmente, si interroga sul perché sia così romantico e pensa che sia per colpa delle sue letture giovanili. Elenca le sue letture e sembrano tutti titoli inventati. Tra cui Gingolph l’abbandonato. Ora un giovane adolescente che passa il suo tempo a leggere Bufalino non può certo aspettarsi grande successo con le ragazze, quindi Gingolph l’abbandonato fu il mio paradigma. Poi nel tempo rimase solo Gingolph. La curiosità è che Gingolph l’abbandonato esiste davvero: è un romanzo di Renato Bazin, che una cara amica mi regalò pochi compleanni fa.
E’ finita la fase delle presentazioni? Ora è il momento della lettura e del riposo?
Ancora qualche colpetto lo spareremo. Stay tuned
E’ già stata una stagione ricca di eventi, tanti libri presentati
Devo dire di sì. La città ha avuto molte opportunità di incontrare autori, autrici e le loro pagine
A volte sono stati presentati 10 libri in una settimana, spesso sovrapposizioni con 10/15 partecipanti in media. Non sono troppe? Perchè? A cosa e a chi serve?
Sì lo so. Soprattutto perché siamo sempre i soliti quattro gatti a partecipare. Una riflessione sarebbe utile, tra librai, operatori culturali. Magari si potrebbe realizzare una sorta di calendario che consenta di prenotarsi ed evitare sovrapposizioni. Manca comunque una visione d’insieme ed è un peccato.
Presentare libri è una professione? Una missione o un piacevole passatempo?
Una missione, che richiede impegno professionale. Occorre studiare il libro e il suo contesto. Estrarne alcune letture che restituiscano il suono delle pagine senza rilasciare rivelazioni che facciano perdere il piacere della lettura. Questo è un punto di equilibrio difficile da trovare.
Infine, occorre preparare una conversazione che riesca a mettere in evidenza sia l’autore che il libro. Convincerlo, persuaderlo a tirare fuori il suo lato intimo. Tutto senza sfoggi dottrinali che non interessano a nessuno e mettendosi molto dietro all’autore. Ho visto tante presentazioni in cui il presentatore faceva molta ombra sull’autore e ci regalava perle della sua sapienza.
Prima di presentare un libro lo leggi sempre tutto, immagino, lo studi ti confronti, ti coordini con l’autore/autrice o puoi presentarlo anche al volo?
Ovviamente leggo sempre tutto e in certi casi leggo anche altri suoi libri se può servire a contestualizzare quello in presentazione. Non mi coordino con l’autore o autrice. Mi piace gestire il suo effetto sorpresa. Potrei presentare al volo solo un libro che avessi già letto per piacere personale e che avessi particolarmente amato. Ma anche in quel caso preferisco preparare tutto il dialogo con dettaglio e precisione. Ovviamente seguo anche istinti del momento, ma il quadro è sicuramente definito. Mi permette di organizzare presentazioni che abbiano certamente uno spirito leggero e scanzonato, ma non diventino mai banali, becere o volgari. Una presentazione deve essere divertente e intelligente, allora diventa interessante. Non devono essere lezioni scolastiche o universitarie.
Giallo Lipari e Rosso Panarea di Francesco Musolino; Giallo come lo zolfo di Giuseppe Di Piazza; L’isola degli inganni, di Maria Elisa Aloisi e forse altri che al momento non mi sovvengono. 1a domanda: non ci sono già troppi Commissari e ispettori? 2a domanda: perché tutti alle Eolie, è una moda di quest’anno?
Si. Ci sono tanti commissari e ispettori, ma il discorso sul giallo, usando la definizione di Mondadori, merita una riflessione molto più ampia. Qui mi limito a dirti che per anni ha imperversato la logica di Sciascia secondo il quale la mafia, o meglio il Potere, vince sempre e chi si oppone è cretino e muore. Solo dopo l’esplosione Camilleri, tanti giallisti che volevano raccontare storie criminali in Sicilia hanno ritrovato la voce. Personalmente ritengo che la letteratura gialla sia sottovalutata: attraverso lo schema del giallo si raccontano territori, si raccontano comunità, si raccontano storie che appassionano i lettori mentre li spingono a fare qualche riflessione in più, che poi è quello che fa la letteratura. Poi come ci sono romanzi buoni e romanzi pessimi, ci sono gialli buoni e gialli pessimi.
Quest’anno le Eolie? Penso sia una coincidenza, frutto del luogo comune editoriale che ritiene i gialli letture prettamente estive.
L’isola, il suo immaginario specifico, evoca scenari e accadimenti
Certamente. La Sicilia è un luogo letterario, un luogo filosofico, è una realtà evocativa da sempre. Uno strumento narrativo prezioso da maneggiare con cura, evitando il folclore e il campanilismo.
Cosa manca, se manca, per realizzare un evento/festival del libro e della lettura a Siracusa di alto livello (per es. A tutto volume di Ragusa)? Basta il Premio Vittorini? Il Book Festival funziona?
