Le prove dal Rapporto Censis 2024.
Nel ventennio 1963-1983 il valore del Prodotto Interno Lordo, espresso in euro attuali, era raddoppiato, crescendo complessivamente di 731 miliardi di euro (+117,1%); nei successivi vent’anni, tra il 1983 e il 2003, l’incremento si era ridimensionato a 656 miliardi di euro (+48,4%); ma negli ultimi due decenni, tra il 2003 e il 2023, l’aumento è stato solo di 117 miliardi di euro (+5,8%). Negli intervalli di tempo considerati, il Pil pro-capite era aumentato di quasi 12.000 euro tra il 1963 e il 1983 (+96,7%), di oltre 11.000 euro tra il 1983 e il 2003 (+46,2%), di poco più di 1.000 euro tra il 2003 e il 2023 (+3,0%). Di fatto, in vent’anni (nel periodo 2003-2023) il reddito disponibile lordo pro-capite delle famiglie italiane si è ridotto in termini reali del 7,0% e anche la ricchezza netta pro-capite delle famiglie è diminuita in un decennio (tra il II trimestre del 2014 e il II trimestre del 2024) del 5,5%.
In sintesi il ceto medio e quello lavorativo si sono impoveriti notevolmente. La ricchezza si concentra sempre più nelle mani di pochi.
Benché in Italia gli analfabeti propriamente detti siano ormai una esigua minoranza (solo 260.000), mentre i laureati sono aumentati fino a 8,4 milioni, ovvero il 18,4% della popolazione con almeno 25 anni (erano il 13,3% nel 2011), la mancanza di conoscenze di base rende i cittadini più disorientati e vulnerabili.
Non raggiungono i traguardi di apprendimento: in italiano, il 24,5% degli alunni al termine del ciclo di scuola primaria, il 39,9% al terzo anno della scuola media, il 43,5% all’ultimo anno della scuola superiore (negli istituti professionali quest’ultimo dato sale vertiginosamente all’80,0%); in matematica, il 31,8% alle primarie, il 44,0% alle medie inferiori e il 47,5% alle superiori (anche in questo caso il picco si registra negli istituti professionali con l’81,0%).
È sempre più facile turlupinare gli italiani. Hanno poche nozioni e spesso sbagliate. Abboccano alle favole e alle riletture storiche.
Da questo grafico sui populismi e dalle conseguenze storiche che preoccupano quei pochi italiani che la storia la studiano e non se la fanno raccontare, si potranno immaginare squarci di futuro che somiglieranno a quel che avvenne cento anni fa. Grandi tensioni sociali e politiche e nuovi conflitti. Facili profezie con le novità degli ultimi mesi.

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