Ecogiustizia subito! I diritti negati nel dibattito ad Augusta, quarta tappa del tour sulle mancate bonifiche

È approdata in Sicilia l’iniziativa promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera, denominata “Ecogiustizia subito” e promossa per richiamare con forza l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento industriale e sulle mancate bonifiche.

Quella siciliana è la quarta tappa di un “tour” che è partito da Casale Monferrato in provincia di Alessandria, città di riferimento di un territorio martoriato dall’eternit, per poi passare per Taranto e Marghera, e che proseguirà alla volta di Brescia e quindi di Napoli. Una sorta di pellegrinaggio laico attraverso zone che rappresentano “sei tappe in luoghi simbolo delle mancate bonifiche d’Italia”, tra cittadinanze illuse, territori martoriati e prospettive oscure.

Anzi, plumbee, come il cielo che ha accolto i partecipanti al primo momento dell’iniziativa, ovvero un flash mob di protesta tenutosi davanti ad uno dei lughi simbolo della fallimentare politica ambientale della Regione siciliana, ovvero il depuratore consortile IAS, nei pressi di Priolo Gargallo, che ha avuto luogo nella mattina del 12 febbraio. L’iniziativa ha poi vissuto, nelle ore serali, un momento di dibattito e di approfondimento ad Augusta, nei locali dell’Oratorio S. Maria Goretti, presso la parrocchia del Sacro Cuore.

Ancora oggi in Italia a sei milioni di persone viene negato il diritto alla salute, a un ambiente salubre e allo sviluppo sostenibile dei territori”  si legge sul sito che Legambiente dedica all’iniziativa – Chi inquina non può continuare a farla franca.  L’Italia è in attesa da decenni della bonifica di ben 42 Siti di Interesse Nazionale (SIN), per una superficie di circa 170.000 ettari a terra e 78.000 ettari a mare, e ben 36.814 Siti di Interesse Regionale (SIR) per un totale di 43.398 ettari perimetrati”.

Proprio da questi presupposti statistici ha preso le mosse l’incontro delle associazioni promotrici con quello che viene definito il “popolo inquinato”.

Come evidenziato da Maria Teresa Imparato, responsabile nazionale del progetto “Ecogiustizia” di Legambiente, che ha aperto l’incontro “sono più di 36000 i siti che attendono la bonifica e persino la perimetrazione. Dove sono state avviate, le bonifiche sono molto lente. Abbiamo deciso di proporre questa alleanza per accendere i riflettori su questi luoghi e per ribadire il principio secondo il quale chi inquina deve pagare, chiedendo il rispetto del diritto alla salute e al lavoro. Chiediamo anche che siano attuate delle azioni di riconversione industriale. La recente sentenza CEDU, che ha riguardato la terra dei fuochi, ha dimostrato che in quei luoghi, come negli altri siti SIN del Paese, sia venuto meno il rispetto al diritto alla vita, per questo motivo ci ritroveremo il prossimo aprile sotto la prefettura di Napoli per chiedere al Ministro che ci siano un tavolo di lavoro condiviso, un patto di comunità e le risorse necessarie. La seconda edizione di questo percorso inizierà poi a novembre perché c’è ancora bisogno di girare l’Italia e di dare voce ai cittadini che vivono negli altri SIN”.

Nel proprio intervento, Anita Astuto, responsabile energia e clima di Legambiente, ha sottolineato che “il patto non è un libro dei sogni, ma vuole dare un’anima alla riconversione che deve essere vista come una opportunità”.

È spettato ad Enzo Parisi, storico referente augustano di Legambiente, il racconto del patto che a fine serata sarà firmato. Dopo aver brevemente tracciato la storia del sito industriale siracusano, mettendone in evidenza gli aspetti positivi e negativi, Parisi ha spiegato che “la dichiarazione dell’area industriale come area ad elevato rischio ambientale è avvenuta nel 1990, a tale dichiarazione ha fatto seguito il piano di risanamento ambientale del 1995 che è rimasto quasi completamente inattuato, nessuna misura di riduzione del rischio è stata realizzata. Ad oggi, dopo tutti questi anni, un sito così esteso è in gran parte non bonificato, solo il 2,5% dei suoli e della falda acquifera è stato oggetto di intervento. Proprio per sollecitare un concreto avvio di queste bonifiche, stiamo proponendo la stipulazione di questo patto, provando a stimolare le politiche pubbliche con la partecipazione dei cittadini, che devono essere messi in grado di monitorare le azioni e gli interventi di bonifica e riconversione. Questa deve essere legata al rispetto della salute delle popolazioni e al contrasto ai cambiamenti climatici, deve inoltre creare nuove forme di occupazione pulita e sostenibile. Ad esempio, la riconversione del settore metalmeccanico deve condurre dalla costruzione e manutenzione degli impianti industriali, all’ingresso nel settore rivolto alle energie rinnovabili con, ad esempio, la costruzione dell’eolico off-shore. Il patto sarà portato avanti e aggiornato con il contributo di tutti, la comunità deve sostenere la richiesta di cambiamento”.

