Ho ancora davanti agli occhi l’onorevole Giovanni Donzelli, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, mentre fa alla Camera un rabbioso intervento sulla visita di alcuni parlamentari della sinistra al carcere dove è ristretto al 41 bis l’anarchico Alfredo Cospito, intervento che conclude così: “Voglio sapere se questa sinistra sta dalla parte dello Stato o con i terroristi e la mafia“. Era gennaio del 2023. Poco più di tre anni dopo, il suo compagno di partito, Andrea Delmastro, quando era ancora sottosegretario alla Giustizia, si è cacciato nel pasticciaccio della Bisteccheria d’Italia, ritenuta dalla magistratura nella disponibilità di un clan mafioso. Ci sarebbe più di un motivo per la sinistra per chiedere polemicamente a Donzelli se il sottosegretario Delmastro sta dalla parte della legalità o dei mafiosi. Non l’ ha chiesto perché, pur avendo di Delmastro una certa opinione, non ritiene che stia dalla parte dei mafiosi.
Personalmente ritengo che Fratelli d’Italia creda nei valori della legalità, ma che non riesca a far propria la distinzione tra il principio di opportunità e il garantismo. Problema, questo, comune (in senso trasversale) ad altre forze politiche. Eppure si tratta di una distinzione fondamentale quando sono in gioco ipotesi di reato commessi da chi ricopre cariche istituzionali contro la pubblica amministrazione.
All’Assemblea regionale siciliana ci sono tre deputati di Fratelli d’Italia di cui uno accusato di corruzione, uno di corruzione, peculato e truffa e uno di truffa aggravata e peculato. Fino a quando non ci sarà una condanna definitiva di colpevolezza sono, secondo la legge, presunti innocenti. Ma, ferma restando la presunzione di innocenza, è opportuno per il decoro delle istituzioni di cui fanno parte e per il buon nome del partito che rappresentano che restino nel frattempo al loro posto? Se si galleggia sull’ambiguità, confondendo strumentalmente il garantismo con il principio di opportunità politica, si finisce per predicare bene e razzolare male, al pari di altri.
Si potrebbe obiettare che, nel caso delle dimissioni del sottosegretario Delmastro, non indagato per il pasticciaccio della Bisteccheria d’Italia, sia stato applicato il principio di opportunità, ma questa obiezione è contraddetta dalle dimissioni “imposte” alla ministra Santanché, la quale, benché pluri indagata da tempo, è rimasta per anni tranquillamente al suo posto, a conferma che FdI non ha una linea coerente in tema di rispetto della legalità.
Ancora: se è vero quanto hanno riportato alcuni giornali secondo cui Giorgia Meloni non intende più coprire nessuno, perché non interviene nel caso dei deputati siciliani accusati di reati gravi? Peraltro uno di loro, il presidente dell’Ars, proprio oggi, giovedì 2 aprile, ha dichiarato a La Sicilia di essere pronto a fare un passo indietro se Giorgia Meloni glielo chiede. Che farà Giorgia Meloni? Se gli chiede il passo indietro, stabilisce un principio inderogabile che dovrà essere applicato a tutti gli amministratori di FdI indagati per reati gravi contro la pubblica amministrazione. Se non glielo chiede, darà ragione a coloro che ritengono che il principio di legalità per FdI non sia così granitico. Una massima giuridica latina dice: electa una via non datur recursus ad alteram. O una via o l’altra.

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