Ha avuto una scarsa eco mediatica la presentazione del corso di laurea in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale, che sarà attivato, se tutto va bene, come mi auguro, nel prossimo anno accademico 2024/2025. Il corso afferisce a Scienze umanistiche dell’Università di Catania e sostituirà quello in Promozione del Patrimonio Culturale, che, spiace dirlo, è stato un clamoroso flop.
Il nuovo corso, frutto della collaborazione di Scienze Umanistiche (la vecchia facoltà di Lettere) e di docenti di economia, appare coerente nel rapporto tra le finalità formative e le materie di insegnamento (il curriculum). E’ diviso in due indirizzi: Valorizzazione turistica del patrimonio culturale e Management e sostenibilità del turismo. In entrambi gli indirizzi coesistono, senza sbavature o squilibri, discipline di natura umanistica (Archeologia, Storia dell’arte nell’antichità, Cultura greca e tradizione classica, Geografia culturale del territorio, eccetera) e discipline di natura economica (Economia del turismo, Analisi flussi turistici, Management imprese turistiche e culturali, Diritto del turismo e del patrimonio culturale, eccetera). Il corso è stato costruito, non esito a riconoscerlo, con equilibrio e impegno.
Molto positiva la scelta per entrambi gli indirizzi di puntare su un insegnamento intenso della lingua inglese: non si può operare nel campo turistico senza la conoscenza delle lingue.
Ho qualche perplessità sulla scelta di rendere opzionali e non obbligatorie alcune materie (per esempio Economia del turismo e, visto che il corso si svolge a Siracusa, Cultura greca e tradizione classica ). E’ giusto, oltre che doveroso, lasciare una certa autonomia di scelta allo studente nella formazione del piano di studi, col rischio però che essa si traduca nell’opzione per le materie più “facili” o per i docenti più “buoni” (cosa che abbiamo fatto tutti) a discapito dell’importanza di alcune discipline considerate più “difficili”. Perciò è opportuno che i piani di studio rispettino determinati criteri formativi. Si tratta di un aspetto che sicuramente è stato tenuto nella giusta considerazione dai docenti che hanno elaborato il corso di laurea.
Le performance del corso dipendono certamente dal curriculum, ma è la qualità dei docenti a fare la differenza. Su questo aspetto mi appello al vecchio detto secondo cui la prova che il budino è buono consiste nel mangiarlo.
Quali sbocchi occupazionali può dare la laurea in Progettazione e gestione del turismo culturale? L’obiettivo del corso è quello di formare tecnici delle attività ricettive; organizzatori di fiere, esposizioni ed eventi culturali; guide turistiche; organizzatori di convegni e ricevimenti, eccetera. Ma è perfino ozioso dire che l’università può solo formare e che la pianificazione di una razionale politica del turismo che ampli le opportunità lavorative spetta ai governi di Roma, Palermo e Siracusa.
Considerazione finale: avendo amministrato il Consorzio Universitario Archimede, credo di aver acquisito quel po’ di esperienza che mi consente di esternare sommessamente qualche riserva sulla validità non di questo corso, che ripeto mi sembra costruito con sagacia, ma in generale dei corsi triennali che afferiscono ai beni culturali, al turismo culturale. Il loro principale limite, a mio avviso, è l’approccio generalista.
Tornando al nostro corso, parlare, come ha fatto un assessore comunale, di “alta formazione” prima ancora che inizi l’anno accademico mi sembra esagerato, a dir poco. “Alta formazione”, secondo me, sarebbe stato un master biennale in Progettazione e gestione del turismo culturale in lingua inglese.

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