Cosa cambia nella qualità della vita a Siracusa? Poche luci e tante ombre

Anche nell’ultima graduatoria del 2024 sulla qualità della vita stilata dal Sole 24ore riguardante le 107 province italiane, la nostra provincia persiste nel rimanere fra le ultime. Nel 2011 era posta in 81° posizione, poi è scesa sempre più fino a raggiungere e rimanere stabile alla 104° posizione. Sappiamo che l’indagine è basata su criteri obiettivi del Sole 24ore ed è lo specchio fedele del benessere/disagio materiale, immateriale e di salute mentale dei cittadini. È chiaro che la graduatoria non riguarda solo la città capoluogo bensì l’intera provincia, ma è da considerare che il capoluogo pesa abbastanza dato che contiene 115.600 abitanti su 383.320 dell’intera provincia (oltre il 30% – Istat dic. 24). Le statistiche descrittive se studiate a fondo rivelano tanto. Ecco il quadro riassuntivo delle provincie siciliane cosa evidenzia.

ProvinciaVariazioni 2024/2025Posizioni su 107 provincie
Palermo -5100°
Catania+9  83°
Messina -2  91°
Siracusa—-104°
Ragusa+5  81°
Agrigento -2  96°
Enna -7  97°
Caltanissetta+8  98°
Trapani+14  85°

Si conoscono i problemi che attanagliano le grandi città siciliane, ma anche queste o mantengono una posizione superiore a Siracusa o aumentano nelle variazioni.

Già il consumo di farmaci antidepressivi (dati 2023) al 12° posto mostra la situazione della salute mentale (Milano grande metropoli al 12° posto nella classifica generale è in 41° posizione). Inoltre l’indice esclude gli antipsicotici il cui consumo è aumentato dal 2014 al 2021 del 20% ovunque. Anche il dato sulle persone sole: 26° posto (34,6%) insieme al 102° posto della provincia per posti letto nelle Rsa (ogni 1.000 abitanti over 65 anni) pongono la speranza di vita degli over 65 alla 105° posizione (Istat 2023). È un quadro che parla da solo.

Un argomento da rivedere è quello sull’incremento turistico. Infatti andando a una comparazione fra i dati delle altre provincie siciliane l’indicatore sulle presenze turistiche (var. % annua da elaborazione dati Istat, 2023 rispetto al 2022) fa ritrovare Siracusa al 65° posto, superata da Palermo (62°) Trapani (54°) e Ragusa (45°).

Osservando il versante socioeconomico i dati svelano ciò che è evidente a tutti: una bassa retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti (elab. dati Inps del 2022) che pone al 74° posto la provincia con una media di 17.598 euro (la media italiana è di 20.328 euro) e un indicatore Isee (famiglie con Isee < 7mila euro – in % sul totale dei nuclei con Isee – elab. su dati Inps, 2023) che pone al 99° posto la provincia. È la denuncia di una realtà povera. Ma allora perché l’inflazione sui beni alimentari è lo stesso alta? Tutto ciò lascia pensare che è meglio fare la spesa possibilmente non ai supermarket: dall’ortolano e nelle botteghe, macellerie, pescherie si è più sicuri per la qualità, e sul prezzo si può contrattare. È anche da considerare che spendere nei supermercati significa tanto denaro portato via ogni giorno dalla provincia, deposto in grandi banche che fanno affari anche con le fabbriche d’armi. Infine queste grandi distribuzioni organizzate non investono quasi nulla in provincia per far girare l’economia locale dando poco e sudato lavoro e rischiando il minimo per i vari franchising esistenti.

