Qualche giorno fa, con entusiasmo, il sindaco di Palazzolo Salvatore Gallo ha rivendicato alla propria amministrazione comunale la ‘scoperta’ – già di qualche anno fa e poi confermata da uno studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dell’Università Roma e di un gruppo di ricercatori dell‘Università di Malta – di un grande bacino d’acqua nel sottosuolo dei monti Iblei (da Palazzolo a Buccheri e Vizzini), notizia rimbalzata sui media come la possibile, pressoché immediata, soluzione ai gravi problemi di siccità e conseguente desertificazione della nostra isola.
“Con gli oltre 17 miliardi di metri cubi potremmo inondare l’intera nostra isola – ha dichiarato euforico Gallo -. La Regione ci dica se ha intenzione di ricorrervi per portare in superficie quest’acqua per far fronte alla crisi idrica”.
E così l’Autorità di bacino della Presidenza della Regione avrebbe chiesto una relazione alle Università siciliane. “Salvo Cocina, a capo della nostra Protezione civile, ha già chiamato il professor Lorenzo Lipparini dell’INGV per un primo contatto e nei prossimi giorni inviteremo l’esperto a Palazzo d’Orléans per approfondire con lui ogni aspetto della questione – ha assicurato il presidente della Regione Renato Schifani -. Il mio governo sta lavorando per individuare ogni possibile nuova fonte di approvvigionamento idrico che consenta di attenuare l’emergenza in atto nell’immediato. Nel medio e lungo periodo, l’enorme giacimento potrebbe costituire un risorsa straordinaria, se le analisi ne attesteranno l’utilizzabilità”.
E certo! Cosa ci sarebbe di più comodo, di più facile che andare ancora a spremere le risorse naturali, piuttosto che, prima di pensare a dissalatori energivori, provvedere a un piano di interventi sulle reti idriche per evitare la perdita di almeno il 50% dell’acqua immessa, alla riqualificazione di invasi e dighe neanche costruite per intero – su Linkiesta Giacomo Di Girolamo ha definito giustamente la diga abbandonata di Blufi nelle Madonie, ‘una vera e propria cattedrale dello spreco’ (consigliamo la lettura dell’interessante articolo https://www.linkiesta.it/2024/02/sicilia-diga-blufi-emergenza-idrica/ ), alla razionalizzazione del sistema di captazione dell’acqua, alla lotta agli allacci e ai pozzi abusivi e/o non controllati, alla tragica speculazione delle autobotti private che da qualche parte dovranno pure andare a rifornirsi (dove?) e ancora alle tante possibilità di risparmio della risorsa a partire dal riutilizzo delle acqua reflue.
Figurarsi un governo della Regione davvero in grado di una governance virtuosa dopo aver dimostrato di non aver saputo ‘catturare’ le risorse del PNRR ed essersi coperto di vergogna tre anni fa, facendosi bocciare in blocco i 31 progetti presentati perdendo così finanziamenti per 450 milioni di euro. E le gare per l’affidamento dei servizi idrici integrati? Anni di attesa come accade nell’Ati di Siracusa.
Davvero chiacchiere da bar quelle sul ‘giacimento’ a disposizione, addirittura di acqua ‘forse’ potabile!
E se, come riporta la cronaca, secondo il professore Lipparini “per portare l’acqua in superficie si potrebbe fare tutto molto rapidamente dal punto di vista pratico, ma ci sarebbe da fare i conti con la burocrazia (sic!)”, a fare un po’ di ordine, a smorzare i facili entusiasmi ci pensano subito le Università chiamate in causa che evidenziano “alcune criticità in merito sia alla effettiva utilizzabilità dell’acqua, sia alle difficoltà per il raggiungimento della falda, che è tra gli 800 e 2100 metri, ed è da tenere in considerazione le caratteristiche geomorfologiche del territorio soggetto a elevatissimo rischio sismico”.
Insomma, previsioni di una soluzione contro la siccità a portata di mano tutte fondate su un ottimismo che in un attimo, come la migliore delle fake news, ha una tale forza travolgente (a cascata!) da cancellare decenni di studi e acquisizioni sulle problematiche connesse allo sfruttamento delle acque sotterranee: da quella più immediata dell’insalinamento delle falde per il cuneo salino e, ovviamente, del loro esaurirsi a causa dell’urbanizzazione e della crescita demografica come dell’inquinamento e appunto dei cambiamenti climatici (in Sicilia non ci sono precipitazione un minimo regolari da maggio e l’ultimo studio sui dati di 1700 sistemi acquiferi in tutto il mondo afferma che nel 71% dei casi le acque sotterranee stanno diminuendo) al vero più temibile rischio della subsidenza con cui già si sta facendo i conti in diverse parti del mondo: in Indonesia il suolo sprofonda, collassa, addirittura con un ritmo di 30 cm all’anno e nelle zone costiere si acuiscono gli effetti dell’innalzamento dei mari.
Azzerate d’emblée, ovviamente, anche tutte le norme a tutela delle falde acquifere.
Possibile che anche chi ha responsabilità di governo non riesca ad esimersi da dichiarazioni insensate, e per giunta, a quanto risulta da alcuni comunicati che arrivano nelle redazioni, ad alto tasso di contagio?

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