12 AGOSTO 2024, davanti ai cancelli dell’IAS si svolge un’assemblea di lavoratori e sindacati per discutere del futuro del depuratore. C’è preoccupazione, incredulità, rabbia: l’indagine dei magistrati per disastro ambientale, il sequestro giudiziario del depuratore, l’annunciato blocco dei conferimenti dei reflui industriali, il rischio di chiusura dello stabilimento e la perdita di posti di lavoro ne sono la causa. I dipendenti IAS non si danno pace e ricordano che quando l’impianto è entrato in esercizio, era il 1983, la spiaggia di Marina di Melilli era un deserto a causa dell’inquinamento marino. Oggi, dicono, mentre noi siamo qui a parlare del nostro futuro, i lidi di Marina di Melilli sono affollati di bagnanti e l’acqua è cristallina, grazie all’attività di depurazione dell’impianto.
IL FUTURO DEL DEPURATORE? I SINDACATI SI CONTRADDICONO, LA POLITICA TACE
I rappresentanti sindacali difendono con determinazione “la storia dell’IAS che – dice Andrea Bottaro dell’Uil – non può essere cancellata con un colpo di spugna”.
“Siamo qui – aggiunge Fiorenzo Amato della Cgil – a difesa dell’impianto e dei posti di lavoro”. Sulla stessa linea Alessandro Tripoli, in rappresentanza della Cisl: “Per noi – dice- Ias è sinonimo di garanzia per tutti reflui che dalla zona industriale confluiscono nell’impianto di depurazione”. E’ un’affermazione importante perché, pur nel rispetto dell’indagine della magistratura, tende ad escludere che l’attività depurativa dell’Ias abbia ammorbato l’ambiente marino. Altrettanto importante per ciò che diremo più avanti è quello che dice Tripoli sull’iniziativa dei grandi utenti industriali di installare propri depuratori: “Non è accettabile che si possano autorizzare altri scarichi”. Annuncia battaglia Andrea Bottaro:”Siamo pronti a tutto – promette – per difendere l’ Ias. Questo impianto è la garanzia che questa zona industriale è compatibile con l’ambiente. Sbaglia chi dice che esso potrà andare avanti con i reflui civili”.
MA LA REGIONE SICILIANA GIA’ A GIUGNO DEL 2024 AVEVA DECISO DI DESTINARE IL DEPURATORE A USI CIVILI
Se parliamo a distanza di oltre un anno di quell’ assemblea è perché solo nei giorni scorsi ne siamo venuti a conoscenza attraverso un video che ci è stato segnalato, ma soprattutto perché ci ha colpito una circostanza temporale. L’assemblea, come detto, è del 12 agosto, ma 46 giorni prima, esattamente il 27 giugno del 2024, a Palermo, alla presidenza della Regione, il destino del depuratore Ias era già stato deciso in senso opposto a quanto giustamente rivendicato dai lavoratori e dai sindacati. A dare notizia del colpo di mano è il portale istituzionale della Regione Siciliana il quale riferisce di tre incontri (prima il tavolo interistituzionale, poi i sindaci del comprensorio industriale e infine i grandi utenti industriali) al termine dei quali, prendendo atto che alcune industrie intendono avvalersi di propri depuratori distaccandosi dalI’IAS viene deciso di utilizzare il depuratore consortile solo per i reflui civili. Poiché nell’assemblea del 12 agosto, stando al video, la Regione non è stata mai chiamata in causa, se ne deve dedurre che né i lavoratori né i sindacati erano a conoscenza di quanto deciso un mese e mezzo prima a Palazzo d’ Orleans. Lo sapevano invece i sindaci dell’area industriale (Siracusa, Priolo, Melilli e Augusta) i quali, è da presumere, hanno dato il proprio assenso all’abbandono del depuratore Ias per i reflui industriali.
L’INIZIO DELLA FINE DELLA STORIA DELL’ IAS.
E ora che si fa? Se per i sindacati la linea sull’Ias è quella enunciata il 12 agosto dello scorso anno, non si può far finta che il “golpe” della Regione non ci sia stato, tanto più se si considera che la proposta di utilizzare il depuratore per il trattamento dei soli reflui civili, secondo i tecnici dell’impianto, non sta in piedi.
Parliamo di “golpe” perché la decisione del governo regionale del 27 giugno 2024 determina un radicale cambio di strategia della depurazione, che implica la sottrazione di questo compito all’Ias, che l’ha svolto per quarant’anni, e il via libera alle stesse industrie che producono i reflui. Ma c’è di più: il 26 febbraio del 2024 il presidente Schifani nella sede della Prefettura di Siracusa aveva insediato un “tavolo tecnico” per “l’attuazione degli interventi di adeguamento e potenziamento del depuratore Ias” per i reflui industriali, salvo poi fare, quattro mesi dopo, una clamorosa retromarcia, sancendo l’inizio della fine della storia dell’Ias.
I SINDACATI DICONO E SI CONTRADDICONO MENTRE LA POLITICA TACE.
Come reagisce il sindacato dopo quello che si è impegnato a fare nell’assemblea del 12 agosto? A novembre 2024 la Cisl, per bocca di Tripoli, nell’incontro romano convocato dal ministro Urso, dichiara che “il depuratore Ias necessita di una soluzione ponte che consenta ai grandi stabilimenti di continuare a operare fino al completamento dei loro impianti di depurazione”. Come dire che entro il 2026 l’impianto consortile biologico deve togliere il disturbo per far posto ai depuratori dei grandi utenti industriali.
Anche il segretario dell’ Uil, Bottaro, ha qualche ripensamento rispetto a quando riteneva insostituibile la depurazione dei reflui industriali da parte dell’ Ias, mentre la Cgil non si pronuncia (forse Roberto Alosi, o per lui il neo segretario Franco Nardi, chiarirà se si tratta di silenzio assenso o di silenzio dissenso). Nel frattempo, a luglio scorso, la Cisl regionale ha chiesto al governo regionale “la convocazione nel più breve tempo possibile di tutte le parti coinvolte, a partire dai sindacati, perché si delinei con precisione (sic, ndr) il percorso attuale e quello futuro del depuratore Ias”. Il percorso futuro, cara Cisl, è già stato deciso, nel silenzio generale.
Tace la politica, tacciono i sindaci, tacciono i parlamentari. E non è un silenzio d’oro.

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