L’Agenzia Giornalistica Italia ieri ha dato notizia della sentenza di condanna pronunciata dal giudice di pace di Roma Cristina Dodaro nei confronti di Desireè, Aurelio e Rosario Crapula (figli del boss locale Michele) e del loro legale, avv. Antonino Campisi (candidato a sindaco ad Avola a capo di una lista civica nelle ultime elezioni – oggi consigliere comunale – e da dicembre membro del Dipartimento Nazionale di Giustizia in quota al partito Noi Moderati), per diffamazione a danno del defunto avvocato Antonio Borrometi e del figlio, condirettore dell’Agi, Paolo Borrometi.
La vicenda risale al 2017 quando i Crapula diedero mandato all’avvocato Campisi di presentare una querela a seguito di alcuni articoli d’inchiesta pubblicati da Paolo Borrometi nel suo sito “La Spia” a loro dire fondati su fatti non veritieri. In quella circostanza, come riporta l’articolo di Avola News di oggi, l’avvocato avolese, oltre a rivolgersi alle autorità giudiziarie competenti, avrebbe informato dei fatti anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il ministro dell’Interno e il ministro dell’Istruzione, “al fine di tutelare i diritti dei suoi assistiti”, iniziativa che a noi appare in verità irrituale e che pensiamo possa motivare la sua successiva condanna.
Secondo i Borrometi e la dr.ssa Cristiana Tonelli, il pubblico ministero di Roma che nel dibattimento ha sostenuto l’accusa, tale lettera riportava contenuti diffamatori e da qui la condanna di tutt’e quattro gli imputati, riconosciuti colpevoli dei capi di imputazione, a 400 euro di sanzione (la richiesta del pm era stata di 258 euro), oltre al risarcimento alle parti civili e alle spese legali.
“È la giusta conclusione di questo lungo processo che conferma che Paolo Borrometi, per le sue inchieste, continua a essere vittima di un vero e proprio ‘mascariamento’ – ha affermato l’avvocato del foro di Roma Alessandro Vitale, legale dei Borrometi, aggiungendo che – La sentenza reputa diffamatorio anche un passaggio della missiva scritta dall’avvocato Campisi e dai suoi clienti nei confronti del compianto avvocato Antonio Borrometi. Il collega Borrometi, che aveva improntato tutta la sua vita al rispetto della legalità, ha avuto giustizia” (fonte AGI).
“Il nostro ordinamento non prevede che gli avvocati possono subire provvedimenti giudiziari per il semplice fatto di aver presentato atti e documenti nell’interesse dei propri clienti così come debitamente prescritto dal codice di procedura penale – ha dichiarato a sua volta ad Avola News l’avv. Campisi -. È del tutto inusuale che un avvocato, nell’esercizio della sua attività professionale, venga condannato per il reato di diffamazione semplicemente perché ha scritto un esposto-querela al fine di tutelare la onorabilità dei propri clienti, incensurati… I reati non si ereditano da padre in figlio, pertanto non potevano continuamente essere messi nella gogna mediatica dal dott. Borrometi“.
“Per tale motivo – scrive Avola news – l’avvocato ha deciso di proporre appello e di informare il Consiglio Nazionale Forense e la Camera Penale di competenza per ciò che è accaduto, ritenendo tale fatto un attacco alla sua figura personale e alla classe forense in generale”.

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