“La bella estate”, il tour di Tosca, il 10 agosto ha toccato il parco archeologico della Neapolis: presso l’Ara di Ierone di Siracusa, per la rassegna Ara World Fest programmata e voluta dal direttore del parco Carmelo Bennardo e da Lello Analfino, si è esibita la poliedrica e raffinata artista che ama la Sicilia e i siciliani e che dopo una giornata in giro per Ortigia ha portato sul palco e sulle pietre antiche la sua voce e la sua musica.
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“Una semplice melodia, un canto assordante”: Tosca è questo e molto di più. Canta, ma recita anche, usa le percussioni con destrezza e grazia, danza.
Intreccia parole, ritmi e linee melodiche di terre e tradizioni diverse (vera World music, verrebbe da dire), autori anonimi, popolari e nomi come Lucio Dalla (Piazza grande), Ivano Fossati (Il suono della voce).
Scorrono canzoni come La mia casa, Cucurrucucú (Paloma) – che ispirò un immenso Battiato, Cosmonauta da appartamento, (di Joe Barbieri, autore degli arrangiamenti, mentre quelli vocali si devono a Tosca), Vai saudade – Um a zero, Algo contigo, Recuerdo de Ypacaraí (di Caetano Veloso), È arrivata Ninì (dove la Via Etnea e una Catania d’antan si materializzano magicamente), La bocca sul cuore…
Non manca la Napoli Te voglio bene assai e di un efficacissimo, polifonico, caotico e armonioso insieme Coro delle lavandaie, la Roma di Serenata de Paradiso, entrambe accompagnate da versi – e questo testimonia l’eclettismo dell’artista, che attraversa con versatilità tanti mondi letterari e musicali e contemporaneamente, nello spirito della capoverdina morabeza che ha dato il titolo all’album omonimo, l’attaccamento alle proprie radici, alla terra, agli affetti. La magia della voce (anzi, delle voci: come ci rivela Giovanna Famulari, Tosca è bravissima nel far uscire i musicisti con cui lavora dalla comfort zone ed esplorare anche la vocalità: non ha coriste ma voci che alla sua s’intrecciano), del ritmo, delle melodie riesce a evocare epoche, atmosfere, geografie, profumi, colori e l’Ara di Ierone diventa la cornice, il palco, la scenografia perfetta di pietre, alberi e stelle per questo viaggio musicale.
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Molto bella anche la scenografia, che evoca atmosfere rétro, coloniali, sudamericane: Frida Kahlo occhieggia dalle decorazioni, perfino dai tamburi. Bicchieri, un pianoforte, come se fossimo in un locale novecentesco, sullo sfondo l’albero della vita: una scena teatrale vera e propria da cui Tosca e i suoi straordinari compagni di viaggio (sincronizzati, sintonizzati sulle stesse frequenze musicali e soprattutto emotive, professionisti di solida esperienza e giovani straordinari: Giovanna Famulari, la “marescialla” al pianoforte e non solo, Massimo De Lorenzi alla chitarra, Luca Scorziello alla batteria, al contrabbasso Annabella Rustico da Mazara del Vallo che regala una jazzata e intensa ballata siciliana, Fabia Salvucci splendida voce) sono entrati e usciti cantando e danzando. Bis, un Bolero che lascia tutti senza fiato (pure Ravel non avrebbe disdegnato).
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Non poteva mancare la sanremese (opera del maestro Pietro Cantarelli) Ho amato tutto, un classico ormai, che vanta un video firmato da Ferzan Ozpetek e diverse versioni in lingue diverse, unite dal filo conduttore di un bellissimo testo, di una melodia struggente, di un’interpretazione superba.
Grazie ai buoni uffici di Alessandro Greggia e Davide Del Campo, oltre che di Gino Morabito, riusciamo a scambiare quattro chiacchiere con Tosca e i suoi musicisti dopo il concerto con tanto di autografi e selfie: stanchi, quasi timidi, è bello vederli fan del nostro Ernesto Marciante, incoraggiare i Bellamorea, scattare foto, gustare una pizza dopo un concerto “muscolare” (definizione di Giovanna Famulari), parlare di caldo e musica, testi e canzoni. Ci azzardiamo a proporre a Tosca un nuovo progetto, magari in siciliano, dopo la Roma e la Napoli dei lavori precedenti.
Anche questo è Ara World Fest, in attesa del concerto del 23 agosto: sarà Danilo Rea a chiudere in bellezza la rassegna.

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