Secondo l’avvocato Corrado Giuliano, rappresentante del Comitato Parchi per la Valorizzazione e il Recupero Urbanistico e Archeologico, a maggio è stata presentata una istanza di manifestazione di interesse per “l’acquisto e/o valorizzazione per 99 anni dell’immobile inserito all’ultimo piano dell’ex Cinema Diana di Siracusa, già ex Biblioteca Comunale in Ortigia”, un edificio del 1867.
L’immobile è pubblicizzato sul sito istituzionale del Comune come biblioteca San Pietro in Ortigia, sede storica della biblioteca comunale, che “ospita il preziosissimo fondo antico costituito da libri, giornali e documenti di assoluto pregio”. In esso, si legge, sono custoditi e sono consultabili dei fondi librari antichi di grande pregio e si riattiverà un nuovo prestigioso presidio culturale. Oggi se ne parla come di ‘Museo Civico’.
Da alcuni anni, infatti, i locali ospitano la WunderKammer, pregiata collezione dello scienziato e medico siracusano Alessandro Rizza, in mostra nel 2023 grazie a un’iniziativa del FAI di Siracusa. E proprio in questi giorni qui si sono tenuti incontri ‘culturali’ nell’ambito del progetto dell’assessore Fabio Granata “Circolo di Conversazione”: l’ultimo pochi giorni fa sulla storia dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico a 110 anni dalla sua fondazione con la professoressa ordinaria di Storia del teatro antico all’Università Iuav di Venezia, Monica Centanni.
Quindi, differentemente da quanto riportato nell’ultimo piano delle alienazioni e della valorizzazione degli immobili di proprietà comunale deliberato dalla Giunta Italia, questi locali non risultano “inutilizzati”. Tutt’altro. Rappresentano invece un’eccezione, uno di quei pochi spazi pubblici correttamente valorizzati da un’Amministrazione che non riesce a trovare immobili atti ad ospitare il preziosissimo archivio fotografico Maltese (una fake-promessa) o altre importanti raccolte appartenenti a privati degne di ben altra attenzione.
È del tutto evidente la discrasia esistente tra quanto viene affermato nei diversi, e vari, documenti programmatici elaborati dalla Giunta in carica e quanto effettivamente si fa, così com’è stupefacente la volubilità nelle decisioni.
Il caso di questo immobile è ‘di scuola’ e sarebbe da ritenere gravissimo se davvero il passaggio da bene da valorizzare per finalità culturali a bene su cui far cassa fosse avvenuto, come denuncia l’avvocato Giuliano, proprio a seguito della manifestazione di interesse di un privato che intenderebbe aprire, nel cuore di Ortigia, un’ennesima attività alberghiera, nonostante si tratti di un bene vincolato e nonostante il piano di valorizzazione (sic!) debba ancora ricevere il placet del Consiglio Comunale perché da discutere al momento del bilancio 2025-27. Nel caso in cui il Consiglio lo approvasse avremmo la prova dell’irrilevanza, e dell’ipocrisia, delle tante lamentele sulla ‘gentrificazione’ del centro storico, privato della sua identità e trasformato in albergo diffuso.
In passato è stato anche progettato il restauro del pregevole edificio il cui intero primo piano, che affaccia su piazza San Pietro, è di proprietà comunale: stanze in successione, tutte comunicanti tra di loro, come da tradizione ottocentesca. Il piano terra era invece adibito, come d’uso, a locali accessori e di servizio, e quando l’edificio con cui confina a ovest, di proprietà privata come il piano intermedio, da Teatro Epicarmo divenne Cinema Diana, furono utilizzati come atrio di ingresso a servizio della sala cinematografica.
Tranne la parte restaurata, oggi ‘Museo Civico’, il resto dell’immobile, da tutte le Amministrazioni della città, è stato lasciato al degrado del tempo e a selvaggi saccheggi. È così che si sono persi arredi e raffinati elementi di finitura interni. Forse sono ancora salvabili quelle scaffalature e librerie in legno, così come i portali e i rivestimenti in legno delle pareti, che non è stato possibile portare via.
Ancora una volta l’esempio di un edificio che forse, agendo per tempo, si sarebbe potuto salvare e utilizzare nell’interesse comune e che ora, con la speciosa giustificazione della sua irrecuperabilità per mancanza di risorse, si pensa di svendere a un privato.
È necessario, a nostro avviso, un ripensamento serio e programmatico su tutto il patrimonio comunale sulla scorta di obiettivi anche a lungo termine per davvero “procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico”, presupposta finalità dell’attuale piano dove non troviamo neanche ‘citata’ Casa Monteforte, come se neppure esistesse.
“La razionalizzazione degli spazi, la messa a reddito di alcuni beni e l’alienazione di altri beni immobili, quindi, si prefigurano, per l’Amministrazione Comunale, come un momento di fondamentale importanza per rilanciare la propria economia e per recuperare ambienti e luoghi della Città nell’ottica di una valorizzazione sempre costante del patrimonio e di un recupero, anche sociale, degli spazi”. Perfetto, se corrispondesse a verità.
Dell’ “Ex Biblioteca San Pietro” si dice che è stato inserito tra i beni da alienare “in quanto ad oggi inutilizzato, che non è strumentale alle attività dell’Ente e – spudoratamente – che lo stesso, piuttosto, potrebbe risultare funzionale ad eventuali investitori nell’ottica della riqualificazione dell’area, stante anche la centralità del bene nel quartiere Ortigia”.
Esattamente il contrario di quanto ancora compare sul sito del Comune. Evidentemente grazie al ‘suggerimento’ del privato, la Giunta Italia ritiene che l’immobile non sia più da considerare meritevole di restare tra quelli “da valorizzare nel settore artistico/culturale, che comprende l’insieme degli immobili allocati soprattutto nel quartiere Ortigia, con finalità culturali, ad esempio per la realizzazione di eventi, attività culturali, mostre, spettacoli, biblioteche, ecc”.
Così, egualmente, Casa Monteforte non sembra aver titolo per rientrare tra quelli “da valorizzare per finalità sociali, comprendente tutti quegli immobili che avranno come fine quello di creare strutture capaci di abbattere le barriere e migliorare le condizioni di vita di soggetti particolarmente fragili”.
Torna alla mente il momento in cui si cercò di vendere una parte dell’ex Liceo Gargallo fingendo che quei locali non facessero parte dello storico edificio.
Ci sembra tutto molto coerente.

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