Se penso A Tutto Volume a Ragusa, la prima cosa che ti direi che manca sono i ragusani. Può sembrare una battuta, ma non è solo una battuta. Non conosco gli anni dell’avvio della manifestazione, ma questi ultimi anni in cui ho partecipato direttamente, avendo l’onore e l’opportunità di condurre incontri che sognavo, manifestano una sostanziale unità della comunità cittadina. Basti solo leggere l’elenco infinito di sponsores di ATV: una montagna di soldi che l’imprenditoria privata mette a disposizione del fine settimana della cultura e del libro.
Poi le librerie, tutte unite e solidali, poi i ragusani che gestiscono l’ospitalità, pronti ad accogliere le tantissime persone che si riversano su Ragusa e su Ibla e nessuno che approfitti, aumentando i prezzi, anzi; inoltre le istituzioni pubbliche che agevolano e favoriscono l’iniziativa, con servizi d’ordine, trasporti pubblici moltiplicati.
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At last, but not least, l’organizzazione: Alessandro Di Salvo dedica corpo, anima, risorse a questa iniziativa senza risparmiarsi e senza inutili albagie (puoi trovarlo a spostare le sedie…) e con il suo esempio, trascina decine e decine di giovani che sono l’ossatura, lo scheletro che tiene in piedi tutto, con sorrisi e gentilezze, nonostante la stanchezza.
A Siracusa, dobbiamo ripartire dal senso di comunità che latita. Abbiamo un numero significativo di librerie dinamiche, intelligenti e creative e per ripartire dovremmo ripartire da loro sperando che riescano a fare Comunità. E poi dalla fiducia che l’imprenditoria locale dovrebbe dare a questo gruppo fondante di librerie. ConfCom, come ha deciso di chiamarsi adesso, CNA, Confindustria, singole imprese, tutti possono comprendere che da un momento di comunità culturale come ATV a Ragusa, possono ricavare immagine, credibilità e anche ritorno economico. Buttafuoco si danna a spiegare a tutti che la cultura fa soldi, a Ragusa lo hanno capito. Premio Vittorini, Book Fest, tutto viene dopo, viene da questo rafforzamento del senso di Comunità, che l’istituzione pubblica dovrebbe agevolare e favorire.
Qual è la tua professione?
Il bancario, anche se dopo quasi duecento incontri letterari in circa cinque anni, mi sembra che il bancario sia l’hobby e non la professione con cui mantengo la famiglia.
Come hai cominciato a presentare libri?
Premesso che da sempre mi piace organizzare incontri culturali con i miei amici, strettamente privati. La prima occasione di portare in pubblico a Siracusa questa mia voglia di condividere emozioni la devo a Livia Gagliano, la mai dimenticata libraia di Gabò. Mi spinse a presentare Francesco Musolino con Mare Mosso a ridosso della chiesa di Santa Lucia, tra i pensionati che passeggiavano e gli scooter che sfrecciavano spavaldi tra le nostre sedie. Ecco, forse nel nome e nel ricordo di Livia si potrebbe stringere quell’accordo di comunità tra le librerie che auspicavo prima.
Un autore che ti ha particolarmente colpito, tra quelli che hai recentemente presentato, e perchè
L’autore che mi ha colpito di più quest’anno è stato Orazio Labbate. Una figura ricca, poliedrica, un giovane siciliano che ha lasciato l’isola per sviluppare tutte le sue ambizioni, ma che la Sicilia, la Sicilia profonda quella aspra, sgradevole, misteriosa e infida, l’ha tenuta nel cuore. Abbiamo presentato Chianafera, il suo ultimo libro, ma è stata l’occasione per una conversazione ad amplissimo raggio sulla Sicilia, quella gotica del suo immaginario e quella reale che ci circonda. L’unico rammarico di quell’incontro è pensare quanta gente non è venuta e si è persa l’opportunità di sentirlo parlare…
Tre libri da consigliare per questa estate, non soltanto sotto l’ombrellone
Tre libri da consigliare… Ogni tre che ne penso me ne sovvengono altri tre. Il consiglio più sentito che mi sento di dare è leggere, tre libri o trentatré, o solo uno, ma leggete, non perdetevi lo spettacolo d’arte varia che un libro prepara per voi. Restando nel giochino, ti dico:
Chianafera di Orazio Labbate, per ciò che ho già detto del suo autore.
Col buio me la vedo io, di Anna Mallamo, per la scrittura, per la storia, per la stretta alle viscere che dà leggere quelle pagine, per onorare la corrente letteraria di fimmine strittisi, che di qua e di là dallo Stretto stanno dando forma a una letteratura superlativa.
L’isola degli inganni di Maria Elisi Aloisi, perché è un giallo di quelli che racconta più di quel che promette, perché la protagonista è un’avvocata, di cui non possiamo innamorarci, perché Filicudi è Filicudi.

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