Stamattina, alle 8,30, nel degrado assoluto del cosiddetto Spazio Pop Up di via Luigi Foti alla Mazzarona, nell’assenza di qualsiasi intervento di pulizia e riordino dell’area, un camion con gru ha posato al suolo cinque panchine in pietra bianca (3 da un lato 2 dall’altro della strada pedonale la cui ‘nuova’ pavimentazione è già stata in parte colonizzata dalle erbacce) lasciando, queste, coperte con la plastica e a terra, rifiuti tra rifiuti, le strisce di chiusura in plastica azzurra. Incomprensibile la decisione di portare ora, in un ‘non luogo’ una parte di quegli arredi urbani previsti nel progetto a cui non si è mai provveduto: la rastrelliera per biciclette, tavoli oltre che panchine, cestini per i rifiuti. Una spesa di 23mila euro per attrezzare e rendere fruibile un’area a verde, con alberi di cui restano stecchi riarsi avvolti da una fitta vegetazione spontanea.
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‘Abbandonare’ lì le panchine, che presto qualche idiota penserà di ricoprire con scritte colorate inneggianti ai grandi amori o a perse ideologie, è la scelta più insensata che si potesse fare a meno di non credere, in questo modo, di rimediare in tutta fretta a un progetto lasciato a metà e costato quasi per intero: 100mila euro.
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Nel nostro articolo dello scorso marzo (che riproponiamo per la sua piena attualità https://www.lacivettapress.it/2025/03/03/mazzarona-spazio-pop-up-lavori-pagati-per-4-5-ma-ce-solo-vegetazione-spontanea/) abbiamo segnalato le tante anomalie di quella che avrebbe dovuto rappresentare una diversa attenzione dell’Amministrazione per un quartiere che negli ultimi mesi ha manifestato con determinazione la propria volontà di liberarsi dai pregiudizi che continuano a farne un rione ghetto a dispetto del gratuito e volontario impegno di chi vi risiede, di chi cerca di tenere pulita una pineta abitata da senza casa che continuano ad accumulare rifiuti di ogni genere e a renderla infrequentabile nell’indifferenza di coloro che dovrebbero farsi carico delle fragilità, di chi ha dovuto denunciare per giorni e giorni la presenza di un container/abitazione collocato lì per volontà di chissà chi prima che venisse rimosso.
Un progetto abortito lo Spazio Pop Up: lavori per la gran parte già pagati sebbene mai completati, la dichiarazione degli uffici di “regolarità dei lavori eseguiti, attraverso la verifica della relativa documentazione presentata” evidentemente senza alcun sopralluogo, l’iter procedurale durato quasi dieci anni con alla fine una procedura negoziata a invito, senza bando, a cui ha partecipato solo una ditta per la quale ci siamo chiesti se fosse stato rispettato il fondamentale criterio della rotazione degli inviti.
Un flop grave nell’amministrazione della città. E forse è di questo che ha preso atto la Procura.

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