“In merito ai sospetti sollevati dal senatore Antonio Nicita sulla gestione del personale del Libero Consorzio e agli articoli pubblicati da La Civetta di Minerva, ritengo doveroso riportare il dibattito sul terreno del merito amministrativo, anziché su quello delle pretestuose insinuazioni politiche… Invito il senatore Nicita e la redazione de “La Civetta di Minerva” a un confronto pubblico aperto e trasparente sui temi del Libero Consorzio, basato su atti, dati e provvedimenti amministrativi, non su illazioni o sospetti. Un confronto che potrà essere anche moderato dai giornalisti della stessa testata, perché chi è trasparente non teme soggetti schierati”.
Il Presidente del Libero Consorzio Comunale Michelangelo Giansiracusa, a seguito – per quanto ci imputa – di un nostro articolo sulla nomina dei capi settore dell’Ente (le cui motivazioni sono tratte dalla sua stessa determina e da lui stesso ripetute nel comunicato diramato l’11 ottobre https://www.facebook.com/profile.php?id=100063621248860) ci invita, insieme al senatore Antonio Nicita, “a un confronto pubblico aperto e trasparente” quasi fossimo un interlocutore politico, o un organo di partito con cui dibattere.
Crediamo sia caduto in errore, in un fraintendimento: noi, come attestano in maniera inconfutabile i nostri articoli, non siamo mai stati voce di alcuno schieramento politico, orgogliosamente; non partecipiamo a giochi di potere e men che meno a ‘complotti’; abbiamo la fortuna di dover rispondere solo alla nostra coscienza. Da sempre, sulla scia dell’indimenticato direttore/maestro Franco Oddo, abbiamo sempre e solo raccontato quanto si poneva sotto i nostri occhi, cercando di distinguere i fatti dalle opinioni pur offrendo chiavi interpretative, come crediamo debba fare chi si occupa di comunicazione. Se poi dai nostri approfondimenti su delibere e determine sono emerse situazioni di interesse tali da indurre, per esempio, lo stesso senatore Nicita a presentare anche un’interrogazione parlamentare sul concorso per vigili urbani del Comune di Melilli, se si farà chiarezza per tutti, noi ne saremo senz’altro soddisfatti.
Potremmo, certo, moderare un dibattito su questa specifica questione che ha evidentemente acceso gli animi ma non siamo noi gli interlocutori, non possiamo essere parte in causa chiamata a dar conto della propria attività di informazione come se non fosse fondata su dati documentali bensì su supposizioni.
Condividiamo invece appieno l’altra osservazione – che vorrebbe essere offensiva – del presidente Giansiracusa (le cui doti di amministratore e attivismo apprezziamo, e abbiamo sempre apprezzato). Noi siamo davvero un soggetto schierato. Siamo schierati con la legalità e la difesa dei diritti ed è da sempre nostro obiettivo essere la voce di chi vive le ingiustizie e non può che subirle, di chi ci chiede di intervenire in sua vece per non rischiare in proprio evidentemente perché di noi hanno imparato a fidarsi, di chi non ha risposte dalle amministrazioni comunali neanche avvalendosi del normato diritto di accesso agli atti, di chi vede le proprie aspirazioni frustrate da scelte che nulla hanno a che vedere con merito e competenza.
Non sta a noi stabilire la correttezza degli atti amministrativi. Noi ne prendiamo atto e li rendiamo pubblici, liberandoli dai rumors e malumori che si confessano solo sui social spesso dietro l’anonimato, o che arrivano alla nostra redazione come richiesta di aiuto o lettere anonime, come quelle sui fatti di cui oggi si parla che abbiamo consegnato in Procura.
Da stampa libera, come riteniamo di essere e di aver sempre dimostrato attraverso i nostri articoli, noi poniamo domande, mandiamo pec o richieste di interviste che per lo più vengono ignorate o evitate, chiediamo quelle risposte che coloro che amministrano la res publica ritengono di non dover dare come se facessero parte di un mondo a sé, autoreferenziale, liberi di dare più o meno conto di quanto decidono per la loro intera comunità: per quelli che stanno dalla loro parte (cercando di ‘sostenerli’ con commenti inqualificabili … e per noi irrilevanti) come per quelli che non li hanno votati e devono semmai subire lo spoil system, familismo o amichettismo che dir si voglia.
Se quindi ci sarà questo confronto pubblico aperto e trasparente, certi che ce ne verrà data la possibilità, faremo domande, chiederemo che alle allusioni, agli ammiccamenti, ai sospetti, alle insinuazioni, al non detto (che non ci appartengono visto che ‘raccontiamo’ gli atti amministrativi e siamo, al più. vincolati da legittime ragioni di privacy) siano sostituiti nomi e circostanze cosicché tutti, ma proprio tutti, possano ben comprendere.

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