Nel silenzio generale delle istituzioni (in particolare del Comune di Siracusa) e nell’assenza di iniziative dei parlamentari, la richiesta del sindaco Gianni di un’audizione alla commissione Sanità dell’Ars per fare il punto sul nuovo ospedale è senz’altro positiva e ci auguriamo che serva a fare chiarezza. A che punto siamo? Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, qualche settimana fa ha dichiarato di aver disposto un finanziamento di 47,8 milioni per il nuovo ospedale. Si tratta di un finanziamento che sostituisce quello che si era accollato l’Azienda sanitaria provinciale come contributo alla realizzazione dell’opera. All’appello continuano a mancare 124 milioni a fronte del costo complessivo che ammonta a 420 milioni, di cui 372 per la struttura e 48 per le attrezzature sanitarie. Da cosa dipende l’accreditamento dei 124 milioni mancanti? Stando ai comunicati ufficiali della presidenza della Regione e del ministero della Salute, l’iter dovrebbe essere già concluso e l’erogazione del finanziamento da parte del ministero dell’Economia e Finanze dovrebbe essere imminente. Sarà, ma intanto il tempo passa e i soldi non si vedono. Perché? Facciamo un passo indietro. Lo scorso anno il Nucleo di valutazione del Ministero della Sanità, per sbloccare i 124 milioni, aveva formalmente chiesto alla Regione di attestare che il nuovo ospedale possedeva i requisiti previsti per i Dea (dipartimento di emergenza e accettazione) di secondo livello. Con nota del 12 settembre 2025 Schifani ha comunicato l’approvazione da parte della Giunta regionale del nuovo piano ospedaliero, assicurando che in esso era inserito l’ospedale di Siracusa come Dea di secondo livello. Sul nuovo piano il ministero della Salute ha fatto sapere di aver dato parere favorevole e di averlo trasmesso al ministero dell’Economia e Finanza per il pagamento dell’ultima tranche di finanziamento.
Da quel momento sulla vicenda è caduto il silenzio. Due le possibili spiegazioni: la più probabile è che si tratti di un “normale” ritardo della burocrazia ministeriale nell’accreditamento dei fondi; la seconda potrebbe far pensare ad un dubbio sulla regolarità della procedura seguita in relazione al quadro normativo vigente. Questa seconda spiegazione, se fondata, sarebbe un bel guaio per la realizzabilità dell’ospedale.
Per inquadrare correttamente il punto bisogna far riferimento all’allegato tre del decreto numero 22 del 2019 dell’ex assessore regionale alla Salute Ruggero Razza che disegnava la nuova rete ospedaliera della Sicilia, “adeguandola”, è scritto nel decreto, al DM 70 del 2015 (il famoso decreto Balduzzi) il quale classifica in tutto il territorio nazionale gli ospedali sulla base del numero degli abitanti e delle specialità sanitarie (le vecchie divisioni o reparti) di cui sono dotati.
Su questa base furono istituiti in Sicilia quattro “bacini d’utenza” divisi per territorio. Siracusa fa parte del bacino n.1 che comprende anche le province di Catania e Ragusa.
Poiché la somma delle popolazioni di tale bacino supera il milione e 800 mila abitanti, furono istituiti tre ospedali di secondo livello (uno per ogni 600 mila abitanti, secondo il DM Balduzzi), tutti e tre a Catania. Per istituire il quarto ospedale di secondo livello, quello di Siracusa, mancherebbero nel bacino, in base al decreto Balduzzi, 600mila abitanti.
Non è dato sapere se e in che modo la Regione, d’intesa con il Ministero della Salute, ha risolto nel piano di revisione sanitaria questo problema.

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