IL PATTO LEONINO DEL PARTITO DEMOCRATICO

Nel comizio di chiusura della Festa dell’Unità, il segretario provinciale del Pd, Piergiorgio Gerratana, si è scagliato contro il deputato del proprio partito, Tiziano Spada, e gli ha recapitato un messaggio più o meno di questo tenore: ti avverto che se continui così sei fuori dal partito e rischi di non essere ricandidato. Spada non gli aveva in precedenza risparmiato aspre critiche, lamentando tra l’altro di non essere stato invitato alla Festa dell’Unità. “Menti sapendo di mentire” gli ha replicato Gerratana. Insomma, da una parte e dall’altra è stata gettata benzina sul fuoco delle polemiche, giusto per aumentare i decibel della fibrillazione interna. Mi guardo bene dal distribuire torti e ragioni e mi limito ad osservare che il rapporto con Tiziano Spada non può essere basato sulla (risibile) minaccia di espulsione. Aggiungo che i recenti interventi di qualche dirigente del Pd, se collocati sullo sfondo delle prossime elezioni regionali, accrescono l’impressione che Spada sia stato messo nel mirino di una parte trasversale del Pd per escluderlo dalle liste alle Regionali. Al tempo del Pci c’era la via italiana al socialismo, ora c’è la via disciplinare all’Ars.

Nel Pd gli equilibri sono precari. La maggioranza di circa l’80 per cento che aveva eletto Piergiorgio Gerratana al congresso è un lontano ricordo. Un pezzo di quella maggioranza è ora su posizioni critiche nei suoi confronti come lo è la minoranza riformista di Tiziano Spada. In questo quadro, tenere la barra dritta del partito è un compito arduo e c’è il rischio di navigare in acque agitate e con la nebbia. Sembra che quella che un tempo si chiamava la “nomenklatura” stia cercando di ricomporre la vecchia aggregazione che grosso modo fa riferimento a Elly Schlein, lasciando all’opposizione l’area di Tiziano Spada, che non cerca di meglio. A tale proposito, sarà indicativo il modo con cui sarà scelto il segretario/a del Pd cittadino.

Ho votato convintamente, anche per affetto personale, per Gerratana segretario, ma mi sarei aspettato che con la sua direzione il Pd avrebbe espresso un maggiore impegno su determinati temi. Penso alla politica delle alleanze, a come intervenire sui problemi del territorio, al modo di affrontare i rapporti maggioranza/minoranza, a come mettere il partito in sintonia con l’opinione pubblica sulle questioni più sensibili, al rapporto con i problemi dell’area industriale e con i lavoratori, alle politiche culturali. Così non è stato, almeno fino ad ora. Sarebbe ingeneroso imputare a Piergiorgio i limiti politici e organizzativi del Pd che si trascinano da parecchi anni e preesistono alla sua elezione. Resta comunque il fatto che ora è lui il segretario e che di questi temi negli organismi del partito, soprattutto in direzione, non se ne discuta. Il profilo politico del Pd siracusano non può essere definito da sporadiche prese di posizione su questa o quella questione.

La vicenda dell’elezione del segretario del Pd in città è lo specchio fedele delle divisioni interne. Tutti hanno capito cosa c’è dietro quel “parere” di Nico Stumpo che ha annullato l’esito del voto perché favorevole ad Alessandro Dierna e ha lasciato senza guida il partito a Siracusa. In quell’occasione sono state ignorate le regole democratiche e le modalità di voto che erano state precedentemente condivise all’unanimità. Una brutta pagina.

Mi sarei aspettato da Gerratana un’iniziativa chiara per uscire dalle secche della contrapposizione, riconoscendo la legittimità dell’elezione di Dierna, anziché indugiare nella ricerca di un terzo nome che dovrebbe spuntare dai conciliaboli dei capicorrente, con l’eccezione di Spada.

Mi sarei infine aspettato dal segretario un rapporto di dialogo, di simpatia, se posso dire, nei confronti dei Giovani democratici. La loro autonomia (e la loro schiettezza) non deve essere considerata un fastidio, ma una ricchezza.

Tornando alla vicenda dell’elezione del segretario cittadino, mi viene il dubbio che la maggioranza di cui Gerratana è espressione ritenga di essere il partito, non una sua parte, e che pertanto si senta legittimata a comportarsi secondo la logica del patto leonino. Ma in un partito strutturato in correnti, le maggioranze, specie quelle composite, spesso vanno a cavallo e ritornano a piedi.

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