PER IL SEN. NICITA IL DEPURATORE IAS VA POTENZIATO. NO AI DEPURATORI PRIVATI. RECEPIRE I RILIEVI DELLA MAGISTRATURA

Sarà pure stata “un’anomalia transitoria” la pioggia di idrocarburi caduta dall’Isab sui cittadini, sulle strade e gli edifici di Città Giardino, ma non possiamo ignorare il contesto in cui questo incidente avviene. Il petrolchimico siracusano vive infatti una fase molto delicata in quanto su di esso pendono l’accusa di (presunto) disastro ambientale, i ricorsi di Versalis, azienda del gruppo Eni, e dell’Avvocatura dello Stato contro la decisione del Gip Palmieri di disapplicare il decreto del ministro delle Imprese, Urso, e dell’Ambiente, Pichetto Fratin. Decisione che comporta l’interruzione dell’attività produttiva del depuratore consortile dell’Ias, con conseguente divieto di conferirvi i reflui industriali.

Quella del depuratore Ias è una lunga storia di mancati investimenti pubblici per ristrutturare l’impianto e renderlo idoneo a smaltire i fanghi delle industrie. Da molti anni si parla della necessità di metterlo a norma, ma non un solo euro è stato speso dalla Regione Siciliana, proprietaria dell’impianto, per il suo risanamento. Data questa situazione, le industrie che immettono nel depuratore i propri reflui hanno deciso di dotarsi di autonomi depuratori e di sganciarsi entro un paio di anni dall’Ias. Su questo punto nodale è intervenuto il senatore Antonio Nicita con una richiesta al ministro Urso di incontro urgente per risolvere le (troppe) questioni aperte. Nicita, che è uno dei pochi con le idee chiare su come affrontare i problemi del petrolchimico, non esita a criticare la decisione degli stabilimenti di realizzare depuratori interni. Questa scelta non solo metterebbe fuori gioco il depuratore pubblico, che invece va rilanciato, ma indebolirebbe il sistema dei controlli sui depuratori delle industrie, che finirebbero per depurare i fanghi da esse stesse prodotti. Insomma, tutto in house.

Il senatore del Pd rovescia questa impostazione e pone l’esigenza di investimenti adeguati e certi perché si possa effettuare un pretrattamento dei reflui a monte, cioè all’interno dello stabilimento che li produce, per essere poi conferiti a valle nel depuratore consortile ristrutturato.

È possibile che la presa di posizione del senatore Nicita (che fa propri i rilievi dei magistrati) si scontri con un orientamento attendista del Governo che si può riassumere così: perché spendere soldi per ristrutturare il depuratore dell’Ias dal momento che le industrie si stanno dotando di propri depuratori? Aspettiamo che entrino in funzione.

La decisione del Gip Palmieri di disapplicare il decreto Urso/Pichetto Fratin ha però fatto saltare questo schema e dobbiamo augurarci, se vogliamo davvero il bilanciamento delle esigenze della produzione, del lavoro e dell’ambiente, che il ricorso del Governo venga rigettato.

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