Contro l’inquinamento occorre potenziare il depuratore pubblico IAS

Se una cosa ha dimostrato l’incontro di pochi giorni fa (30 agosto) dei sindaci di Priolo e di Melilli e di alcuni deputati regionali è la mancanza di proposte e di idee sulla questione cruciale del depuratore consortile. Già l’ordine del giorno (“Atti e soluzioni del depuratore civile e gestione dell’impianto dell’Ias“) del Consiglio comunale aperto, convocato dal sindaco di Priolo, Pippo Gianni, dà l’idea di una discussione arrendevole, che subisce l’orientamento di limitare la depurazione dell’impianto dell’Ias ai soli reflui civili e conseguentemente di abbandonare al suo destino il depuratore.

Nulla di più sbagliato alla luce dell’attuale fase del Petrolchimico, su cui pende l’accusa di disastro ambientale, e del vero e proprio scontro tra due poteri dello Stato, il Governo e la Magistratura, su come bilanciare la produzione, il lavoro e l’ambiente (alcune considerazioni in merito nel precedente contributo  https://www.lacivettapress.it/2024/08/28/per-il-sen-nicita-il-depuratore-ias-va-potenziato-no-ai-depuratori-privati-recepire-i-rilievi-della-magistratura/)

In questo quadro, il rilancio del depuratore consortile è fondamentale se non si vuole dare alle raffinerie dell’area industriale il potere di gestire in house la produzione dei reflui e la loro depurazione, lasciando all’Ias le briciole delle depurazioni civile. La battaglia da fare invece è quella di mettere la Regione Siciliana, proprietaria del depuratore Ias, di fronte alle sue responsabilità per non aver fatto in tutti questi anni un solo investimento per ristrutturare e mettere a norma il depuratore pubblico. Se a causa di tale inerzia, l’Ias sarà costretta a non trattare i reflui industriali, il Petrolchimico, non solo l’Ias, rischia il blocco produttivo e conseguentemente il crollo occupazionale. 

Sbaglia perciò il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, quando dice che, in caso di chiusura del depuratore Ias, le grandi industrie dovranno farsi carico dei dipendenti Ias. Il messaggio da mandare è che il depuratore pubblico non va chiuso ma, al contrario, potenziato nella sua funzionalità. Di più: in quanto Presidente della Commissione Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana, l’on. Carta dovrebbe portare il caso Ias all’attenzione del governo regionale per gli interventi di ristrutturazione e risanamento del depuratore.

Sbaglia pure il sindaco Gianni quando afferma che “non spetta a noi verificare il ragionamento fatto dalla magistratura perché quello cammina per i fatti suoi“. Non possiamo essere spettatori passivi o neutri di fronte al “ragionamento” della Magistratura, che punta a salvare e non a chiudere il polo industriale, ma per salvarlo bisogna bloccare gli effetti inquinanti della produzione e della depurazione.

Le misure di bilanciamento contenute nel decreto congiunto del ministro delle Imprese Urso e dell’Ambiente Pichetto Fratin a questo dovevano servire, ma dal Governo non sono venute indicazioni all’altezza dei problemi dell’area industriale, Ias compresa. Se non si coglie questo punto, si rischia di prendere posizioni che accelerano la crisi.

L’unico che ha dimostrato di avere le idee chiare è stato il rappresentante dei lavoratori Ias, Gianluca Carpinteri, il quale ha affermato che “per la tutela dell’ambiente è più facile controllare un solo punto (quello dell’Ias) di scarico a mare, anziché uno scarico per ogni raffineria“. Carpinteri ha poi proposto “di trasformare gli impianti di depurazione dei grandi utenti in impianti di pretrattamento, mantenendo la funzionalità di Ias” (dopo averlo messo in regola con adeguati interventi, aggiungiamo noi).

Carpinteri, che è responsabile dell’impianto Ias, ha poi precisato che i soli reflui civili di Priolo e Melilli non sono sufficienti a far funzionare i macchinari.

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