Referendum, la lezione di Siracusa: si vota solo se la posta è altissima

Ricapitolando sui risultati del referendum del 22/23 marzo, abbiamo una situazione differente rispetto alla nazione e alla regione. Il NO nel capoluogo ha ottenuto il 64,91% e in provincia il 62,46%. Ma il dato dell’affluenza è forse l’elemento più complesso da interpretare, quello che più si lega alle dinamiche sociali e alla fiducia nelle istituzioni. La giornata di voto è iniziata con una partecipazione molto bassa. Alle 12 di domenica 22 marzo, in provincia di Siracusa aveva votato solo l’11,00%. Un dato che, sebbene fosse il più alto della Sicilia in quella fascia oraria, testimoniava un iniziale disinteresse. Il dato finale provinciale è stato dato dall’affluenza del 45,20%. Questo dato è interessante perché è in forte crescita rispetto al passato, quasi il doppio rispetto al 24,70% dei referendum abrogativi del 2025. Ciò suggerisce che il tema in votazione (giustizia e Costituzione) è riuscito a mobilitare più dei quesiti su lavoro e cittadinanza. Ma nonostante l’incremento, Siracusa si è confermata fanalino di coda. La media nazionale è stata quasi del 59%, mentre la Sicilia si è fermata al 46,14%. Quest’affluenza è bassa, ma alta rispetto agli standard locali; può suggerire che il ceto politico tradizionale non è più in grado di mobilitare i suoi “elettori di fiducia”, ma un tema ritenuto importante, come la giustizia,abile che Siracusa soffra di problemi strutturali: alta disoccupazione giovanile, alta dispersione scolastica e alta percentuale di NEET (giovani tra i 15 e i 34 anni, che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione)*. In contesti così complessi, la politica e le istituzioni sono spesso percepite come lontane o inefficaci. Questo senso di sfiducia generalizzata è un terreno fertile per l’astensionismo, che colpisce trasversalmente tutte le fasce d’età, ma con effetti più devastanti tra i giovani che non vedono rappresentanza.

Una nuova domanda di politica si può fare: il dato di Siracusa mostra che, dove c’è stata una mobilitazione civica e un dibattito reale, i cittadini hanno risposto. Questo potrebbe indicare che il problema non è solo l’apatia dei giovani, ma l’incapacità della politica di parlare un linguaggio e affrontare i problemi (lavoro, futuro, legalità) che per loro sono prioritari.

Approfondendo l’analisi del voto per i Comuni della provincia, osserviamo che solo due Comuni hanno votato a favore della riforma. A Pachino il “Sì” ha vinto con il 53,09% e a Portopalo con una percentuale molto alta, il 61,40% per una ragione. Questi Comuni sono legati ai partiti al governo. Infatti anche nel referendum di Renzi del 2016 i due Comuni votarono in controtendenza. (Pachino: 55%; Portopalo 54% il Sì – Sicilia il No col 52%). Per quanto riguarda tutti gli altri Comuni del “No” la bocciatura è stata particolarmente dura in alcuni centri. A Priolo Gargallo il “No” ha raggiunto il 73,16%, a Sortino il 70,53% e a Melilli il 67,09%. Anche ad Avola sede del deputato Cannata il No ha raggiunto il 59,52%. È il trionfo del voto punitivo. Gli elettori hanno usato la scheda referendaria per mandare un messaggio di dissenso al governo nazionale e, soprattutto, al suo rappresentante locale Luca Cannata, dimostrando che i “feudi” elettorali non sono più scontati.

Infine è da considerare la forte crescita rispetto al passato della partecipazione al voto. È stata quasi il doppio rispetto al 24,70% dei referendum abrogativi del 2025. Questo suggerisce che il tema in votazione (giustizia e Costituzione) è riuscito a mobilitare più dei quesiti su lavoro e cittadinanza.

In conclusione, il voto a Siracusa racconta di una provincia che ha voluto dare un forte segnale politico di dissenso verso il governo nazionale. Il “No” non è stato solo un voto sulla giustizia, ma un referendum sull’operato dell’esecutivo. Piuttosto, il dato del 45% va letto come segnale di mobilitazione selettiva: i cittadini si mobilitano solo quando percepiscono che la posta in gioco è altissima (come i principi costituzionali). Crisi di rappresentanza strutturale: l’alta percentuale di chi non vota (oltre il 54%) è lo specchio di una difficoltà cronica del sistema politico, economico e sociale siracusano.

Nota sul dato nazionale: nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, il “No” ha stravinto con il 61,1% dei voti. Non è stato lo stesso a Siracusa e provincia.

*Stime recenti (2025/2026) indicano un tasso NEET di circa il 33,7% nella provincia, dato che supera di oltre il doppio la media nazionale, che si attesta attorno al 16%.

*Il fenomeno a Siracusa è strettamente legato a un mercato del lavoro debole, con disoccupazione giovanile che raggiunge picchi molto alti (spesso vicini al 40-50% in determinate fasce di età, con dati che mostrano un 48,7% in recenti analisi).

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