Ascensore Villetta Aretusa. Il monito del Consiglio Internazionale Unesco. C’è la valutazione d’impatto?

Arriva dal Comitato Nazionale Italiano del Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS) l’invito alle “autorità responsabili”, comunicato anche alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, di “assicurare un riesame attento e condiviso del progetto, orientato alla massima tutela del sito e dei suoi valori universali eccezionali”.

La segnalazione dell’avv. Corrado Giuliano per il Comitato Parchi relativa all’intervento previsto presso la Villetta Aretusa – l’ascensore che dovrebbe collegare i due livelli stradali di Passeggio Adorno e l’area sottostante – non è stata ignorata dal presidente professore Maurizio Di Stefano che, pur precisando come l’Icomos Italia non abbia la possibilità di intervenire nel merito della legittimità delle procedure amministrative o urbanistiche “in quanto organismo tecnico-consultivo”, ribadisce la propria attenzione e vigilanza a garanzia che “ogni trasformazione avvenga nel rispetto dell’integrità culturale, paesaggistica e simbolica dei luoghi”.

Ogni intervento significativo su siti iscritti o inclusi in buffer zone del Patrimonio Mondiale” deve essere infatti “pienamente conforme: agli strumenti di tutela urbanistica vigenti (come il Piano Particolareggiato di Ortigia), alle raccomandazioni della Convenzione UNESCO del 1972 e delle relative Operational Guidelines, e alle buone prassi internazionali, in particolare quelle che prevedono la preventiva valutazione dell’impatto sul patrimonio (Heritage Impact Assessment) e il coinvolgimento attivo delle comunità locali nei processi decisionali”.

L’invito del 6 agosto scorso suona come un monito per una scelta dell’Amministrazione comunale che non appare sostenuta da nessuno dei criteri, o meglio dei principi, cui la città di Siracusa ha l’obbligo di attenersi per non rischiare di dare un ulteriore colpo alla permanenza di Ortigia nella World Heritage List Unesco. Troppi gli interventi e le scelte che stanno snaturando il centro storico, privandolo della sua specifica identità valoriale, e segnaliamo che l’ICOMOS, in quanto organo consultivo del Comitato del Patrimonio Mondiale per l’attuazione della Convenzione Unesco, ha il compito specifico di rivedere le nomination e garantire lo stato di conservazione dei beni. Si dimentica, forse, che il riconoscimento Unesco non è una medaglietta da esibire nelle occasioni di rito ma una seria assunzione di responsabilità.

E se il centro storico è patrimonio non della Giunta Italia, non della sola Siracusa bensì mondiale, i cittadini tutti, tenuti regolarmente fuori e distanti da qualsiasi processo decisionale dell’Amministrazione in carica (né più né meno rispetto a quando si lamentava l’assenza del consiglio comunale, organo di controllo e indirizzo dell’azione amministrativa, oggi ridotto ad orpello inutile nonostante gli sforzi della sparuta, eppur attenta, opposizione) hanno il DIRITTO di conoscere tutti gli atti che sottendono ai lavori di presunta riqualificazione di villetta Aretusa come recentemente fatto presente insieme ad altri dal Comitato Ortigia Resistente.

Se l’Amministrazione ha agito nella piena legalità, faccia conoscere gli esiti della preventiva valutazione di impatto, strumento fondamentale, e obbligatorio se si intende davvero garantire la conservazione dell’integrità e dell’autenticità di questo sito “riducendo o prevenendo potenziali conseguenze negative“. In quest’ottica, lo stesso presidente Di Stefano ha dato la disponibilità “ove richiesto dalle Istituzioni competenti, a offrire contributi tecnici attraverso i propri esperti e Comitati Scientifici”, al fine di garantire il principio citato del rispetto dell’integrità culturale, paesaggistica e simbolica dei luoghi.

Se una tale collaborazione si istituisse, siamo certi che l’idea dell’ascensore più inutile del mondo (non deputato a far parte di alcun patrimonio da consegnare alle future generazioni!) non verrebbe condivisa. Non c’è una sola motivazione sensata che ne possa giustificare la realizzazione se non l’aspetto ‘scenografico’ e l’utilizzo, comunque, di pubbliche risorse.

Nella relazione tecnica che accompagna il progetto – una passerella che eviti il passaggio dei pedoni su strada carrabile (l’unica opera realmente utile), una scala che colleghi alla piazzetta Aretusa dal Passeggio Adorno (che ci potrebbe anche stare), due torri: una sul lato nord per l’ascensore e l’altra sul lato sud non per uno ma per due info point (!), uno posto al livello della passerella e l’altro in basso (inutili e di evidente impatto visivo, autentici detrattori) – le motivazioni che dovrebbero convincere della bontà e utilità dell’opera fanno sorridere. Come il Ponte sullo Stretto è propedeutico all’ammodernamento delle infrastrutture stradali e ferroviarie della Sicilia in pessime condizioni, così “oltre al tema dell’accessibilità dell’area” questo progetto offrirà “la possibilità di sviluppare contestualmente altre tematiche riguardanti i servizi, particolarmente carenti in questa zona. In particolare ci si riferisce alla possibilità di riattivare servizi oramai in disuso quali l’aquarium e i bagni pubblici che potrebbero diventare parte integrante del nuovo assetto funzionale, oltre che ampliare le possibilità di accesso alle numerose attività di ristorazione presenti lungo il Foro Vittorio Emanuele II”.

Altrimenti i bagni resteranno così come sono stati ultimamente immortalati nei video sui social? E l’aquarium, per il quale già qualcuno prevede un “cambio di destinazione d’uso” per attività di ristorazione?

E si scopre anche che in questo progetto che “funge da elemento catalizzatore e da volano per lo sviluppo di servizi turistici”, la ‘valenza’ dei due info point “con la dotazione di piccoli spazi per la gestione della stessa – passerella, ndr – (controllo degli accessi all’ascensore, centro informazioni, sorveglianza ambientale, ecc.)” è proprio nell’immaginarli quali “presidio di sorveglianza e sicurezza” grazie alla “presenza continuativa di addetti alla gestione, che garantirebbe la vigilanza costante di tutta l’area pubblica”. Con quale personale? Con quello di chi si aggiudicherà il bando per la gestione degli info point?

Non vediamo nessun valore aggiunto in questo progetto bensì la certezza di futuri costi di manutenzione, lasciati come damnosa hereditas alle amministrazioni che verranno, per cui andrebbe da subito coinvolta la Corte dei Conti (art. 103 della Costituzione).

Da leggere

DDL Antisemitismo, Siracusa in piazza

Ieri sera, 8 settembre, Siracusa è scesa in Piazza Archimede per un presidio cittadino contro …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti