La parabola ridicola dell’incerto destino dell’Idroscalo e la deriva inconcludente della politica siracusana.

Tutti i “corpi” – siano essi naturali, come anche quelli “artificiali” creati dall’uomo o dalle comunità collettive – tendono per loro natura a proteggersi, a difendersi, ad “immunizzarsi”. Ѐ una costante inevitabile che da gran tempo sperimentiamo e abbiamo potuto accertare: per i “corpi” naturali grazie alla scienza moderna, e per i “corpi artificiali”, grazie alla scienza politica. Tra i “corpi artificiali” possiamo includere quello che appare l’esempio più paradigmatico: lo “Stato” – creazione geniale dell’epoca moderna, come Thomas Hobbes ne ha saputo offrire e descrivere nell’esordio dell’epoca moderna la forma e le “finalità vitali”, con lo scopo di immunizzare le relazioni sociali di fronte al dispositivo naturale “homo homini lupus.

E infatti, tra i “corpi artificiali”, lo Stato è quello che, nell’epoca moderna, mostra il volto della stabilità, della durata, pur nel mutamento costante cui è soggetto lungo il tempo, per corrispondere a inevitabili trasformazioni, come attestato nel corso dei secoli. Peraltro, lo Stato, ogni “Stato”, si regge attraverso una fitta rete di ramificazione di tantissimi altri “corpi” – grandi, piccoli, medi, ecc. – che lo alimentano e lo sostengono, svolgendo funzioni differenziate, di crescita ed espansione e delle attività – difesa, economia, sfera giuridica, Istituzioni minori, socialità, Comuni, ecc. – del “grande corpo statale”. L’Esercito e gli apparati militari ne rappresentano, dello Stato, l’ossatura più significativa e importante perché finalizzate alla “difesa” del territorio e della popolazione. E proprio per questa ragione, la “sfera militare” percepisce di poter giocare un ruolo di condizionamento o di freno sulle scelte e le decisioni del Governo anche quando sono venute meno le ragioni per rivendicare una tutela della loro funzione, anche in casi che hanno perso definitivamente ogni ragione, sfiorando il ridicolo.

Fermo restando che dovrebbe essere sempre la “sfera politica” dello Stato a presiedere e decidere su ciò che va cambiato, riformato, anche cancellato, nel suo “tessuto istituzionale” di fronte a nuove esigenze. Sul terreno del settore “Difesa e funzioni militari” – proprio per semplificare –, nel nostro paese la leva militare obbligatoria è venuta meno con la legge del 23 agosto 2004, ma già da alcuni anni i vari Governi avevano messo in atto un piano di dismissioni di sedi – caserme, edifici, strutture militari, aree urbane, ecc. –, per esigenze di “razionalizzazione” delle politiche della “Difesa” e del bilancio dello Stato. A Siracusa, è stato così per l’ex Caserma Abela, a conferma di un processo che ha riguardato l’intero paese. Si è iniziato a ripensare il destino civile e pubblico quell’area dell’ex Caserma, con il Castello federiciano e l’intero contesto urbano. Il resto è cronaca.

Più problematica e controversa è apparsa la vicenda dell’area aeronautica militare di via Elorina, a Siracusa. Nel 2008 – stiamo parlando di 18 anni fa! –, si avviava una riflessione insieme ad una costante iniziativa giornalistica e politica sulla possibile e auspicabile smilitarizzazione dell’area dell’Ex Idroscalo, nato tra il 1923-24, alla luce del fatto che con il venir meno del servizio militare obbligatorio, e con l’individuazione, nel gennaio del 1984, della località idonea della sede operativa dei sistemi di controllo radar militari nell’area del Comune di Noto, in prossimità di Testa dell’Acqua, appariva già chiaro nel 2008 che l’area militare di via Elorina aveva via via perso ogni consistente funzione militare, con riduzione di presenze e di personale, militare e civile, a poco più di 2-3 decine di persone – ridottisi ancor più in questo quindicennio, per pensionamenti, e riduzione drastica di personale civile –, nell’abbandono di tanti edifici, immobili, ambienti e aree militari non più utilizzati.

Un’area – questa di via Elorina – di straordinaria suggestione urbana, di circa 42.000 mq, ampia circa 4 campi di calcio, affacciata sul porto grande, Se nel 1923 quell’area era totalmente marginale, paludosa e periferica, dopo 80-90 anni lo scenario è radicalmente cambiato, incorporando il sito militare fisicamente nel “centro urbano”, distante appena 900 mt da Ortigia, divenuta nel frattempo un importante centro storico nazionale, nel repentino cambiamento urbanistico, turistico, ecc.

Un’area così strategica per la città – per collocazione e ridefinizione di “senso” e finalità non più militari, ma civili – che avrebbe richiesto da subito una classe dirigente (politica, sociale, amministrativa, imprenditoriale e parlamentare) in grado di agire compatta verso la smilitarizzazione, ma che, al contrario, preferiva nicchiare, sorvolare o addirittura aderire supinamente e ingenuamente alle ipotesi di mero contrasto sotterraneo e di resistenza del “Corpo militare” contro la smilitarizzazione, anche con fantasiose ipotesi. Tra il 2014 e 2017, sia la Giunta comunale, che parlamentari spingevano sull’idea surreale e incongrua di trasferire la sede dei Carabinieri a via Elorina – un piano finalizzato ad una capziosa “ri-militarizzazione” del presidio già (quasi) non più operativo –, anziché destinare energie e iniziative per rivendicare con più forza la totale smilitarizzazione.