Nei successivi interventi, Vincenzo Giglio in rappresentanza dell’AGESCI, ha sottolineato “l’importanza di coinvolgere i più giovani in questo processo di cambiamento”, mentre Roberta Platania di ACLI ha evidenziato che “l’associazione cattolica si occupa anche delle questioni del mondo, e quindi dell’ambiente, e si impegna a conoscere meglio il territorio perché oggi possiamo parlare di una industrializzazione sostenibile e non limitarci alla divisione tra lavoro e salute. Le azioni concrete devono partire da una consapevolezza profonda”.

Simona Cascio presidente del circolo ARCI di Siracusa ha sottolineato che “nei nostri circoli ci occupiamo dei diritti e per questo motivo ci troviamo attorno a questo tavolo, siamo sempre stati nei territori per difenderli in tante battaglie e difendere il diritto alla salute, al lavoro e al benessere. Questo è l’inizio di un lavoro di promozione e di sensibilizzazione”.

Lauretta Rinaldo, coordinatrice provinciale di Libera, ha spiegato le ragioni dell’adesione della propria associazione all’iniziativa: “Abbiamo aderito alla campagna anche a livello nazionale e con Legambiente e stiamo organizzando diverse attività come workshop contro le ecomafie. È importante non delegare solo alle istituzioni ma dobbiamo essere noi cittadini a provare a cambiare le cose dal basso, anche don Ciotti di recente ha dichiarato l’importanza del contributo di tutti per creare una forza unica alla ricerca del bene comune. La tutela dell’ambiente è un diritto collegato al diritto alla vita”.

Non sono mancati, durante l’incontro, numerosi contributi da parte del pubblico presente, come il sentito intervento Cinzia Di Modica del Comitato stop veleni. “Abbiamo accolto con benevolenza e sorpresa questa iniziativa – ha spiegato Di Modica – perché il tema riguarda una vasta popolazione, da Taranto a Brescia, fino alla terra dei fuochi. Dovunque abbiamo riscontrato la difficoltà di dialogo con le istituzioni, adesso bisogna sfondare il muro che divide i cittadini dalle istituzioni. Il problema è ambientale, ma anche sanitario. Quelli che hanno denunciato la situazione reale alla popolazione hanno fatto tanta fatica, scontrandosi con il negazionismo, queste associazioni invece si impegnano direttamente, chiedendo bonifiche, riconversione industriale, tutela del lavoro. In una conferenza promossa da Confindustria, che si è tenuta prima dell’emergenza covid, abbiamo detto con forza che qualora si fosse perso il treno della riconversione industriale il territorio avrebbe incontrato un periodo di profonda crisi”.

Tra gli interventi politici si sono registrati quello di Cristina Elia, vicesindaco di Melilli, che ha auspicato un’audizione delle associazioni promotrici presso la Commissione territorio e ambiente dell’ARS, perché si presenti nel dettaglio il piano appena firmato e quello di Roberta Suppo, consigliera comunale di Augusta, che ha ricordato come in una mozione denominata “diritto alla vita” il gruppo consiliare M5S abbia già chiesto “un impegno maggiore negli screening diagnostici in un territorio dove le morti per tumore sono così diffuse”, aggiungendo che “con le donazioni delle industrie si fanno spettacoli anziché iniziative di prevenzione. I sindaci devono promuovere il potenziamento della rete ospedaliera e dare rilievo adeguato alle segnalazioni di inquinamento”.

I lavori sono stati chiusi da Tommaso Castronovo presidente regionale di Legambiente che ha ribadito come “questa campagna determina un salto di qualità per costruire consapevolezza e mettere in comune conoscenze e idee fondamentali, soprattutto in un periodo in cui la politica è ferma e si impegna soltanto ad immaginare un futuro di tipo speculativo per le aree recuperate con le bonifiche. Dobbiamo cambiare passo, favorendo l’incontro e il confronto. Un aspetto importante sarà anche quello di costruire un paradigma nuovo, basato su idee cardine, così ad esempio l’industria deve diventare sinonimo di ricadute positive e non più solo di inquinamento. Dall’economia fossile non si esce chiudendo le industrie, ma con una nuova politica industriale, sostenibile e misura d’uomo, ed è proprio questo che insieme dobbiamo pretendere”.

 

 

 

 

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