Giovedì 20 febbraio alle ore 9.30 presso l’Urban Center gli allievi del liceo O.M. Corbino, guidati dai loro docenti, incontreranno Pietro Bartolo “il medico di Lampedusa”.
Un incontro che nasce dalla motivazione di giovani ed adulti, dalla sensibilità della dirigente Lilli Fronte, dei docenti e alunni, dalle letture di Lacrime di sale e Il mare nasconde le stelle, dalla visione dei film Io capitano e Nour, da incontri, canzoni, video e dibattiti che si susseguono continui e costanti nelle classi dello storico liceo scientifico e delle scienze umane di viale Regina Margherita. Perché è anche dalle scuole che cresce e si diffonde la solidarietà: perché i giovani sì, loro sì, che non hanno schemi mentali e muri di cinta!
E poi nel pomeriggio alle 18.00, Bartolo incontra i cittadini sempre all’Urban Center con un altro momento organizzato da Accoglirete e Ciao per parlare, ancora e sempre, di speranza e di quale direzione stia prendendo il sistema di accoglienza. Un momento aperto alla cittadinanza: perché si ascoltino le voci di chi vive giornalmente in prima fila le difficoltà dell’accoglienza e le disgrazie di chi è stato meno fortunato.
“Il fenomeno dell’immigrazione – spiegano Rita Gentile, referente di Accoglirete e Anna di Carlo, docente del liceo O.M. Corbino – con il suo carico di umanità dolente che bussa alle nostre porte, ci interroga e sovente ci coglie impreparati facendo emergere in tanti giudizi frettolosi, poco aderenti alla realtà, sollevando paure e chiusure verso il ‘diverso’. L’Associazione Accoglierete, il C.I.A.O – fondazione maristi e la dirigenza del liceo Corbino hanno colto la disponibilità del dottore Pietro Bartolo, già euro-deputato, nonché noto medico di Lampedusa, per promuovere un momento di confronto con colui che a nostro avviso conosce profondamente la tematica immigratoria non solo per la sua esperienza diretta sul campo ma anche per il suo quinquennale impegno politico trascorso nel parlamento europeo”.
Abbattere i muri, le convinzioni standardizzate che ci si porta dentro, credere in un mondo più solidale partendo dall’impegno di un uomo che ha messo se stesso a disposizione di chi è più fragile, che ci ha raccontato anni di lavoro dall’altra parte dell’umanità, quella povera, sconfitta, che arriva nelle nostre case e rompe le nostre consuetudini ponendoci la domanda se Noi, che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, noi che troviamo tornando a sera il cibo caldo e visi amici, noi che domani potremmo essere dall’altra parte del muro, siamo davvero coscienti di essere parte di questa Umanità.

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