Ho seguito il dibattito svoltosi mercoledì scorso nel salone dell’istituto “Alessandro Rizza” – istituto “per ragionieri”, per dirlo con un termine in parte desueto, di fronte alle profonde innovazioni tecnico-formative e di nuove professionalità che hanno visto anche “il Rizza” protagonista di cambiamenti significativi.
Un dibattito molto animato, carico di incertezze e di passione politica, nel corso del quale il Presidente della Provincia regionale, Michelangelo Giansiracusa, ha spiegato le ragioni del suo provvedimento di “razionalizzazione” delle sedi scolastiche di Siracusa città, le cui ricadute “critiche” rischiano di investire essenzialmente, se non esclusivamente, il classico Istituto “Rizza”, il suo futuro e il suo destino. È un tema che è al centro della stampa, del dibattito pubblico cittadino e di aspre contese e notevoli polemiche già dal maggio scorso, a conferma delle contraddizioni aperte sulla scelta.
Pur comprendendo la necessità dell’Ente Provincia – segnato dai disastri di circa 12 anni di gestione commissariale – di procedere al risanamento delle passività finanziarie maturate e accresciutesi lungo questa stagione disastrosa, sta di fatto che l’accelerazione di scelte radicali e dirompenti di risparmio finanziario, tese a dismettere i costi dell’affitto di edifici privati, ancora oggi sedi scolastiche di competenza provinciale, rischia al contempo di alimentare contraddizioni, forti proteste tra le diverse parti interessate, e forse anche effetti non solo indesiderati, ma controproducenti, carichi di implicazioni ed anche controfinalità. Peraltro, mi chiedo come mai una progressiva iniziativa di “risanamento” dell’Ente non sia stato avviato, già 6 o 7 anni fa, dai Commissari succedutisi nei 12 anni. Un disastro della Regione Sicilia durata a lungo che forse poteva essere evitato.
Notevoli i rilievi critici che nel corso dell’assemblea pubblica sono stati espressi da molti interventi. Così come, la manifestazione promossa dagli studenti del “Rizza”, venerdì mattina ha evidenziato il clima di insofferenza avvertito da studenti, dal corpo insegnante dell’Istituto ed anche dal bravo Dirigente, Lino Aloscari.
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L’ipotesi del definitivo trasferimento dello storico Istituto “Rizza” – “armi e bagagli”, per ricorrere a questa espressione – nella sede dell’Insolera (questa è l’ipotesi del Presidente Giansiracusa) ha trovato la netta contrarietà dell’intero Istituto Rizza: dal Dirigente, ai Docenti e personale, agli studenti. Sia gli attuali studenti, come dei tantissimi dei decenni trascorsi che lì si sono formati, diventando dei seri professionisti, o dei moltissimi insegnanti che hanno educato e formato molte centinaia di studenti. Non mi soffermo sui pronunciamenti autorevoli a sostegno della stabilità della sede del “Rizza”, sin da quando la ferma decisione di Giansiracusa del trasferimento del Rizza nella sede dell’Insolera è diventata pubblica.
Di fronte a questo paventato trasferimento del Rizza nella sede dell’Istituto “Filadelfo Insolera”, di via Modica, nella zona alta di Siracusa, di là dai suoi effetti e “significati” perturbanti – l’epilogo definitivo del legame storico e originario tra il “Rizza” e la sua sede fondativa –, il rischio reale è quello di un progressivo ridimensionamento di iscrizioni di studenti all’Istituto storico della “Ragioneria” del “Rizza”. Questo è il rischio reale e incontrovertibile, con ripercussioni evidenti sul futuro dell’insieme della struttura professionale e formativa dell’Istituto.
Ѐ una conseguenza “logica” quella da noi qui indicata. Dal momento che nel corso dei suoi lunghi anni di presenza ed attività, l’Istituto “Insolera” ha visto sempre più diminuire le iscrizioni di studenti, è evidente che il trasferimento del “Rizza” in un’area e sede totalmente opposta della città – per le problematiche di una distante collocazione rispetto alla sua attuale sede originaria –, non potrà che determinare un’ulteriore diminuzione di iscrizioni, con conseguenze che attengono al futuro dello stesso “Rizza”, come al suo personale docente, tecnico e amministrativo. E tutto ciò andrebbe evitato. Non è qui in questione, o in gioco, il fatto o la pretesa secondo cui «è giusto e bello avere la scuola (superiore) sotto casa». Qui è in gioco il destino dello stesso “Istituto Rizza”. Di qui la necessità di trovare soluzioni diverse rispetto a quanto sinora immaginato.
Ѐ questo l’effetto preoccupante per il “Rizza”, sì da far maturare una riflessione ulteriore sulla pur necessaria politica di risparmio della Provincia, individuando o altri filoni e settori di sprechi dell’Ente, magari insieme a possibili altri trasferimenti meno impattanti e razionalmente delineati di Istituti scolastici in sedi più congeniali. Senza perdere di vista l’obiettivo di preminente interesse pubblico di porre fine via via a sprechi di risorse, pagando per lunghi decenni edifici privati, i cui proprietari si sono già da tempo, e lautamente, ripagati attraverso questa politica degli affitti: lascito di una Regione Sicilia malgovernata da decenni.

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