Nessun rimpasto, solo tanti avvisi: lo strano caso della giunta Schifani

I giorni che (non) sconvolgeranno la Sicilia. Più che la Sicilia (non) sconvolgeranno il governo siciliano, al cui vertice c’è il forzista Renato Schifani, il quale da Palazzo d’Orlean fa filtrare una di quelle parole che al solo sentirla fa tremare le vene ai polsi della politica: questione morale. Accipicchia. “Questione non secondaria per il governatore” perché, dice, sta mettendo in ombra (ammesso che qualcuno li abbia visti) i risultati economico-finanziari raggiunti.

Da dove cominciamo per stabilire l’inizio della questione morale che sta offuscando le magnifiche sorti e progressive del governo targato Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Dc e altri?

Senza andare lontano, cominciamo dall’assessore leghista Luca Sammartino, coinvolto in serie vicende giudiziarie. Dopo di lui vengono i due assessori Dc, Andrea Messina e Nuccia Albano, costretti a dimettersi a causa dell’inchiesta giudiziaria in cui è rimasto impigliato Totò Cuffaro.

Poi è toccato a Gaetano Galvagno, uomo di punta di FdI in Sicilia, presidente dell’Assemblea regionale, accusato di peculato, falso e truffa. L’ultimo rinvio a giudizio per corruzione è toccato all’assessora al Turismo Elvira Amata. Stavo dimenticando l’onorevole Michele Mancuso di FI, posto agli arresti domiciliari per corruzione.

A far scattare l’allarme in FdI è stato il rinvio a giudizio dell’assessora Amata, tanto da consigliare ad Arianna Meloni e Giovanni Donzelli di fare un salto in Sicilia per mettere un po’ d’ordine. Inviteranno Elvira Amata e Gaetano Galvagno a dimettersi? Neanche a parlarne. Perché altrimenti, fa capire il commissario in Sicilia di FdI, Luca Sbardella, cadrebbe anche la testa di Sammartino e chissà che altro. Inoltre le eventuali dimissioni di Galvagno, eletto dall’Assemblea, potrebbero provocare la chiusura anticipata della legislatura.

Chi deve capire, capisca. Parlare di rimpasto oggi è un errore, aggiunge Sbardella, visto che abbiamo importanti elezioni amministrative alle porte e dobbiamo occuparci delle liste. Ma almeno le nomine degli addetti agli uffici di gabinetto che stanno tanto a cuore a Schifani si possono fare? “Mi sembrano dettagli”, taglia corto Sbardella.

Par di capire che per FdI la soluzione migliore, parafrasando il Gattopardo, sia non cambiare nulla se vuoi che tutto resti com’è. Altro che Prima Repubblica.

A questo punto devo fare due precisazioni. La prima è che ritengo FdI un partito con tante persone perbene che credono nei valori della legalità. La seconda è che, se si crede nei principi del garantismo contenuti nella Costituzione, si è innocenti fino a quando non c’è una sentenza definitiva di condanna.

Tuttavia quando si hanno ruoli importanti nelle istituzioni un passo indietro non è una prova di debolezza. E poi Giorgia Meloni quando era all’opposizione del garantismo se ne infischiava.

Un’ultima precisazione: di governi regionali che trasudano immobilismo e trasmettono una sensazione di basso impero ne ho visti tanti, ma come questo. . .

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