L’ACQUA MALE COMUNE. G7 AGRICOLTURA, PER IL MINISTRO MUSUMECI LA SICCITÀ È ANCHE COLPA DEGLI AGRICOLTORI

Poco prima della partita di calcio della squadra di Caltanissetta è stato bagnato il terreno di gioco con un idrante. Potete immaginare la reazione dei nisseni presenti allo stadio. Ma come, siamo senz’acqua per intere settimane e la sprecate così? Sui social, inondati da commenti al veleno, si è scatenato l’inferno.

L’acqua ha fatto capolino anche a Siracusa durante un dibattito sui mutamenti climatici grazie a un intervento senza giri di parole del ministro del Mare e della Protezione civile, Musumeci, il quale ha detto che “la siccità si sconfigge quando c’è l’acqua”. Come dire, citando Boskov, che il rigore c’è quando l’arbitro fischia. Musumeci, così come aveva bacchettato chi governa l’Emilia Romagna per eccesso d’acqua in circolazione, a Siracusa si è scagliato contro la classe dirigente della Sicilia per la penuria d’acqua. “La siccità – ha detto – si sconfigge programmando e preventivando interventi sul territorio”. Non gli si può certo dare torto. Ma la colpa di chi è? Diretta, com’è nel suo stile, la risposta dell’ex presidente della Regione Siciliana: “La colpa delle classi dirigenti è palese, ma è mancata la spinta dal basso degli agricoltori” (La Sicilia del 24 settembre). Con un colpo due bersagli.

Personalmente sarei propenso a dargli ragione, se non fosse per un dubbio che mi assilla: ma Musumeci fa parte della classe dirigente siciliana? Sì e no, ma più no perché a ben vedere ha guidato il governo siciliano per “soli” cinque anni, un tempo troppo breve per “programmare e preventivare interventi sul territorio”.

Ma chi doveva programmare e preventivare? Il segretario del Pd siciliano, Barbagallo, chiama in causa il successore di Musumeci, Renato Schifani. “Già a febbraio – attacca Barbagallo – avevamo lanciato l’allarme per la carenza di acqua e per gli invasi vuoti”. Barbagallo polemizza, a ragione, per la mancata manutenzione degli impianti di irrigazione, ma sbaglia secolo quando dice che la siccità ha fatto tornare la Sicilia agli anni Ottanta del Novecento, con l’acqua distribuita per le strade e le fontanelle prese d’assalto.

Tuttavia, per ragioni di equità, non me la sento di prendermela con Schifani perché se, come dice Musumeci, la colpa è delle classi dirigenti, Schifani non c’entra. Dopo tutto con i luoghi del potere, avendoli frequentato saltuariamente, non ha molta dimestichezza.

Al presidente Schifani, piuttosto un piccolo rilievo sul nuovo ospedale glielo voglio fare, ma col dovuto rispetto. Aveva assicurato che i soldi per costruirlo c’erano tutti, allora perché, inaugurando il pronto soccorso del vecchio ospedale, ha detto che “aspettiamo il via libera del ministero della Salute ad un addendum all’Accordo di programma”? Addendum vuol dire aggiunta, aggiunta di soldi che evidentemente non c’erano e non ci sono, come da tempo vado ripetendo.

Sbaglia infine chi ha la sensazione che La Sicilia sia indietro su tutto. Su una cosa invece si è portata avanti. In vista del primo gennaio 2025, quando Agrigento sarà ufficialmente capitale italiana della Cultura, gli organizzatori hanno pensato bene di allestire un concerto di Capodanno con il gruppo musicale Il Volo. Ottima scelta. Per arrivare puntuali all’appuntamento l’hanno registrato in pieno agosto, costringendo i tre cantanti a vestirsi con abiti invernali. Nella terra di Pirandello, così è se vi pare.

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