L’azione di “immunizzazione” – nella reciproca azione, dal basso e dall’alto, messa in atto dal “Corpo militare” per preservare la funzione “militare” della sede di via Elorina – ha inevitabilmente rallentato la battaglia politica per la smilitarizzazione, che nonostante ciò veniva rilanciata, tra il 2019 e il 2021, grazie all’azione corale del “Comitato per la riqualificazione urbana di Siracusa”, sollecitando partiti, deputati e Sindaco per ottenere la finalità rivendicata, mentre il “Corpo militare” reagiva alle tante interrogazioni parlamentari sollecitate dal “Comitato” nell’opacità generica di “ragioni militari”, sostenute dal frasario: “A noi l’area serve!”.

L’azione corale del Comitato per la riqualificazione urbana riusciva a dar vita ad una occasione significativa, segnata dalla presenza, il 17 gennaio 2022, del Sottosegretario alla Difesa, on. Giorgio Mulè (Governo Draghi) a Siracusa, sollecitata dall’on. Stefania Prestigiacomo, in collaborazione con altri parlamentari. Nell’incontro svoltosi nel Salone del Distaccamento militare di via Elorina, il Sottosegretario Mulè – alla presenza delle Istituzioni, Stampa, Amministratori, Comitato, Confindustria, ecc. – sorprendeva tutti, aprendo una svolta profonda: «Se il Comune è in grado di approntare un’area – anche fuori dal contesto urbano – in grado di consentire un’attività di atterraggio elicotteristico (interventi legati a situazioni di immigrazione: soccorso, trasferimento, ecc.), insieme ad una Foresteria alloggio per i militari impegnati in tali attività, l’Aeronautica può anche andar via da questa sede storica». Queste le parole del Sottosegretario alla Difesa, on. Giorgio Mulè!

Il resto è storia nota, anzi mera cronaca: dopo l’impegno e il lavoro svolto con vari incontri, sotto il coordinamento del vicesindaco Coppa, in collaborazione con il “Comitato per la riqualificazione” e l’Ufficio urbanistico, la Giunta Italia, nell’aprile del 2023, invierà a Roma il “Progetto indicativo di massima sull’area” come d’impegno col Ministero, avendo individuato anche soluzioni alle richieste del Sottosegretario Mulè, ma la stagione politica e istituzionale era già mutata.

Con l’insediamento del Governo Meloni, sull’area di via Elorina, non solo calava il silenzio a livello governativo, ma questo stesso nuovo gruppo dirigente nazionale dava la stura al Ministero della Difesa per lanciare nuove idee un po’ sconclusionate, al punto da affidare a “Difesa Servizi”, una “società in house” dello stesso Ministero che lanciava un Bando nazionale per tutti i sei idroscali presenti in Italia – oltre quello di Siracusa, Marsala, Foggia, Taranto, Bracciano, Desenzano del Garda – dando così direttamente a privati, società e network finanziari, con la finalità di “Idroscali turistici” (un’idea balzana e dal sapore ridicolo). Una proposta che mentre sorvolava sulla priorità di scelte maturate dai Comuni interessati e avendo come scopo l’estensione di relazioni con il mondo imprenditoriale.

Sta di fatto che, venuto meno il primo Bando, la sorte dei 6 idroscali ha iniziato ad avere destini separati ed autonomi, mentre “Difesa Servizi” rilanciava un secondo Bando – nel vivo di un ricorso al Tar contro la destinazione privatistica dell’area di via Elorina da parte del “Comitato per la riqualificazione urbana” e Lega Ambiente Sicilia – che per la realtà dell’area di via Elorina appare assumere i contorni ancor più surreali perché l’ipotesi costruita dal Ministero della Difesa e Difesa Servizi sarebbe quella di un mix tra area concessa a privati per 50 anni per finalità varie, in presenza di una zona significativa di carattere e funzioni militari con destinazione atterraggio elicotteri per emergenze varie – immigrazioni ed altro. Mentre si rimane in attesa degli esiti del ricorso del “Comitato per la riqualificazione urbana di Siracusa”, assistiamo a questo ultimo escamotage militare – come si diceva in esordio, un tentativo di “immunizzazione” del corpo militare nella salvaguardia di un destino militare in eterno dell’area di via Elorina.

Come si fa ad immaginare questa doppia finalità totalmente sconnessa, fuorviante e priva di ogni razionalità, in un’area posta al centro della città, a 800 mt da Ortigia, è riflessione che consegniamo ai cittadini e al Sindaco Italia – rimasto chiuso nella sua torre d’avorio, indifferente al destino di uno scenario urbano che rischia di conoscere un epilogo davvero surreale: di sfuggita ricordiamo qui che l’area di via Elorina, già prima della sua destinazione militare nel 1923, era di proprietà del Comune di Siracusa, l’unica Istituzione legittimata a riaverne la titolarità d’uso. Ma se la politica, le istituzioni, la città, la sua classe dirigente, in senso ampio, non ha nulla da dire, vuol dire che il destino di Siracusa è segnato: caduto nell’insignificanza, insieme al ridicolo.

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