Leggo, un poco sorpreso, della posizione assunta da Vance a Monaco nei confronti dell’Unione Europea, con un attacco frontale alla politica dell’UE.
Nei fatti una vera e pesante ingerenza sulle politiche d’immigrazione e sulla capacità di difesa, questo nell’ufficialità; dietro l’ufficialità, con un pizzico di fantapolitica, qualcuno potrebbe vedere un’ipotetica futura triplice intesa tra USA, Russia e Cina, per far fuori definitivamente il quarto incomodo.
Insomma gli USA comincerebbero a smarcarsi dall’Europa per chiudere definitivamente con l’eredità della seconda guerra mondiale (questo obbligo pesante di aiutare sempre gli europei). Ciò non comporterebbe una vera alleanza tra le super potenze, ma un accordo temporaneo non scritto e non detto per giocarsi il quarto concorrente.
Questo mi sembrerebbe logico, visto nell’ottica di uno come Trump che punta all’immediato e fa finta di non vedere (o non riesce a vedere?) le possibili conseguenze a lungo termine di un abbandono dell’Europa. Non ho grossi dubbi sul fatto che la Russia continui a considerarsi una potenza egemone, e non vedo cosa possa fermarla un domani dall’aggredire un’Europa (almeno ai confini), che militarmente è una tigre di carta.
Questo è il quadro che sembra stiano intravedendo i politici soprattutto in Germania (sdegnati); ma anche la europea Kallas sembra manifestare un certo fastidio, se non disprezzo verso le dichiarazioni di Vance.
Ora esistono due possibilità:
- che sia il solito litigio, la solita divergenza, magari creata ad arte per mettere sul tavolo quelli che alla fin fine sono problemi reali per l’Europa (ma sempre ingerenza è); qualcosa che poi rientrerà.
- che sia l’avvio di un abbandono definitivo, magari lento ma definitivo, visto che la guerra economica si gioca su altri mercati.
Teniamo conto che, oltre al banale attacco nel corso di un incontro politico, esistono comunque fatti terribilmente concreti che si stanno delineando, considerando la guerra in Ucraina e il conflitto israelo-palestinese su cui USA ed Europa sembrano assumere posizioni opposte e direi di scontro.
Quale che sia la verità (il futuro non lo possiamo prevedere), mi chiedo a questo punto se quanto sta accadendo possa diventare il seme di un’Europa definitivamente unita, non solo economicamente ma anche politicamente.
È come quando butti in acqua il bambino per costringerlo a stare a galla e nuotare.
Insomma, potrebbe questa essere una buona notizia? Mi rendo conto che, anche nella migliore delle ipotesi nella quale immaginiamo alla fine un’Europa coesa e cresciuta nella sua coscienza unitaria (politicamente e militarmente), comunque sarebbe un percorso difficilissimo, fatto di squilibri, crisi e sacrifici.
Ma proprio questo percorso difficile ci obbligherebbe a questo punto a cercare i mezzi per la nostra autonomia, a partire dall’indipendenza energetica. Insomma, non è più una scelta legata alla nostra buona volontà verso il pianeta, ma diventa una necessità. Basta pietire il greggio, basta pietire il gas! Diventa una questione di sopravvivenza. Che poi è quello che ho sempre pensato, ragionando sul mondo intero e alla prevedibile fine delle riserve di combustibili fossili; solo che noi Europa dobbiamo cominciare prima.
O la va o la spacca; sembra che non ci sia più scelta.
(foto Ansa)

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