La riunione romana sul depuratore Ias, promossa dal ministro Urso, ha reso esplicita l’intenzione del governo di addebitare ai magistrati siracusani la responsabilità della crisi produttiva e occupazionale in caso di chiusura del depuratore. Come abbiamo detto tante volte, e contrariamente a quanto a livello governativo si vuol far credere, l’impianto di Priolo, sin dal sequestro giudiziario del 2022, non ha mai smesso, neppure per un’ora, di trattare i reflui industriali.
È ormai chiaro come il “caso Ias” sia diventato, sulla scia del clima nazionale di denigrazione dei magistrati, un vero e proprio conflitto tra poteri dello Stato ma dalla riunione romana è emerso un orientamento condiviso dai presenti – governo nazionale e regionale, associazione degli industriali e sindacati – che il responsabile della Cisl, Alessandro Tripoli, ha reso chiarissimo, e cioè che il depuratore Ias avrà meno di due anni di vita. “Necessita una soluzione ponte che consenta ai grandi stabilimenti di continuare ad operare fino al completamento dei loro impianti”. Più chiaro di così Tripoli non poteva essere.
Il governo, attraverso l’annunciato impiego di una task force di esperti in materia ambientale, è infatti convinto di poter dimostrare che le emissioni del depuratore siano ormai rientrate nei limiti e non producano effetti inquinanti. Conseguentemente, il Gip del tribunale siracusano, di fronte all’evidenza dei risultati che gli fornirà il governo, dovrebbe rimangiarsi la disapplicazione del decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin, contenente le misure di bilanciamento della produzione, dell’ambiente e dell’occupazione, misure ritenute inadeguate dai magistrati.
Quindi, Il governo ha deciso di passare all’attacco senza aspettare l’esito del contenzioso sulla legittimità o meno della disapplicazione del citato decreto, convinto di poter smontare le tesi dei magistrati e di poterli indurre a riscrivere un provvedimento, in linea con la strategia del ministro Urso, dell’associazione degli industriali e dei sindacati, per garantire il funzionamento del depuratore Ias fino al 2026, dando così alle industrie il tempo necessario per realizzare i propri depuratori e di distaccarsi da quello consortile, che sarà abbandonato al suo destino.
Così voglio tutti.

Commenti recenti