Con un Consiglio Comunale ‘sospeso’, in attesa di un decreto di scioglimento che però non è detto che arrivi, il rischio paventato dall’opposizione a Francofonte è che si vada verso il dissesto finanziario a causa di un’inadeguata pianificazione e gestione finanziaria e l’accumulo di debiti che si dice non siano soltanto gli ultimi accertati. In questa eventualità, sull’economia già precaria del Comune, per risanare il bilancio, si potrebbero innestare misure dolorose per i cittadini, quali un ulteriore aumento della pressione fiscale locale, la riduzione dei servizi essenziali, limiti stringenti sugli impegni di spesa, annullamento di investimenti attesi.
Anche l’aggiornamento del piano triennale delle opere pubbliche in discussione per il prossimo 17 dicembre rischia di essere bocciato.
Cos’è successo?
La longa manus del giudice dell’ottemperanza, nella persona del Segretario Generale del Comune di Siracusa Danila Costa, nominata Commissario Ad Acta, si è pesantemente (ma doverosamente) posata sull’Amministrazione comunale di Francofonte e ha imposto il pagamento di euro 952.531.153 a favore della Società Banca Sistema di Milano. Euro 597.972 a titolo di sorte capitale, 342.136 per interessi di mora, per spese legali 9.204,49 (giudizio monitorio) e 3.218,24 (liquidate sentenza TAR), più circa 4mila euro di compenso per il Commissario.
Non c’è dubbio che se, come scrive il sedicente Comitato cittadino spontaneo Francofonte2025, si fosse rispettata da subito la sentenza, non ci sarebbe stato bisogno del commissariamento e di conseguenza il debito sarebbe risultato la metà, debito per quanto ci risulta contratto per sostenere i costi dell’energia elettrica, risalente ad anni precedenti e già onorato solo per una prima tranche di 300mila euro.
L’Amministrazione di Francofonte ha prima ignorato il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale Civile di Siracusa del 3 gennaio 2024, poi la sentenza del 24 aprile scorso del TAR Catania per l’ottemperanza. Trascorsi quindi anche i sessanta giorni dalla comunicazione della decisione dei giudici amministrativi, è stato nominato il commissario ad acta con la facoltà, data dalle norme, di reperire le somme necessarie all’esecuzione del giudicato laddove possibile o anche tramite l’accensione di un mutuo (“l’esaurimento dei fondi di bilancio o la mancanza di disponibilità di cassa non costituiscono legittima causa di impedimento all’esecuzione del giudicato” è previsto).
Libera di muoversi tra i capitoli di bilancio già determinati quindi, la dottoressa Costa, escludendo quanto già destinato al pagamento delle retribuzioni del personale dipendente, delle rate di mutui e di prestiti obbligazionari scadenti nel semestre in corso e di quelle per l’espletamento dei servizi locali indispensabili.
Così, solo dopo tentennamenti e ritardi il Comune di Francofonte, il 24 novembre scorso, ha avanzato una proposta transattiva per il versamento di tre rate di circa 317mila euro ciascuna: la prima entro il 31 dicembre di quest’anno, le altre due entro la stessa data del 2026.
Una risposta comunque insufficiente per il Commissario che ha dovuto richiedere al ragioniere capo Mirko Caruso di “indicare i capitoli di spesa del bilancio 2025/2027, esercizio 2026, sui quali poter operare una variazione di bilancio entro il termine del 30 novembre dell’anno in corso al fine di riconoscere il debito fuori bilancio”.
Dove quindi trovare queste somme? Secondo l’ufficio di ragioneria l’importo per la prima rata sarebbe immediatamente disponibile tra i residui del bilancio 2025 (ma i consiglieri di opposizione ritengono che si tratti di risorse già destinate ad altro, già ‘spalmate’ su altri capitoli), mentre per le altre due si farebbe affidamento “sulla lotta all’evasione/elusione tributaria per l’anno 2020”. Gli avvisi di accertamento IMU-TARI-CUP consentirebbero di stimare un recupero di somme pari a 4.455.653 euro “di gran lunga superiore alle somme cui dare copertura finanziaria” evidenzia l’ufficio. Che poi il gettito risulterà di tale consistenza per gli anni successivi difficile dirlo.
Tuttavia, al momento, si è formalizzata la decisione di procedere alla variazione del bilancio di previsione 2025/2027, annualità 2025 (che era stato approvato dal Consiglio Comunale il 16 dicembre dell’altr’anno), incrementando il capitolo in entrata “Imposte e tasse evase per IMU/TASI” per 635.020 euro aumentando lo stanziamento di pari importo al capitolo “Spese per liti, arbitraggi e risarcimenti” e si è riconosciuto il debito fuori bilancio – legittimo in quanto derivante da una sentenza esecutiva – per le somme non coperte da impegno contabile.
Difficoltà finanziarie non indifferenti che per altro andrebbero considerate anche alla luce dei rilievi della Corte dei Conti che, nell’analisi del rendiconto 2022, ha individuato diverse criticità tali da poter “pregiudicare gli equilibri finanziari dell’ente”.
“La Sezione accerta la sussistenza di una gravissima situazione economico finanziaria derivante da una notevole sottostima del FCDE nonché la presenza di irregolarità contabili che, ove non vengano corrette, possono generare risultati di amministrazione non veritieri e non rispondenti alle disposizioni contabili vigenti, mettendo a rischio i già precari equilibri di bilancio.
L’ente deve pertanto provvedere a rimuovere le irregolarità accertate e procedere nella direzione di una rigida e severa politica economica di rientro del disavanzo al fine di porre rimedio alla tendenza negativa che potrebbe sfociare in una irrimediabile situazione di squilibrio non risolvibile tramite i rimedi giuscontabili, generando i presupposti per la dichiarazione di dissesto”.
In sintesi la Corte dei Conti, oltre alla sottostima del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (cioè le entrate di incerta riscossione come multe o oneri di urbanizzazione fortemente sottostimate di quasi euro 11.287.950 in quanto degli effettivi 22 milioni e mezzo erano stati messi in bilancio solo la metà), ha anche accertato il non corretto accantonamento del Fondo anticipazioni liquidità nel risultato di amministrazione per euro 379.715,16 (fondo con rimborso dilazionato che la Cassa Depositi e Prestiti concede agli enti locali in temporanea carenza di cassa per rispettare i tempi dei pagamenti dovuti, evitando ritardi e garantendo il funzionamento dei servizi essenziali); la non corretta determinazione della cassa vincolata e ancora la mancata istituzione del fondo perdite partecipate.
Irregolarità per le quali la Corte dei Conti ha chiesto al Comune di adottare e comunicare le indispensabili misure correttive entro 60 giorni dal deposito della deliberazione avvenuto il 6 dicembre 2024, ma decisa il 26 novembre. È ipotizzabile che la decisione ‘estrema’ dell’Amministrazione attiva di pignorare i conti correnti dei cittadini per tributi locali non versati (relativi agli anni precedenti al 2025 affidandosi alla società privata SOGERT, senza per altro il coinvolgimento del Consiglio Comunale), ormai possibile grazie al cosiddetto Decreto Semplificazioni del 2020, sia da iscriversi nel contesto della bufera che si sapeva sarebbe arrivata sebbene il sindaco Lentini non vi abbia fatto alcun cenno nella sua comunicazione diretta ai cittadini.

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