E così il Generale dell’Aeronautica Militare Antonio Conserva è stato a Siracusa. Cosa abbia fatto non è stato comunicato. Probabilmente avrà fatto visita all’ex idroscalo per vedere, forse, se va avanti l’iter per farne una “base alternata di atterraggio e rischieramento per gli elicotteri della F.A. e di tutte le componenti militari e civili che ne facciano richiesta” ribadendo “il valore strategico del sedime di Siracusa e il ruolo del presidio”.
A quanto riportato dalla stampa locale, informata dall’on. Luca Cannata, avrebbe anche incontrato il sindaco Francesco Italia rassicurandolo sulla “volontà di costruire una progettualità condivisa tra l’Aeronautica Militare e la città”. Lo stesso intendimento del Ministro della Difesa Guido Crosetto: “La disponibilità manifestata dal ministro – ha fatto sapere Cannata a Siracusa Oggi – si inserisce dunque in un percorso che può aprire una fase nuova, fondata sul dialogo istituzionale, sulla serietà e sulla capacità di individuare le migliori soluzioni possibili nell’interesse di Siracusa e nel pieno rispetto del ruolo e delle esigenze della Difesa”.
Mentre un numero inusuale di elicotteri volteggia in questi giorni su Ortigia, a un paio di giorni (11 e 12 marzo) dall’esercitazione militare nell’area antistante alla costa siracusana “con tiri a fuoco con armi portatili da elicottero”; mentre una nave metaniera russa, lunga 277 metri, con a bordo circa 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto, danneggiata e alla deriva senza equipaggio, si sta avvicinando alle acque di Lampedusa e Linosa spinta dalle correnti; mentre la Sicilia, data la massiccia presenza di basi militari e infrastrutture strategiche, diventa “uno dei territori europei più sensibili agli effetti di un’eventuale escalation” delle guerre in atto e il traffico di aerei americani si intensifica nella vicina base di Sigonella da cui decollano regolarmente i droni utilizzati per missioni di ricognizione e intelligence su Medio Oriente e Golfo Persico; mentre accade tutto questo, a Siracusa esprimiamo soddisfazione, e salutiamo quasi come un successo la conferma che i Siracusani dovranno convivere con una base militare a 800 mt dal centro storico, nel cuore della città, in un’area che si sarebbe voluta vedere riconsegnata alla comunità per attività ‘pacifiche’, quelle tipiche della quotidianità di tutti.
Ma non solo non si riflette su questo – su un rischio in chiave probabilistica sicuramente aumentato per la città – che rappresenta senz’altro il macro problema, si mistifica di fatto anche sulla questione (a questo punto per certi versi di secondo piano e tuttavia impellente) della destinazione dell’altra parte dell’ex idroscalo, di quella che nei piani di Difesa Servizi è null’altro che un asset immobiliare potenzialmente molto redditizio che si vuole dare in gestione cinquantennale a ‘imprenditori’ privati dopo aver modificato gli stessi prerequisiti del bando originario e come se questo fosse ininfluente.
Lasciando cosa ai Siracusani? Al di là di vuote parole che non dicono assolutamente nulla, che non fanno comprendere niente di quello che sarà il futuro di quest’area, cosa si intende realmente, concretamente, per “percorso serio di valorizzazione, nella piena consapevolezza che quell’area continua a rappresentare un presidio di rilievo per il Ministero della Difesa”.
In che senso si vuole “lavorare con equilibrio e buon senso per conciliare le esigenze di funzionalità del presidio con una prospettiva di apertura e valorizzazione di parte del waterfront a beneficio della città – come affermato dal deputato Cannata, che ha aggiunto che “si sta già ragionando sulle modalità più funzionali per rendere possibile un percorso di questo tipo, individuando soluzioni sostenibili e compatibili che possano restituire a Siracusa e ai siracusani nuovi spazi, nuove opportunità e una visione moderna del rapporto tra la città e il suo mare”?
Perché mai sono state deluse le aspettative delle associazioni impegnate su questo fronte dopo aver fatto intendere, anzi promesso, che con il generale Conserva sarebbe stata possibile un’interlocuzione diretta? Perché non ragionare insieme per dare ‘sostanza’ al percorso che si dice intrapreso? Da chi? Sulla base di quali presupposti? E i progetti di Difesa Servizi?
Troppe domande con una sola certezza. L’incontro tra le associazioni e il generale Conserva non c’è stato. Evidentemente perché i rappresentanti istituzionali del nostro territorio non hanno alcun rapporto con la Comunità di cui dovrebbero essere voce e delle loro inconcludenti dichiarazioni di intenti ne possiamo ormai tutti fare a meno.

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