Sortino. L’agonia del sagrato della chiesa madre: il grido di allarme dei cittadini

“Un’opera d’arte di grande valore artistico da restaurare il più presto possibile”.

A lanciare il grido di allarme è l’ex presidente della proloco di Sortino Gino Magnano insieme a un comitato di cittadini.

Da più di 20 anni lanciamo appelli per recuperare questa bellissima piazza in degrado totale – ci scrive Magnano -. Due anni fa e stato realizzato un progetto dalla Soprintendenza di Siracusa per un importo di 550mila euro ma non se n’è saputo più nulla. Chiediamo un intervento dei deputati regionali Carlo Auteri e Giuseppe Carta affinché si attivino presso l’assessore regionale alle infrastrutture. Non possiamo attendere ancora altro tempo con il rischio che si rovini irrimediabilmente e con il rischio che la somma non sia sufficiente per il restauro. Invitiamo il sindaco Parlato ad attivarsi in merito, convocare una conferenza stampa ed invitare i due deputati regionali siracusani, l’assessore regionale alle infrastrutture e l’assessore ai beni culturali per cercare di trovare una soluzione immediata per questa bellissima piazza ormai ridotta malissimo”.

Iniziato nel 1774, su progetto dell’architetto Michelangelo Alessio (così come la chiesa dedicata a San Giovanni Evangelista), il sagrato (spazio consacrato) venne terminato 10 anni dopo. Un complesso mosaico di simboli religiosi e tradizione locale perché ricorda i disegni tipici delle coperte, fatte a mano dalle donne di Sortino (“vancali”), che un tempo si mettevano ai piedi del letto. Metaforicamente una sacra coperta ai piedi della Chiesa Madre, luogo di raduno e di preghiera.

Al posto del cotone i ciottoli di vario colore, forma e dimensione, disposti geometricamente: triangoli che secondo alcuni rappresentano la trinità, disegni a forma di x forse a simboleggiare il nome di Cristo, calici sormontati da forme circolari, losanghe, linee zig zag, rombi; altri vi identificano simboli  apotropaici o di fertilità, tributi al culto preistorico della Dea Madre, divinità generatrice venerata nell’intero bacino del Mediterraneo, quando il matriarcato non era ancora stato surclassato dal patriarcato portato dagli Indoeuropei.

Davanti alla chiesa, negli scalini d’entrata, fiori a quattro punte (simbolo di purezza) che servivano ad allontanare gli spiriti malvagi e davanti all’ingresso una grande stella a otto punte con due corone ai lati disposte come raggi solari.

Ma il tempo, e l’irresponsabile incuria degli uomini, incuranti di passato e tradizione, stanno distruggendo un’opera mirabile e i disegni si scompongono, scompaiono, perdono le proprie fattezze mentre vegetazione e terra prendono il sopravvento.

Un allarme quindi da condividere senz’altro quello di Gino Magnano e del comitato, semmai richiamando ai doveri di conservazione di un patrimonio culturale universale tutti, al di là degli schieramenti, o delle amicizie politiche, perché tutta la deputazione regionale e nazionale dovrebbe impegnarsi per salvaguardare questo eccezionale bene comune.

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