Il Corbino diventa aula di tribunale: esperienza indimenticabile

“Questa Corte assolve l’imputata Giulia Impulsiva dai reati contestati e la condanna a risarcire le spese processuali”. 

Aver assistito a un processo simulato, esattamente uguale a quello vero, è stata davvero un’esperienza indimenticabile.

Ebbene sì, attraverso il progetto di FSL “Identità di genere e contrasto alla violenza contro le donne”, gli studenti e le studentesse delle classi 3ªAs, 3ªG, 3ªCS, 5ªCS, coordinati dalla referente Annamaria Di Carlo e dai docenti Stefania Festa, Concetta La Leggia, Dionisio Mollica e dalla Dirigente scolastica Valentina Grande del liceo O.M. Corbino, hanno vissuto presso il tribunale di Siracusa un’esperienza formativa intensa e coinvolgente partecipando, da protagonisti, alla simulazione di un processo per revenge porn.

I nomi, ovviamente, sono stati inventati: Giulia Impulsiva, Adele Vattiafidare, Alessandro Casanova, allievi dello storico liceo siracusano, sono stati catapultati, senza conoscere le domande del pubblico ministero, solo con un canovaccio, in un dibattimento che ha visto giudici, pm e avvocati, realmente impegnati nell’accusa e difesa dei propri assistiti nei ruoli di parte lesa, imputati e testimoni, con un crescendo di tensione e di arringhe conclusive degne di un reale processo.

Una sentenza, deliberata in camera di consiglio e pronunciata dal giudice, assieme alla giuria composta anch’essa da corbiniani, che ha consentito a giovani e meno giovani, di comprendere il funzionamento della giustizia penale e le conseguenze giuridiche e umane di determinati comportamenti. “Il progetto – spiega la referente prof.ssa Di Carlo- ha rappresentato un’importante occasione educativa, capace di integrare conoscenze, valori e competenze e di contribuire alla formazione di cittadini più consapevoli, responsabili e rispettosi delle differenze e si inserisce all’interno delle attività di educazione civica e formazione alla cittadinanza attiva, con l’obiettivo di promuovere negli studenti e nelle studentesse una maggiore consapevolezza sui temi dell’identità, del rispetto reciproco e della parità di genere.

L’iniziativa è stata promossa ed organizzata dal Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa al fine di sviluppare una maggiore consapevolezza sulla tematica trattata e sulle modalità attraverso cui lo Stato garantisce la tutela penale delle vittime”.

Ma il progetto “Identità di genere e contrasto alla violenza contro le donne” ha avuto il proprio momento conclusivo nell’incontro tenutosi presso lo storico liceo Corbino con la figura di spicco nella lotta alla criminalità organizzata e da sempre impegnato nella diffusione della cultura della legalità, Pietro Grasso, già magistrato antimafia e Presidente del Senato. Dinanzi al comitato Pari Opportunità, alla padrona di casa, dirigente Valentina Grande, alla referente Di Carlo, ai docenti e agli studenti del liceo O.M. Corbino, Pietro Grasso ha sottolineato come la mafia esista ancora e come sia dunque necessario l’impegno di tutti i cittadini.

Grasso ha ricordato le parole di Paolo Borsellino da sempre convinto che solo un movimento culturale avrebbe cambiato le persone per far sentire loro il fresco profumo della libertà contro il lezzo del compromesso, del favoritismo e della complicità. Essere magistrato non è stato sempre facile per l’ex presidente soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, di tensione e di paura per le minacce al figlio e alla moglie, ma non ha mai indietreggiato, come Francese e Fava, richiamati nelle domande, giornalisti guardiani che mettevano in risalto le contraddizioni del potere nei riguardi dei cittadini. Non ha mai dimenticato le parole di Antonino Caponnetto, capo del pool antimafia, che al giovane giudice al latere del processo a Cosa Nostra disse di “andare avanti a schiena dritta e testa alta” perché un magistrato deve sempre compiere il proprio dovere, costi quel che costi con qualsiasi sacrificio. E poi Giovanni Falcone con cui Pietro Grasso condivideva l’amicizia, lo stretto legame tra le mogli e il senso dello Stato: ogni giudice deve rispondere a sé stesso e alla propria coscienza.

E il richiamo finale ai giovani: mantenere sempre un atteggiamento di normalità, di legalità ordinaria nei confronti del quotidiano imparando a divenire protagonisti attivi del proprio tempo. Pietro Grasso crede, proprio come noi, cittadini ordinari, che solo attraverso la cultura e la formazione, la società potrà crescere e misurarsi su tutti i temi, anche quello del ruolo delle donne e della discriminazione di genere ecco perché, nel corso dell’incontro, il presidente ha presentato i libri “Noi, altre” e ‘U maxi”, attraverso il quale ricostruisce il contesto storico e giudiziario del maxiprocesso alla mafia, sottolineando il valore della giustizia e dell’impegno civile.

E per noi sentire parlare Grasso è un tuffo al cuore in ricordi, immagini, speranze a volte conclusi a volte ancora in itinere. Per i giovani una scintilla di correttezza in un mondo dove è così difficile sradicare il male, ma che contiene in sé tutti i semi della bellezza.

 

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