CONDIZIONE DELLA DONNA, I DATI DEL RENDICONTO DI GENERE 2025

La disparità di genere penalizza le donne e lo sviluppo, soprattutto in Sicilia. A pochi giorni dalla giornata internazionale della donna, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell’INPS ha presentato il Rendiconto di genere 2025 sulla condizione delle donne nel nostro Paese nell’ambito lavorativo, familiare e sociale. Attraverso un’analisi dettagliata di dati relativi al mercato del lavoro, ai livelli retributivi, alle condizioni pensionistiche, ai percorsi di istruzione, agli strumenti di sostegno al lavoro di cura, alla violenza di genere si è restituito il quadro del Paese ancora segnato da profonde differenze e disparità di genere.

Dal Focus dei dati siciliani riscontriamo come lo svantaggio femminile sia il combinato di problemi strutturali anche peggiori a confronto delle medie nazionali: dagli indicatori registriamo un tasso di disoccupazione del 15% femminile rispetto all’11,8% maschile e un tasso di inattività del 58,8% delle donne rispetto al 33% degli uomini; anche tra i Neet – fenomeno sociale dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorso formativo- il genere femminile in Sicilia mostra la seconda percentuale peggiore nazionale con il 27,4%. Riguardo al tasso di occupazione complessivo si rileva come ancora il genere femminile si attesti al 37,5% (535mila), mentre quello maschile al 62,5% (892mila) con un divario del 25%, valore superiore al dato nazionale del 17,8%. Se entriamo nel merito della quantità delle assunzioni femminili nel totale annuo esse rappresentano il 36,3% , mentre se guardiamo alla qualità della tipologia di contratto, tra i contratti a tempo indeterminato solo il 31,4% sono donne rispetto al 68,6% di uomini. Nel numero totale delle assunzioni part time le donne sono interessate per il 53,4% rispetto al 46,6% degli uomini, a conferma del fatto che le donne sono maggiormente impiegate in occupazioni discontinue, precarie, part time volontari e involontari, lavoro povero e confinate in settori lavorativi dal basso valore aggiunto dove la competitività si basa sul contenimento dei costi del lavoro e su modelli organizzativi aziendali rigidi che non considerano assolutamente condizioni flessibili dei tempi di lavoro, percorsi formativi e professionali paritari, agevolazioni o strumenti a sostegno della donna lavoratrice. Il report fotografa come le donne lavoratrici siano penalizzate rispetto al mondo del lavoro soprattutto dalla fase della maternità, con un picco delle difficoltà nella fase di gravidanza che permane sino alle varie fasce di età dei figli. Si sconta con la penalità salariale e la progressione di carriera l’accudimento in generale dei familiari (bambini, anziani e fragili) per la mancanza di una rete di infrastrutturazione sociale di prossimità -gli asili nido (la Sicilia in penultima posizione tra le regioni con 13,9 posti per la prima infanzia per 100 bambini tra 0-2 anni, lontana dall’obiettivo stabilito dall’Unione Europea di 33 posti), le scuole a tempo pieno, le residenze per anziani e non autosufficienti, i servizi sociali per la disabilità- continuando a rimanere l’ammortizzatore sociale della comunità siciliana.

Altro aspetto critico è la differenza tra le retribuzioni: i salari delle donne del settore privato sono pari a circa il 23% in meno rispetto a quelli degli uomini (con punte che vanno dal 14,1% nel commercio, al 23,4% nelle attività professionali scientifiche e tecniche financo al 44,7% nelle attività finanziarie e assicurative), mentre nel settore pubblico si attesta ad un valore pari al 25,7% in meno come media. A ciò si aggiunge che nonostante più donne abbiano conseguito diploma e laurea ancora persiste fortemente il fenomeno del soffitto di cristallo, quella somma di barriere sociali e culturali che non consente alle donne di raggiungere ruoli dirigenziali e di vertice nel mondo del lavoro. E in linea con i dati occupazionali nel mercato del lavoro, le donne risultano essere le maggiori utilizzatrici del Supporto Formazione Lavoro (SFL), così come lo erano del reddito di cittadinanza fino al 2023.

Nella sezione dedicata alle pensioni, oltre a registrare in Sicilia una età media di decorrenza per la vecchiaia e le anticipate pari a 66,5 anni per le donne e 65,5 per gli uomini (valori più alti rispetto a quelli nazionali), i dati relativi alle pensioni vigenti e liquidate mostrano che sono gli uomini a raggiungere per la maggiore i trattamenti pensionistici di anzianità e anticipate, mentre le donne, a causa della discontinuità della loro vita lavorativa o dell’accesso post-maternità, hanno difficoltà a raggiungerne i requisiti e sono obbligate ad attendere la pensione di vecchiaia. La diversa speranza di vita media tra i 2 generi determina un’alta incidenza tra le pensioni di reversibilità del genere femminile. E da ciò risulta evidente come le disparità lavorative nelle retribuzioni e contribuzioni più basse si riflettano negli importi medi pensionistici, rilevando come a fronte di circa 530mila pensionate IVS (da lavoro) il 65,5% vivano di importi medi mensili tra le 350 e le 950 euro, inoltre si riscontra un delta tra gli importi dei 2 generi che si articola tra le 300 e le 600 euro mensili lorde in meno per le donne, a secondo delle varie gestioni.
Tali rilevanti condizioni di svantaggio delle donne italiane e in specie di quelle siciliane sono il risultato di molteplici fragilità del sistema: debolezza del welfare, infrastrutture sociali mancanti, ma soprattutto sono il combinato di una scoraggiata partecipazione femminile verso settori più produttivi e di un disallineamento tra istruzione e lavoro/carriera lavorativa.

Ancora una volta il CIV dell’Inps insieme ai Comitati territoriali, attraverso i dati in trasparenza del Rendiconto di Genere documenta, oltre ai lievi segnali di miglioramento, quelle criticità persistenti e quella disparità di genere (gender gap) che incide socialmente ma soprattutto nello sviluppo economico e produttivo della nostra terra. Tale circuito sequenziale della disuguaglianza tra donne e uomini si sviluppa dall’ingresso nel mercato del lavoro, si conferma in una segmentazione settoriale , persiste e si accresce nelle possibilità di carriera e chiude il suo ciclo nella condizione pensionistica e sociale. E‘ una vera e propria questione „di genere“ che deve essere affrontata con un approccio multidimensionale per sviluppare una soluzione in modo integrato, non attraverso misure estemporanee come i bonus, nè con interventi a tempo,ma con l’azione congiunta di tutti gli attori sociali (Istituzioni, parti sociali, mondo dell’istruzione e della formazione, associazionismo) che hanno responsabilità e strumenti nei diversi ambiti … perchè ancor prima di essere una questione di spreco di capitale umano e di valore aggiunto per lo sviluppo del Paese, è una ingiustizia nei confronti dell’altra metà del cielo.

Valeria Tranchina, Presidente del Comitato Regionale Inps

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti