A Dora Coco, poetessa e organizzatrice culturale, collaboratrice di riviste e periodici, è stato meritoriamente intitolato il Premio nazionale di poesia “Città di Catania”, giunto alla III edizione.
Ma qui vogliamo occuparci della Dora Coco poetessa, leggendo in particolare la sua silloge “Nell’iride di Medusa” (Il Convivio Editore, collana di poesia Calliope curata da Giuseppe Manitta, autore egli stesso e saggista), edita nel 2020 e prefata da Rosalba Galvagno.

La punteggiatura è assente e lo spazio bianco, prevalente sulla pagina, fa affiorare come zattere di parole i versi della Coco, che giocano sul vago e l’indefinito – leopardianamente –, sui colori, sui suoni: “oro”, “argento”, “frastuono”, “stridono”…
Le metafore afferenti al campo semantico del volo sono numerose: ali “impazzite”, “colomba”, “spiumare”, “pigolio”, “nido”, a significare lo spirito e il suo desiderio di fuga, di cielo.
Nostalgia e malinconia sono i toni ricorrenti della raccolta, diremmo i Leitmotiv: “crisantemi di sabbia” sono le “occasioni perdute” anche se il de-siderio “consente/ che una parte/ di te/ non combatta/ invano”.
La natura è animata, panteisticamente si direbbe, vicende cosmiche si susseguono parallele a quelle dello spirito, ma forse c’è un “Dio/ dolente” che piange sulla sorte degli uomini oltre l’anarchia “di un disegno/ folle”.
Riscatto forse può venirci dalla poesia: “hai l’occasione/ di trasformarti/ in simbolo”.
La Medusa del titolo è lo specchio impietoso delle scelte, lo sguardo che ci impietra al cospetto dei nostri errori. Tralasciare lo “specchio/ divino” è colpa grave: shakespirianamente, saremo giudicati “misura per misura”, una volta terminata la corsa (San Paolo docet), una volta “completato/ l’Agone”.
Invitiamo i lettori a sfogliare anche le altre raccolte di Dora Coco: Inventati un sogno, Esita anche il vento, Lungo segrete Galassie, L’odore cupo delle viole, Fanfare e Maschere.

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