Il rapporto di Augusta con il mare è quantomeno complicato, anche quando si cerca di realizzare dei progetti di riqualificazione che potrebbero riallacciare un legame antico, ma ormai interrotto da decenni, tra i cittadini e il loro elemento naturale.
Proprio in queste settimane, gli augustani scrutano con curiosità oltre quella cortina arancione che circonda il cantiere delle opere di consolidamento e riqualificazione che riguardano il lungomare Paradiso e ne rimangono sconcertati.
Tutte le aspettative, i sogni, le speranze di poter immaginare un futuro diverso per il proprio quartiere e per la città, sembrano vanificate sotto la pesante coltre di rocce del muraglione in via di edificazione che, secondo i progettisti, dovrebbe definire la vista del mare degli augustani, un ostacolo oltre il quale è difficile lanciare il proprio sguardo.
“Quando hanno iniziato i lavori riguardanti il nuovo progetto da 5 milioni di euro – commenta Federico Cannavà, professionista e commerciante cittadino, residente nei pressi del lungomare – eravamo tutti contenti, immaginavamo l’ampliamento della strada, la realizzazione di una pista ciclabile, un belvedere, una riqualificazione che rendesse quella zona simile al litorale del Granatello. Invece, hanno realizzato un muraglione che, da un punto vista tecnico potrebbe anche resistere ad uno tsunami, ma che da un punto di vista estetico è davvero brutto.
Chi esce di casa la mattina trova la vista del mare sbarrata da un muro e, se l’opera continuasse allo steso modo lungo tutto il tracciato, sarebbe una vera e propria devastazione.
Purtroppo, abbiamo solo sognato una riqualificazione con la realizzazione di un vero e proprio lungomare, anche perché il progetto abbiamo potuto solo immaginarlo e non siamo riusciti a trovare mai nulla, né un disegno né un rendering che illustrasse in maniera precisa le opere da realizzare.
La nostra arrabbiatura nasce dal fatto che nel 2025, quando dovremmo votarci al turismo, si realizza una struttura simile proprio davanti al mare, forse tecnicamente perfetta, ma esteticamente di pessimo impatto.
Ci chiediamo se il progetto si potesse realizzare diversamente con frangiflutti distanti dalla costa o ampliando verso il mare la sede stradale e allontanando la linea di costa.
In questo modo, è persino impossibile passeggiare vicino al mare, o avviare attività commerciali e turistiche”.
Lo spunto proposto da Federico Cannavà pone un tema fondamentale, quello del coinvolgimento attivo della cittadinanza, in qualità di portatore di interesse, nelle politiche pubbliche attuate dai decisori. Qualunque manuale di Analisi delle politiche pubbliche pone come necessario se non essenziale tale dialogo. Evidentemente, però, tali pubblicazioni non sono nella disponibilità dei decisori politici che hanno deciso di realizzarlo.
![]()
Si leva molto forte in città anche l’indignazione di Alessio Sanseverino, imprenditore e frequentatore degli spazi prossimi al lungomare Paradiso di Augusta, che ha affidato ad un sentito post su facebook il proprio pensiero.
“Il mio post è nato dallo sconcerto di vedere un nuovo scempio aggiungersi ai danni che ci sono da sempre lungo la costa di Augusta – spiega Alessio Sanseverino – e alle ferite che colpiscono la spiaggetta del paradiso attraversata da tre scarichi fognari.
Ho visto quel tratto finale del lungomare e ho avuto l’impressione di trovarmi all’Asinara, in un carcere di massima sicurezza. A pochi centimetri dal mare, la vista è sbarrata da una massicciata alta almeno due metri, per cui passeggiando o passando con la macchina il mare non si vede più.
Si tratta sicuramente di una misura di protezione della strada e dei palazzi più vicini, tuttavia non è detto sia la soluzione più efficace visto che i massi sistemati in precedenza sono stati letteralmente spostati dal mare in tempesta. La forza del mare a volte è tale da lanciare i massi sulla sede stradale. La cosa veramente triste è l’eliminazione della possibilità di vedere il mare, trasformando il lungomare in un “lungopietre”. Ad Augusta manca una visione che leghi la città al territorio naturale o a quel poco che è rimasto. In quella zona, tra l’altro, dove si trovavano anni fa i lidi militari, vi è anche uno spazio verde libero che arriva fino al mare, di proprietà della Marina ma chiuso a sua volta da un muro.
Si sarebbe dovuto realizzare un sistema di frangiflutti lontano dalla costa, in modo da consentire la fruizione della zona una volta che il mare sarà depurato.
In questo momento, a parte la spiaggia delle grazie e quella del paradiso, una volta depurate le acque reflue, non ci saranno altri spazi per poter accedere al mare. Prima di questo intervento almeno il mare si poteva vedere anche se non era fruibile. È davvero triste vivere vicino al mare e non vederlo.
Il progetto ha un impatto ambientale e sociale talmente alto da dovere essere necessariamente condiviso con la cittadinanza prima della sua realizzazione, purtroppo così non è stato.
Oggi il mare di Augusta è del tutto negato, sulla riva di levante si potrebbe ancora accedere al mare ma questo progetto riduce gli spazi disponibili.
Le scelte fatte in passato in materia ambientale sono state scellerate. Adesso viene inibita anche la semplice visione del mare. Stiamo subendo una scelta della quale non conosciamo le ragioni, questa sembra essere la soluzione peggiore in assoluto”.
Per quanto paradossale, il progetto riguardante il consolidamento e la riqualificazione della costa di levante di Augusta è stato recentemente presentato a Ferrara nel corso del prestigioso evento denominato “Remtech Expo”, che ha visto la partecipazione della progettista, Gilda Rita Lifrieri e del proprio staff. Agli augustani, invece, si continua a negare il diritto di conoscere cosa ne sarà del proprio futuro e delle proprie legittime speranze.

Commenti recenti