Una parte del dossier espone indici statistici attinenti ai giovani. Il relativo indice generale pone la provincia all’88° posto. Infatti un fattore positivo è che la provincia è al 21° posto per Nuzialità (rapporto tra il numero di matrimoni celebrati nell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente ogni 1.000 nel 2023), invece in negativo abbiamo tutta una serie importante di indicatori. C’è la disoccupazione giovanile (30,5%), l’indicatore sulla: trasformazione a tempo indeterminato di quelli indeterminati che si trova (93° posto) e gli indici relativi ai settori culturali e sportivi (concerti, aree sportive, ecc.) tutti intorno alla 100° posizione. Anche l’indice di lettura, 96° posizione (diffusione media di quotidiani, mensili e settimanali – copie ogni 100 abitanti dato da Ads/Istat, 2023) è fra i più bassi della regione. Da precisare che è un indicatore sempre basso da decine e decine di anni. Un altro elemento preoccupante è l’uscita precoce dal sistema d’istruzione e formativo (analfabeti, senza titolo di studio, con licenza elementare o media. in % 25-49 anni – Istat, 2022) che pone la provincia al 92° posto. È una strada di un ritorno all’analfabetismo.

Anche sull’efficienza della rete di distribuzione acque (100° posto) c’è da osservare che la provincia sta al di sotto di tutte le altre siciliane (Me: 92; Rg: 74; Ct: 60. . .). Altre negatività rispetto al resto della Sicilia sono la partecipazione elettorale (102° posizione) e l’illuminazione pubblica 82° posizione (punti luce a led, in % sul totale nel comune capoluogo – Istat, 2021).

Sul versante economico continua a rimanere alto (3° posizione) l’indice di “quota export sul Pil” (è il rapporto in % fra esportazioni di beni verso l’estero e valore aggiunto). Ciò significa che la provincia esporta quasi tutto (prodotti petroliferi, agricoli, ecc.) a basso valore aggiunto lasciando sul territorio meno denaro e più inquinamento. Il report dà notizia anche dell’indice Istat sul tasso d’occupazione (% età 20-64 anni dati 2023) che pone la provincia al 100° posto, cioè il 47,7% della popolazione attiva lavora. Ciò denota lavoro nero data la massa monetaria maggiore in circolazione ma anche il gran numero di cassa integrati: l’indice sul numero di ore della cassa integrazione guadagni si trova in 9° posizione nazionale.

Dati interessanti si ricavano dalle pensioni. L’Inps dichiara che nel 2023 al settore privato per le pensioni di vecchiaia che rappresentano il 38,49% ha emesso un importo medio mensile di 1.342 euro, al rimanente (ben 61,51%) l’importo variava da 720 a 484 euro. Invece in quello pubblico il 67.82% otteneva un importo medio mensile di 2.254 euro, ma anche la rimanente percentuale (pensioni invalidità) erano con importi elevati (superiori a 1.000 euro). Ciò dà l’evidenza che dopo le riforme pensionistiche il settore privato compresi gli ex dipendenti da imprese petrolchimiche (turnisti, lavori usuranti) sono scesi non tanto coperti dall’inflazione e con l’applicazione dell’ultima riforma le nuove pensioni caleranno di parecchio. L’Inps fa osservare che la percentuale di pensionati sulla popolazione provinciale è giunta al 36,34% (popolazione superiore ai 18 anni).

Per gli indicatori ambientali è da sottolineare il rischio frana (popolazione in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata – Ispra, 2021) che pone la provincia al 26° posto. Un fattore positivo emerge dall’indice Densità di tutti gli impianti fotovoltaici (numero per 10 Kmq nel Comune capoluogo – Tagliacarne, 2022) dove troviamo la provincia al 45° posto.

Ci sarebbero molti altri indicatori da analizzare (verde pubblico, rifiuti, riqualificazioni energetiche ecc.) che saranno esaminate in dettaglio in un prossimo articolo.

Nel confronto anche con altri indicatori che l’elemento “cultura” è essenziale. Esso porta a conoscere, sensibilizzare, protestare contro una realtà troppo negativa, in cui i cittadini devono fare la loro parte. Non è un caso che in Comuni quali Canicattini con il festival internazionale jazz, Portopalo con il cinema di frontiera e altri, ci si trova una qualità di vita più alta.

 

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