Il 30 gennaio, presso la CGIL, si è costituito il Comitato della società civile e delle organizzazioni per il NO al referendum sulla riforma della ‘giustizia’. La sala era piena e gli interventi, a partire da un veemente avvocato Umberto Di Giovanni, hanno approfondito i rischi insiti in una riforma che non riguarda la giustizia, bensì l’ordine giudiziario per asservirlo al potere politico.
Cruciale una considerazione: una cosa è parlare a un pubblico già convinto e informato, un’altra è raggiungere gli astensionisti, i disillusi, chi crede che “tanto non cambi nulla“. E sappiamo che a Siracusa sono ormai moltissimi coloro che non votano, ultimamente anche per le amministrative. Allora la sfida concreta è: come parliamo a loro? Alcuni di noi hanno fatto ultimamente sul campo varie esperienze di raccolta firme per referendum importanti (autonomia differenziata, riforma della legge elettorale). Abbiamo quindi recepito gli umori, le risposte anche negative di tanti siracusani, specialmente quelli ampiamente disincantati. Vediamo allora di trascrivere un vademecum.
Più che dare spazio ai tecnicismi, agli aspetti strettamente giuridici, occorrerà riflettere su come questa riforma inciderà sulla vita di ciascuno non solo quando, e se, ci si troverà in un’aula di tribunale ma quando si misureranno i veri effetti di una riforma che mira a scardinare la Costituzione.
Si potrebbe cominciare chiedendo: le è mai capitato di aver bisogno della giustizia? Di avere un problema col lavoro, con la casa, di subire una truffa? Da lì, spiegare che questa riforma, voluta da ‘questo’ governo, rende la giustizia più debole e più influenzabile dal potere politico. Il principio da difendere è semplice: in una democrazia, chi governa non deve anche controllare chi giudica.
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Il messaggio chiave da trasmettere sarebbe:
- L’astensione non è neutrale. In questo referendum di tipo confermativo, e che quindi non richiede un quorum di votanti, non votare avvantaggia chi vuole questa riforma il cui calcolo è proprio sull’astensionismo. Andare a votare NO è l’unica azione che li ferma. È un voto che conta il doppio.
- Non è un voto di partito. È un voto per un principio: difendere l’unica autorità davvero indipendente a cui potremmo rivolgerci tutti, soprattutto i più deboli. È dire: non ci fidiamo di dare ancora più potere a chi non l’ha usato per aiutarci.
- È un’azione di autodifesa concreta. Una giustizia più debole farà più fatica a combattere corruzione e sprechi (soldi che mancheranno a scuole, ospedali, servizi) e a proteggere i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Votare NO è come assicurarsi che l’ultimo avvocato indipendente, che non possiamo pagare, resti al suo posto.
Come rispondere ai luoghi comuni? “Tanto non cambia nulla, è tutto uguale“. Invece qui cambia e in peggio. Questa riforma modifica la Costituzione e sarebbe quasi impossibile tornare indietro. Se la politica mette le mani sulla giustizia, chi controllerà i potenti?
A chi dice: La politica mi ha deluso, non voto più. Si può rispondere: ma non ti chiedo di votare per un politico, bensì di usare il potere che ancora hai per dare fastidio a chi vuole ancora più potere. Scrivi NO per difenderti. Chi ancora: Non ho tempo, non mi riguarda: la vita è già dura. Dare più controllo sulla giustizia a chi comanda ci renderà ancora più deboli. Impiega dieci minuti domenica per scrivere NO è l’unico gesto semplice e potente per evitarlo. Quindi parlare di una giustizia come assicurazione per tutti. Pensa se un datore di lavoro non ti paga o ti licenzia ingiustamente, a chi ti rivolgi? Vorresti che quella sia l’unica autorità davvero indipendente o che sia influenzata dalla politica? Pensa alla Giustizia come l’ultimo Vigile Urbano Onesto: l’unico vigile dove tutti parcheggiano in doppia fila. Lui multa il ricco e il potente come tutti gli altri. Questa riforma è come se il sindaco togliesse a quel vigile il blocchetto delle multe per i ricchi. Chi fermerà i prepotenti? La Giustizia è come l’ultimo Presidio Contro lo Spreco: i soldi per l’asilo dei tuoi figli e nipoti, l’ambulanza, la manutenzione delle strade quando spariscono in corruzione, solo una magistratura indipendente può riprenderseli.
Certamente queste argomentazioni funzionano se pronunciate con empatia, da persona che condivide le stesse preoccupazioni. Bisogna partire dal riconoscere: hai ragione, la situazione è già difficile. E poi ribattere: senza una giustizia indipendente, saremo ancora più in difficoltà. L’unico modo per evitarlo è andare a scrivere NO.
Il voto al referendum non è un plebiscito per un governo o un partito. È un permesso che noi cittadini diamo o neghiamo per cambiare una regola fondamentale della democrazia. Scrivere NO è un atto di potere personale, l’ultimo controllo su chi comanda.

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