Si stanno raccogliendo le firme per vari referendum, ma due sono i più importanti: quello per la riforma dell’attuale legge elettorale (rosatellum) e l’altro contro l’autonomia differenziata (relatore Calderoli). Il primo è partito dopo le elezioni europee ed è proposto da un comitato nazionale di base apartitico. E, chissà perché, neppure i mass media più indipendenti ne hanno parlato anche se la promotrice è l’ex ministro Elisabetta Trenta dell’ex governo Conte, una persona di tutto rispetto. Con il rosatellum fino ad ora si è ottenuto un parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti. Eppure, nonostante ciò, a Siracusa sono in parecchi a nutrire perplessità nel firmare questi quesiti. Ai banchetti i siracusani dichiarano che sono convinti della bella iniziativa perché di base e porta alla modifica di una legge dichiarata incostituzionale già tredici anni fa (prima si chiamava porcellum) che non dà la possibilità di scelta di un candidato espressione della realtà locale, ma poi in molti non firmano. Difatti, sul sito istituzionale della raccolta firme divenuto da pochi giorni anche gratis (prima si pagava il pizzo di 1,9€) le firme raccolte fino ad ora sono giunte a circa 26mila.
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Invece per l’altro referendum contro l’autonomia differenziata la raccolta firme iniziata da pochi giorni, solo sulla piattaforma online sono oltre 375 mila i favorevoli. È da considerare che questa iniziativa raccoglie un largo comitato promotore formato da Cgil, Uil, Pd. M5s, Si per contare i più importanti, ma anche da centinaia di movimenti e associazioni nazionali e locali quali l’Arci, l’Anpi, le Acli, ecc.
Anche a Siracusa si ripropone la stessa tendenza nazionale nella diversa adesione alle due proposte, molti sembrano spinti dal timore che con l’autonomia possa cambiare qualcosa di sostanziale nelle proprie vite.
È quindi un sentimento irrazionale a spingere nella direzione detta?
Su Il Fatto quotidiano Alfiero Grandi, più volte parlamentare, sindacalista della Cgil, vicepresidente del Coordinamento della democrazia costituzionale, osserva: “La gente l’ha capito, il referendum può far cadere il governo”.
Ne siamo sicuri qui a Siracusa? In questa città sonnolenta la maggioranza dei votanti che diminuisce sempre più, d’un tratto ha deciso di far cadere il governo? Non può essere che l’opposizione abbia toccato un tema ‘propagandistico’ che fa presa sulla gente a livello emotivo come potrebbe essere l’eventuale paura di un’ancora maggiore difficoltà, ad esempio, nell’accesso alle cure mediche? È una propaganda che tocca le certezze personali che sta portando a scegliere in tal modo? Chiaramente è solo un’ipotesi. Le cause potrebbero essere tante e si dovrebbe indagare su un campione statistico rappresentativo. Però in città la differenza di firme rimane abbastanza netta.
Eppure, se si vuole fare un’analisi più approfondita, bisognerebbe riflettere sul fatto che abbiamo una legge incostituzionale da 13 anni e nessun partito nel parlamento ha voluto occuparsene, forse perché piaceva a tutte le segreterie decidere in maniera totalmente antidemocratico? E ancora, qualsiasi referendum che si raggiungerà come quello richiesto dalla Cgil sulle leggi del lavoro ed eventualmente quest’ultimo sull’autonomia differenziata troveranno nella discussione in parlamento proprio quei nominati, tra l’altro facenti parte di una minoranza politica nel Paese che è maggioranza anche nelle commissioni, decidendone i tempi.
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Premessi questi chiarimenti, forse appare più evidente la primaria importanza del referendum sulla riforma del rosatellum che porterebbe a una rappresentanza più democratica e consona alla realtà del Paese e forse una maggiore affluenza alle urne. Per averne conferma di questo basta osservare un episodio di grave distorsione accaduto che denota cosa può fare un parlamento di nominati. È stato quello del referendum sull’acqua pubblica del 2011 che ebbe l’affluenza alle urne del 57% con risultati clamorosi: Sì il 95,35% – No appena il 4,65 %. Ma in un parlamento di nominati, con nessuna stretta delega territoriale a cui dover fare riferimento da parte dei parlamentari, il grande risultato popolare fece una fine ingloriosa come tutti sanno.
Così possiamo osservare che anche fra i partiti più progressisti c’è una negata democrazia. Erano altri tempi quelli della prima repubblica quando un partito radicale che non aveva alte percentuali di votanti alle sue proposte referendarie portava milioni di italiani, compresi i siracusani, ad un’affluenza sentita. Esisteva allora più democrazia e libertà di pensiero nella maggioranza dei siracusani? Non importa che a pochi riflettere su democrazia e libertà, consapevolezza politica? Possibile che non si comprenda che anche questo abbia ricadute sul nostro benessere economico e personale, che non si può più lasciare ad altri il compito di decidere per tutti noi?
Il sito su cui votare on line il referendum avendo solo lo Spid è https://www.iovoglioscegliere.it

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