Solaris 2024

Lucia Sardo a Solarino per Solar’is

Ieri è stata la prima di due serate dedicate al “cinema coraggioso” – quello che fa riflettere, pensare, non soltanto distrarre e divertire –, ideate (nate da una scintilla, diremmo) dall’associazione Solar’is presso il Museo etnografico dedicato a Nunzio Bruno a Floridia (impagabile Cetty Bruno, che dirige il Sistema della Rete Museale degli Iblei, qui come ideatrice che si è occupata anche dell’accoglienza degli ospiti; ricordiamo anche il contributo di Corrado Giardina).

Presso il Museo etnologico di Solarino, una realtà che andrebbe resa maggiormente fruibile data la presenza di due spazi all’aperto che potrebbero ospitare rappresentazioni teatrali  e concerti, grazie alla collaborazione delle sezioni FIDAPA di Floridia, Siracusa e Solarino, Maria Burgio – in veste di presentatrice-intervistatrice oltre che di presidente della sua associazione – ha conversato con l’attrice Lucia Sardo, mescolando sapientemente spezzoni di alcuni film interpretati dalla “Eleonora Duse di Sicilia”, com’è stata definita, i brani inediti del duo Curamunì (ascoltateli, ne vale la pena: www.curamuni.it, una cura per l’anima e per le parole) e domande sul lavoro e la vita dell’attrice.

(Roberta e Maurizio, i Curamunì)

Originaria di Francofonte, autoironica e comica (ma le parti disperate sono sempre le sue, scherza), narra degli inizi dovuti non alla vocazione ma alla “disperazione”, al volersi “appropriare del corpo” come vedeva fare nei laboratori teatrali frequentati (adesso è lei insieme al marito ad insegnare, a trasmettere agli allievi come far uscire la luce dalle ferite). Sfilano gli aneddoti su “Perduto amor”, il film di Franco Battiato che la volle improvvisatrice felice, alcune delle “verità” colte lavorando, perché “la goccia contiene l’oceano”, e uscendo dalla propria zona di comfort si può far emergere il proprio “sé sconosciuto” grazie al “vuoto che accoglie” e ai “noi-testimone che assiste”: “noi siamo condomìni” e il lavoro attoriale è quello di tirar fuori dai nostri tanti sé quelle parti che possono servire a costruire un personaggio.

“Picciridda”, tratto dal romanzo di Catena Fiorello, è l’occasione per parlare di emigrazione (Maria Burgio si commuove pensando alle nonne Maria e Concetta, al dolore provato alla prospettiva che i propri genitori la abbandonassero facendola crescere dalle nonne proprio come la bambina del libro e del film), di Sicilia, di femminile e femminino (“Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, libro fondamentale del quale poi parliamo a fine serata, un “manuale di sopravvivenza”, una “cassetta degli attrezzi” per le donne e non solo), di violenza sulle donne.

“Sulla giostra” (per il ruolo di Ada l’attrice ha vinto il Premio Mariangela Melato) permette di parlare di quelle donne senza voce apparentemente nate per servire, che non hanno potuto “fare capricci”. Personaggio intenso e commovente, “fuori squadra”, come del resto forse tutti i personaggi della Sardo, divergenti, difficilmente inquadrabili (anche quelli “leggeri” come quelli dei lavori con Carlo Verdone).

Naturalmente la parte di Felicia Impastato occupa un ruolo speciale nella vita e nella carriera dell’attrice, che ha anche conosciuto la madre di Peppino: “Troppo fu”, diceva Felicia, che ha poi ispirato lo spettacolo “La madre dei ragazzi” che ormai “si vende da solo” (commovente la sceneggiatura, perfetta, pesantissimo il ruolo, molto doloroso da affrontare, che ha incantato anche l’America e Oliver Stone, il quale ha creato un premio proprio per assegnarlo a Lucia Sardo).

Le domande di Maria Burgio scandagliano anche temi scomodi come l’impegno degli artisti: Lucia Sardo esorta i giovani a lottare, dato che il “cinema ministeriale” italiano, fatto da attori “addomesticati” non è garanzia di qualità.

I progetti futuri di Lucia Sardo sono tanti, a partire dai film già girati ma da rifinire (una commedia alla “Desperate Housewives” e l’attesissimo biopic su Rosa Balistreri, la nostra Edith Piaf che meriterebbe maggiore conoscenza e studio, secondo l’esempio di artisti come Carmen Consoli, “chitarrista” per Lucia Sardo, gli stessi Curamunì o Carlo Muratori. Speriamo che l’appello lanciato da quest’ultimo per l’intitolazione di uno spazio pubblico in ogni città siciliana sia ascoltato).

Finito lo spettacolo, parliamo con Lucia Sardo di un universo “serbatoio di anime” da cui scaturisce il nostro bisogno di racconto e al quale attingere. Non ha paura di parlare di Dio e del divino, Lucia Sardo, cui ricordo le parole di Sebastiano Burgaretta: “il filo incoercibile della luce” sembra attraversare le vite degli artisti e comunico all’attrice le mie suggestioni sui suoi nomi, Aurora e Sara oltre che Lucia, tutti legati alla luce, sul suo periodo bergamasco a un passo da Caravaggio e dal suo Michelangelo Merisi, Merisi come il primo maestro di Lucia Sardo, che con la luce lavora e il cui mestiere è “portare luce” nel buio delle storie e “portare alla luce” i personaggi.

Il pubblico, numeroso e partecipe, ha seguito la conversazione e le proiezioni con interesse e si è poi attardato a salutare Lucia Sardo e Maria Burgio.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e il seguente testo "DIREZIONEARTISTICA DIREZIONE ARTISTICA Maria B. Cetty B. Corrado G. SOLART'S RI'S 2° edizione "IL CINEMA CINEMACORAGGIOSO" CORAG siraccontano.. 12 agosto LUCIA SARDO 13 agosto ENRICO LO VERSO Conversano con gli attori Maria Burgio e Cristina Gianino Museo Etnologico Solarino(SR SS124 inizio spettacoli ore 20:30 diflondae HlondeaeSirimna Salanna diol diolanum SISTEMA RETE MUSEALE IBLEI"

Attendiamo la conversazione di stasera: Cristina Gianino, che presiede la FIDAPA di Siracusa, intervisterà Enrico Lo Verso.

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