Da molto tempo si è perso il senso della “magia” che vive in ogni inizio. Più in generale, a livello mondiale, sta cominciando ad essere in crisi il concetto stesso di “polo industriale” (almeno quando si tratta di un polo senza flessibilità, concentrato soprattutto su un certo tipo di produzione, poiché, in un periodo di grandi ed improvvisi cambiamenti, questo lo rende vulnerabile rispetto a improvvise crisi di mercato o ad eventi internazionali imprevedibili).
Le magiche prospettive che hanno fatto sognare i siracusani di fronte alle magnifiche sorti e progressive dello sviluppo sociale ed economico della provincia si sono presto esaurite, lasciando sgomento, incredulità e preoccupazione. Oggi bisogna pensare ad uno sviluppo più articolato e più sostenibile. Non mancano le idee, manca piuttosto la ricerca di una coerenza, ma, soprattutto, manca la capacità di governare in modo coerente un nuovo piano strategico. Certamente c’è lo spazio per un progetto di riconversione energetica.
La stessa Regione Siciliana, attraverso l’annunciato Piano Energetico Ambientale (obiettivo l’anno 2030), si è posta l’esigenza di un nuovo approccio verso l’approvvigionamento energetico in linea con l’avvento dell’energia green (per quanto ci sia un feroce dibattito sui tempi). In ogni caso la scelta della riconversione energetica non è altro che una necessità anche per l’industria. Gli interventi sull’ambiente (a cominciare dall’Hydrogen Valley) devono rappresentare il cuore dell’intesa tra industria, attori sociali e istituzioni locali. È in questo quadro che diventa prevalente il tema della riqualificazione del territorio che, prima o poi, verrà dismesso dalle industrie.
Dobbiamo abituarci a guardare ai “territori” nel loro insieme e sapere che il loro “uso” può anche essere diversificato. Così, ad esempio, se la Regione Siciliana si candida ad ospitare il “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno”, deve sapere che deve favorire lo sviluppo di una filiera per la produzione, il trasporto, l’accumulo e l’utilizzo dell’idrogeno puntando su ricerca, tecnologie, infrastrutture e servizi innovativi.
In un quadro più generale, per le ragioni messe in evidenza dalla guerra in Iran, ma non solo, l’estrema vulnerabilità dell’approvvigionamento energetico deve indurre ad implementare le autostrade energetiche del mare (offrendo al nostro territorio inaspettate prospettive di intermediazione). Appare evidente che il problema di un nuovo sviluppo della nostra area va visto dal di fuori e non solo da dentro rispetto alla visione prospettica di una semplice difesa dell’esistente (dai decisori politici e istituzionali e non solo dagli operatori del settore). Così come sarebbe un errore pensare di affidare la soluzione ad un solo soggetto o pensare che si tratti di problemi che si risolvono in breve tempo o con un percorso facile e ben delineato. Occorre una politica di ampio respiro che coinvolga più soggetti, istituzionali e non, sia a livello locale che nazionale e, per certi versi, sovranazionale. In ogni caso, le risorse necessarie vanno utilizzate tutte insieme e vanno messe a sistema attraverso le necessarie interconnessioni, sia materiali che informatiche.
Guardando con occhi non miopi, dobbiamo capire che ogni prospettiva di un nuovo sviluppo della nostra area va inserita nel quadro più ampio di una Regione e, soprattutto, dello zoccolo della Sicilia sud-orientale, che possono rappresentare, in dimensioni diverse, la piattaforma logistica ed energetica del Mediterraneo rispetto all’Europa. Non dimenticando che, soprattutto nel settore energetico, abbiamo un’invidiabile posizione che deriva dall’essere proprio nel cuore di un’area, quella mediterranea appunto, dove con l’emergere di un’enorme e crescente domanda di energia da parte del continente africano abbiamo un’incredibile posizione di rendita.

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