È fatta! Il Parco Nazionale degli Iblei si farà, e a scriverne la parola fine è una storica sentenza che suona come una liberazione per il territorio. A portare a casa questa clamorosa vittoria è l’Ente Fauna Siciliana E.T.S. insieme ai suoi storici legali, gli avvocati Corrado V. Giuliano e Salvatore Nanè, e grazie all’accorta regia e all’impegno di Marco Mastriani: il Tribunale Amministrativo Regionale Catania, deliberando sul ricorso presentato dai legali dell’Ente (Corrado V. Giuliano e Salvatore Nanè) nella Camera di consiglio del 28 maggio 2026, ha spazzato via le resistenze istituzionali ordinando la nascita formale del Parco entro 180 giorni e nominando già un Commissario ad acta pronto a insediarsi in caso di ulteriori ritardi.
L’associazione ambientalista, rimasta alla fine da sola a non arrendersi, ha ottenuto la condanna dell’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana e del Ministero dell’Ambiente (MASE), imponendo il completamento di un iter atteso da quasi vent’anni.
Il valore di questa pronuncia è immenso poiché mette la parola fine a una vicenda surreale durata oltre diciotto anni. L’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei era infatti prevista da una legge nazionale del 2007, ma il procedimento è rimasto paralizzato per quasi quattro lustri a causa delle resistenze ostruzionistiche e delle condotte oggettivamente dilatorie delle amministrazioni locali e regionali. Gli enti territoriali hanno sistematicamente ignorato i vantaggi immensi derivanti dall’istituzione del parco – sia in termini di tutela della biodiversità e dei siti della Rete Natura 2000, sia come volàno di sviluppo economico sostenibile – anteponendo, a nostro avviso, miopi interessi particolari e non tenendo in alcun conto il principio supremo del Bene Comune. Questa prolungata inerzia, come denunciato con forza dai legali di Ente Fauna Siciliana attraverso il deposito di scottanti dossier, ha finito per favorire una pericolosa “corsa all’insediamento” di progetti fortemente impattanti e incompatibili con le finalità di salvaguardia dell’area iblea, quali impianti fotovoltaici industriali e istanze di ricerca di idrocarburi come il progetto “Zelkova 1”.
I giudici amministrativi, accogliendo così in toto le tesi degli avvocati Giuliano e Nanè, hanno spazzato via le difese di rito dell’Avvocatura dello Stato. Il TAR ha chiarito che l’espressione legislativa “sono istituiti” ha un valore precettivo e non meramente programmatico, facendo sorgere un ineludibile obbligo di provvedere. Nella motivazione della sentenza viene smascherato il comportamento della Regione Siciliana: la fase di concertazione, perimetrazione e zonizzazione si era già conclusa di comune accordo con l’ISPRA, tanto che lo schema definitivo di Decreto del Presidente della Repubblica era pronto ed era stato trasmesso alla Presidenza della Regione fin dal febbraio del 2024 per la formale acquisizione dell’intesa.
Di conseguenza, la richiesta di un ulteriore “incontro di verifica complessiva” avanzata dalla Regione nell’agosto del 2024 è stata bollata dal TAR come un pretesto dal connotato palesemente dilatorio che non può sospendere l’azione amministrativa all’infinito. Richiamando la giurisprudenza della Corte Costituzionale, la sentenza ha ribadito che lo strumento dell’intesa regionale non può mai tradursi in un diritto di veto unilaterale capace di paralizzare la competenza esclusiva dello Stato nella tutela dell’ambiente, specialmente quando sono in gioco interessi indivisibili e vincoli comunitari europei derivanti dalle Direttive Habitat e Uccelli.
Con la condanna formale della Regione anche al pagamento delle spese legali (gli avvocati per anni hanno sostenuto l’Ente gratuitamente) questa sentenza non solo certifica il trionfo del diritto e della perseveranza dell’Ente Fauna Siciliana, ma restituisce finalmente alla collettività la speranza e la certezza giuridica della nascita del Parco Nazionale degli Iblei.

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