Democrazia Partecipata. Votazioni da annullare … con un colpo di spugna

Da ripetere la votazione per scegliere i progetti di Democrazia Partecipata. Questa la motivazione data dall’assessore Marco Zappulla nel corso della conferenza stampa di ieri, 30 agosto: “La decisione si è resa necessaria dopo che la società incaricata delle consultazioni on-line, a una richiesta di delucidazioni da parte degli uffici sulle operazioni di voto, ha comunicato con una nota che, a seguito di successivi controlli, erano state rilevate anomalie nei dati anagrafici di alcune persone che non avrebbero avuto diritto di voto. Definendo irregolare la procedura, la società ha invitato l’Amministrazione a ripetere la consultazione popolare”.

Così è scritto nel generico comunicato stampa ma durante l’incontro l’assessore ha anche affermato che “poiché la piattaforma ha avuto imposto tempi brevi (!) sono stati esclusi i controlli fidandosi dell’onestà dei votanti (!!)”.

153 i voti irregolari. Avrebbero votato anche non residenti e chi non aveva almeno i 16 anni richiesti, alcuni codici fiscali sarebbero stati artefatti. Com’è possibile che ciò sia accaduto, come non verificare, quanto meno, la data di nascita riportata nel codice fiscale ha dell’incredibile. Così come grave è stato non voler ascoltare chi, come Marcello Lo Iacono, nell’incontro stampa di presentazione dei progetti, aveva fatto notare la permeabilità del sistema di votazione online. Zittendolo, l’assessore ha replicato: “Non è questo il momento delle polemiche”.

La IDTechnology, la società scelta dall’Amministrazione per l’utilizzo della piattaforma on line “Eligo”, si è detta “disponibile” a ripetere le votazioni senza aggravio di costi, come se non fosse un atto dovuto,, come se non avesse la responsabilità di quanto accaduto dopo un’assegnazione del servizio “visto  il preventivo … con il quale la ditta offre l’utilizzo della piattaforma di e-voting, verificata dal Garante della Privacy che garantisce il voto sicuro, segreto, univoco e a valenza legale, con elevati standard di qualità certificati ISO/IEC27001 e ISO9001, con licenza d’uso in cloud per un periodo di votazione di 15 giorni e fino a un massimo di aventi diritto di 120.000 votanti, al prezzo di € 2.900,00 oltre iva di legge, per una spesa complessiva del servizio pari ad € 3.538” (così nella determina del 15 luglio scorso.

Eppure, a fronte di atti che prefigurano un reato, l’Amministrazione Comunale appare quasi soddisfatta della proposta: azzerare tutto e far finta che nulla sia successo. Banalmente tornare al voto. Un bel colpo di spugna quindi.

Non crediamo sia possibile. Intanto non si comprende come sia fattibile l’annullamento tout court della votazione ma soprattutto ci sembra che l’Amministrazione, in quanto ente pubblico, abbia non il dovere ma l’obbligo di denunciare quanto accaduto alla magistratura.

La falsa autocertificazione integra il reato di falso in atto pubblico e il falso in atto pubblico è punito con la reclusione non inferiore a una pena minima di tre mesi. E poiché per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio nell’esercizio delle funzioni la legge prevede espressamente l’obbligo giuridico di denunciare la sussistenza di un reato, ci sembra che l’Amministrazione non possa fare diversamente. Deve procedere con l’identificazione dei responsabili.

Perché, se sarà pur vero che, come hanno detto i responsabili della piattaforma, non è possibile abbinare il codice fiscale ‘irregolare’ al progetto dal momento che il sistema prevedeva il voto anonimo – quando si vota è chiesta di verificare la propria volontà perché, una volta approvato, il voto va nell’urna elettronica al progetto approvato ma non si può risalire a chi lo ha fatto, è stato spiegato – deve essere necessariamente rimasta traccia dei codici fiscali come delle mail o del cellulare su cui è stato inviato il codice per la conferma.

Ma oltre tutto ciò, l’Amministrazione non può neanche non fare chiarezza sull’esito delle votazioni, pur se ‘falsate’; non può non pubblicare la graduatoria così com’è nel rispetto dei 2000 cittadini che hanno creduto nella possibilità di partecipazione democratica; non può non spiegare come mai si sia arrivati a fine agosto con questo ‘inaspettato’ risultato su votazioni chiusesi il 5 agosto e su cui, nonostante le sollecitazioni delle associazioni ad essere informate, ha tenuto il massimo riserbo: “Siamo in ferie” sarebbe stata la risposta, dopo l’assicurazione degli uffici di una determina ormai pronta.

E giustamente i consiglieri comunali del PD chiedono una seduta su quanto accaduto per “ragionare insieme – senza precipitose fughe in avanti – sulla soluzione più opportuna per il pasticcio combinato”.

Sono state avanzate altre possibilità rispetto a questa sorta di ‘sanatoria’ ottenuta attraverso un inedito ritorno al voto che, come è facile comprendere, non potrà mai riproporre le condizioni di partenza, far ripartire tutti i votanti alla pari ora che le informazioni, non ufficiali, sono comunque passate.

La proposta più sensata, e corretta, ci sembra quella di verificare quale incidenza abbiano avuto i 153 voti ‘fraudolenti’. Se semplicemente il non conteggiarli non avesse alcuna rilevanza per la graduatoria dei progetti da finanziare, il problema sarebbe già risolto. E d’altra parte, se così fosse, e se egualmente si insistesse per tornare al voto, allora immaginiamo che avrebbero maggiore consistenza i sospetti di chi pensa che ci sia dell’altro in questo sconcertante flop (al di là, come ciliegina sulla torta, di alcuni progetti che, a quanto risulterebbe, sono stati ammessi pur se in assenza dei requisiti previsti).

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