AMMINISTRATIVE AUGUSTA: Viva il Re, abbasso il Re!

I voti si raccolgono per tanti motivi: condivisione per le proposte, giudizi sullo stato delle cose (più o meno sommari), necessità dei “clientes” di dimostrare fedeltà, volontà di tentare ad essere nel gruppo dei “vincitori”, far parte delle truppe “assoldate”, o più semplicemente far parte dei vincitori (assumendo in caso di vittoria quasi un cambiamento di status sociale o un possibile ruolo che consenta di “lucrare” tra le molliche) etc. etc… essi sono un indicatore parziale anche se significativo su una fase della vita cittadina. Sulla qualità dell’esito elettorale non esprimo giudizi, potrebbero essere ingenerosi e “viziati” e comunque penso che sarà il tempo a dare le risposte adeguate.

Un dato è certo: siamo oltre ogni prevedibile esito e bisognerà analizzare ogni specifica considerazione. Indubbiamente ha giocato la “furbizia” di imbarcare chiunque, a prescindere, nel carro del probabile vincitore (magari dividendo in più liste le famiglie numerose per non disturbare i fedelissimi). La semplicistica valutazione dei risultati ottenuti grazie alla gran massa di soldi disponibili (Pnnr e l’eredità del parziale risanamento del bilancio), l’atmosfera festaiola che ha affascinato la parte più debole della popolazione che ha potuto godere di una illusione di spettacoli a basso prezzo (per loro…) dopo un quinquennio di tristezza, l’euforia per “un cantiere al giorno” a prescindere della qualità dei lavori e delle tecniche di gestione / affidamento, sono tutti elementi che avranno giocato a favore. Ma è stata soprattutto la debolezza della proposta alternativa (all’interno della quale sono prevalse rigidità, presunzioni, sopravvalutazioni ed eccesso di ottimismo) a determinare la sconfitta.

Purtuttavia ciò non basta a spiegare l’enorme quantità di voti ricevuti nè, a mio giudizio, la fanfara che ne è seguita, ci vuol altro, e come già detto: il tempo e i fatti che seguiranno ci daranno le risposte… forse. Per il resto Augusta esprime di tutto: intelligenze e miserie, spesso è incline alla generosità e all’entusiasmo mentre è poco incline all’approfondimento e alla riflessione che spesso appare superficiale nei più. La nostra città esprime il tempo che viviamo; i suoi figli più illustri evidenziano in prevalenza una scarsa disponibilità a spendersi per il proprio “sentire” per impegnarsi a cambiare la realtà della politica e a qualificarne l’azione; sempre più spesso l’impegno lo si ha per piccoli obiettivi personali (a volte inconfessabili), sempre più spesso per miserevoli accordi, sempre meno per un sentimento di cittadinanza attiva (che pure, qua e la, è riscontrabile).

Il nostro territorio ha prodotto eccellenze e infamie ma ciò non giustifica giudizi sommari …è un mondo difficile… pur nondimeno cerchiamo di mantenere sempre un livello “alto” nelle nostre esternazioni anche se, spesso, è facile lasciarsi andare a semplificazioni ingenerose, specie in un commento estemporaneo. Resto convinto che ciascuno debba fare la propria parte a prescindere, poi, come in matematica, quando per studiare una funzione è necessario vedere le condizioni al contorno, va fatto lo stesso per un giudizio politico sereno. Sul cosiddetto campo largo va detto che c’è chi ha pagato duramente la volontà di essere fedele ad un progetto politico nazionale e chi ha ritenuto di essere autosufficiente trascurando ogni prudenza e, soprattutto, trascurando l’obiettivo di esistere dentro le istituzioni, anche qui, a prescindere. Ogni giudizio, comunque, lo darà come sempre la storia (o più modestamente, come nel nostro caso) la cronaca del tempo futuro. Quindi: abbasso il Re, viva il Re!

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