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A Priolo Gargallo presentato “La civiltà della roccia” negli Iblei

A Priolo Gargallo nella sala conferenze della Biblioteca Comunale è stato presentato il volume “La civiltà della roccia” nel territorio degli Iblei. Ad avviare l’incontro, dopo i saluti del Sindaco Pippo Gianni, è stata Cetty Bruno, direttore del Sistema Rete Museale degli Iblei, ben nota per la sua intelligenza operosa a favore di un progresso socio-culturale, turistico-economico attraverso i tesori naturali, archeologici, monumentali e della tradizione che ogni cittadina del territorio siracusano custodisce. Favorendo pertanto progetti di ricerca e di studio in collaborazione con la Soprintendenza ai beni culturali di Siracusa, e un’editoria di pregio per la conoscenza e la divulgazione di cotanti tesori. L’Ecomuseo degli Iblei, ha detto, è stato fondato nel 2020 con l’adesione di 10 Comuni con i loro Musei e nel 2025 è stato riconosciuto Ecomuseo della Regione Sicilia. Il volume è una raccolta di 16 saggi scritti da altrettanti autori noti nel Siracusano, i quali hanno evidenziato le tante identità del territorio. A seguire ha parlato Paolino Uccello, presidente della Rete Museale degli Iblei, figura ben nota per le sue attività di guida naturalistica e dirigente regionale dell’Ente Fauna Siciliana. Per le sue vaste conoscenze su quanto vegeta in natura, dall’etimo del nome al loro uso medico e al rapporto con la tradizione, è invitato in trasmissioni pubbliche e ha coinvolto il pubblico in un colloquio richiesto su alcuni aspetti della tradizione dei detti e degli indovinelli. La scrivente, scrittrice di storia e folklore Giovanna Portella Marino, ha specificato: “La civiltà della roccia” è una raccolta di scritti che costituiscono le tante identità di codesto magico luogo degli Iblei. Non c’è saggio in cui non si faccia riferimento alla roccia a partire dalla sua struttura geologica oltre a quanto ci restituiscono l’archeologia e la storia. È proprio vero “Siamo i figli della timpa pirciata”. Un’affermazione testimoniata dalle grotte naturali o scavate, usate come rifugi, opifici, sepolture, che sono tante sparse nel territorio, con la vasta necropoli di Pantalica, dove abbiamo una costruzione megalitica sacra, chiamata la Casa del Principe, l’anaktoron. Così come sono tanti gli ipogei religiosi con le loro pitture, la roccia veniva usata per ottenere dolmen, pietre altare, come quello di Avola in contrada Borgellusa. Per realizzare muri a secco e proteggere ovili, abitati, definire proprietà, lastricare strade come vediamo nella Siracusa greco-romana con i suoi templi, teatro, altare per sacrifici, anfiteatro. E ancora per terrazzare aree da coltivare in declivi, costruire ponti per unire e commerciare, per acquedotti. E secondo le epoche la roccia o pietra è stata adoperata per edificare castelli, fortificazioni, torri di avvistamento, muraglie. Per fabbricare monasteri, conventi, basiliche, palazzi principeschi, musei, e biblioteche. E così nel trascorrere delle epoche tra conflitti bellici e terremoti, scoperte e invenzioni, novità nella musica e nell’arte, nel teatro anche popolare di cui l’Opra dei pupi sopravvive fino a oggi in Sicilia per il suo impatto sociale e culturale, educativo, mantenendo vivo l’antico cuore paladino dei cittadini, si è giunti al XXI secolo. Tempo in cui la roccia viene adoperata per la sua bellezza a scopi ornamentali, costituendo una continuità con il passato. Il Consulente alla cultura Carmelo Susinni ha presentato il programma “Maggio dei libri 2026” e il ruolo educativo dei Musei con i loro reperti identitari di un luogo nelle tante epoche. Il Sindaco Pippo Gianni ha concluso l’incontro soffermandosi sulla necessità di apprezzare e divulgare la storia millenaria del territorio proprio e comune, nonché sullo scopo della pubblicazione “La civiltà della roccia”, quale la promozione di un turismo culturale.

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