L’ARS VUOLE APPROVARE UNA LEGGE CHE CREA 390 NUOVI ASSESSORI E COSTA 11 MLN L’ANNO

Sto per descrivervi uno spaccato della politica siciliana che più vergognoso non potrebbe essere. Mi riferisco ad un disegno di legge in discussione nella commissione Affari costituzionali dell’Ars, sostenuto da una maggioranza trasversale che è pronta a votarlo in aula a scrutinio segreto. Lo chiamano pomposamente “Riforma degli enti locali”. In realtà si tratta di un aumento indiscriminato di assessori in tutti i comuni siciliani. La “riforma” infatti aggiunge un assessore in ogni giunta a prescindere dal numero degli abitanti. Il che vuol dire, se il disegno di legge sarà approvato dall’Ars, 390 poltrone in più in Sicilia con un costo di 11 milioni l’anno che i cittadini pagheranno di tasca propria. Una follia.

Si tenga conto che un anno fa l’Ars ha votato una legge per aumentare l’indennità dei sindaci e degli assessori, consentendo, per esempio, che un assessore della giunta di Palermo percepisca un’indennità, cioè uno stipendio, di circa 9 mila euro lordi al mese. Più o meno il costo lordo di 4 insegnanti.

Ma chi ha proposto questa “riforma”? Non ci crederete: i Cinque Stelle, quelli che dovevano svuotare il Parlamento come una scatoletta di tonno e che ora, con la scusa di Renzi, potrebbero fare petting con la destra.

Il disegno di legge prevede altre due primizie: la nomina di un secondo vicepresidente del Consiglio comunale (se ne sentiva la mancanza) e l’introduzione del “consigliere supplente”. Chi è costui? Spieghiamolo con un esempio riferito al caso di Siracusa, dove se la legge sarà approvata la giunta passerà da nove a dieci componenti. Se il decimo assessore sarà un consigliere comunale in carica, lo stesso non decade dal Consiglio fino a quando resterà in giunta e al suo posto entrerà in Consiglio, come supplente, il primo dei non eletti della sua stessa lista. Se il nuovo assessore decade dalla giunta, torna in Consiglio e il supplente torna a casa. Un barocchismo tutto siciliano.

Chi si oppone a questo obbrobrioso disegno di legge? Praticamente nessuno, tanto è vero che per nascondere la faccia pare che i deputati regionali siano favorevoli al voto segreto. Il Pd, per salvare le apparenze, ha proposto di modificare il moltiplica-assessori con un arzigogolo: va bene l’aumento del numero degli assessori, ma a costi invariati. Chi si pagherebbe l’indennità dell’assessore in più? Gli altri assessori, riducendosi la propria indennità. Figurarsi. Invece di fare una battaglia a viso aperto contro una “riforma” per moltiplicare la casta e il cui costo ricadrà sui cittadini, il Pd propone una mediazione risibile. Qual è la necessità in Sicilia di creare 390 nuove poltrone, spendendo 11 milioni l’anno?

Se questo è uno spaccato della Sicilia della casta che si riproduce e si moltiplica, c’è un’altra Sicilia che la casta ha privato di un bene primario come l’acqua. È la Sicilia delle donne di Enna costrette a lavare i grembiulini della scuola dei propri figli nell’antico abbeveratoio. È la Sicilia di Agrigento, capitale italiana della Cultura 2025, dove la media dei turni degli approvvigionamenti è di due settimane, con punte di 30/40 giorni. È la Sicilia di alcune zone di Caltanissetta, dove i rubinetti sono a secco da tre mesi e dove a volte l’acqua, quando arriva, è marrone. Questi comuni hanno bisogno dell’acqua, non di un assessore in più.

P.S. Si è appreso in giornata che l’approvazione della “riforma” è stata rinviata. Forse cominciano a vergognarsi.

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