Il progetto, non inedito, di una pista ciclopedonale che da Thapsos al Ciane, e ancora oltre fino a Cassibile, a Noto (!), è stato presentato il 24 u.s. dal professore Luigi Alini in occasione del convegno “Siracusa: Il Regno del Possibile. Rigenerazione Urbana e Sviluppo Sostenibile” organizzato dalla Struttura Didattica Speciale di Architettura Siracusa (Università degli Studi di Catania), Ance e Confindustria Siracusa.
Presenti tra gli altri, nella sala intitolata all’avvocato Ugo Gianformaggio, alcuni dei ‘molti’ studenti che hanno lavorato con Alini, professore ordinario di Tecnologia dell’Architettura, per gli studi propedeutici a un progetto “possibile – secondo il docente – con gli strumenti che abbiamo a disposizione”: trasformare quella green way in vera infrastruttura. Studi sulla densità demografica delle aree, sulle criticità idrogeologiche, sulla presenza di amianto e altro.
“Oggi è solo qualcosa per il tempo libero che attraversa luoghi di sconfinata bellezza. Da un po’ di tempo con l’amico Fabio Cilea stiamo lavorando per immaginarla da Thapsos, sito protostorico che tutti conosciamo, abbandonato, alla riserva Ciane Saline. Sono 22 chilometri, una breve passeggiata anche per i ciclisti dilettanti. Un concentrato di elementi straordinari che credo nessun’altra esperienza possa offrire. Passi da Thapsos alla riserva di Priolo, ricca di biodiversità, poi attraverso le mura dionigiane, millenni di storia in un paesaggio straordinario fino ad attraversare un tratto della città in contesto urbano e alla fine intercetti tutta l’area della riserva, 360 ettari di verde, di aree boschive e agricole dalla biodiversità straordinaria, dove sono già percorribili altri 16 chilometri.
Eppure questa straordinaria biodiversità non è parte integrante della città per quel chilometro e due di ‘interruzione’ che impedisce una connessione organica con la città, il tratto sul Waterfront, il tratto più delicato. Siracusa è una città particolare, di cui bisogna comprendere ogni aspetto, quelli su cui studiamo studenti e colleghi. E in tutto questo si inserisce anche questa grande infrastruttura che è la stazione di Siracusa che verrà trasformata e vedrà la realizzazione di un tratto di ciclovia. Capite bene che cosa significa dal punto di vista della mobilità e di come questa ciclovia comincia a diventare, ad assumere il carattere di una vera e propria infrastruttura. Per la mobilità, quindi non soltanto per il territorio. È in corso, possiamo dirlo, ormai l’abbiamo già anticipato, un dialogo con RFI per capire se ci sono le condizioni per ripristinare un casello che è lì presente ma dove non c’è mai stata una fermata in termini di esercizio quale ulteriore elemento di connessione, di mobilità con la città”.
In particolare il professore Alini si è soffermato sul rischio idraulico dell’area interna al Porto Grande, le antiche paludi Lisimelie: “Le previsioni, gli scenari più preoccupanti parlano di un arretramento di 70 metri della linea di costa con l’aumento del livello del mare, come attestato da una ricerca fatta da tre o quattro università, anche con l’università di Catania. Ovviamente noi ci auguriamo che questa ipotesi non si realizzi ma sono scenari che cominciano a dare dei segnali. Pensate a quello che è accaduto nelle saline. Ci sono interi tratti della costa che sono stati ormai completamente erosi, ma in altri punti in 30 anni – abbiamo preso i dati che vanno dal 1988 a 2023 e sovrapposto la linea di costa attraverso l’immagine satellitare – la linea di costa è avanzata per accumulo dei sedimenti”.
E poi, oltre alla pista ciclopedonale, il professore ha anche presentato un altro progetto di rigenerazione relativo all’area che dall’inizio di corso Umberto – “Dove i turisti arrivano e attendono il bus sdraiati in una maniera indecorosa per la città di Siracusa” – comprende il Ginnasio Romano fino alla via Elorina, area di competenza del Parco Archeologico, e all’ex idroscalo del quale da tempo si chiede la smilitarizzazione.
Progetti non inediti dicevamo. Ne sentiamo parlare da decenni. Tra le proposte del Piano di Sviluppo Sostenibile (Mis.5 Delib. CIPE n.16/2002) – un altro insieme di sogni possibili concretizzatisi solo in piccola parte, laddove erano minori gli ostacoli, e in anni e anni (alcuni ancora con lavori in corso) – erano almeno 9 i progetti strategici relativi alla riqualificazione di tutto il nostro arco costiero come all’area di viale Ermocrate: 1° Parco Lineare Costiero – 3° Waterfront Porto Piccolo, 5° Waterfront Porto Grande, 6° Passeggiata pista ciclabile Pantanelli, 7° Pista ciclabile Anapo – Ciane – Penisola della Maddalena, 8° Parco naturalistico della Penisola della Maddalena – 9° Strada Statale 124 intersezione Ermocrate-Orsi: Sistemazione funzionale del nodo viario – 14° Pista ciclabile sulla ferrovia dismessa: Santa Panagia – Cappuccini – 15° Pista ciclabile e viabilità ordinaria sulla sede ferroviaria dimessa: Cappuccini – Piave.
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Di ogni proposta l’ATI Turner &Townsend Group, TAU Srl, Sinergheia Gruppo Srl, incaricata del lavoro, aveva valutato ogni aspetto: dalla sostenibilità tecnico territoriale a quella economico finanziaria e amministrativa istituzionale e gestionale. Erano stati computati i costi e individuate le fonti di finanziamento, ‘persino’ le spese da sostenere per ‘comunicazione e condivisione del progetto con la cittadinanza’. Condivisione del progetto che dovrebbe significare qualcosa in più rispetto ai convegni di Confindustria/Università/Ance e a quelli sporadici dell’Amministrazione che consegnano in genere ai Siracusani ‘sogni’ già impacchettati e che, a volte, sembrano aver ‘dimenticato’ i veri inevitabili partner (ci ha stupito, nel corso del convegno del 24, la presenza del direttore del Parco Archeologico tra gli ‘spettatori’ delle ultime file mentre si parlava di progetti relativi proprio alle aree di competenza del Parco. Uno sgarbo istituzionale?)
Queste le azioni volte alla condivisione di ognuno dei progetti elaborati nel Piano: Preventiva attività di formazione/informazione interna per il personale dell’Ufficio relazioni col pubblico e per i rappresentanti dei Consigli di Quartiere (una giornata); Istituzione presso i Consigli di Quartiere di un punto informativo e di ascolto della cittadinanza che per un anno circa, secondo un calendario stabilito, sia aperto al pubblico; Tale punto informativo vedrà la presenza di personale appositamente formato (due risorse) presente in loco almeno mezza giornata la settimana; Comunicazione via web attraverso il portale del Comune di Siracusa ed il portale del Piano di Sviluppo Sostenibile on la creazione di pagine ad hoc e la gestione di un forum; Campagna d’informazione capillare attraverso “redazionali” sui quotidiani locali, conferenze stampa, note diffuse dall’Ufficio stampa del Comune, realizzazione di un pieghevole o un opuscolo informativo in distribuzione presso tutti gli uffici pubblici, realizzazione e affissione di manifesti pubblicitari. No comment!
E ancora, nelle analisi di fattibilità del Piano di Sviluppo Sostenibile, oltre all’attenzione all’incremento del verde urbano – altro fattore oggi scarsamente considerato se non in future prospettazioni (l’archeoparco urbano nel quartiere Tiche da sette milioni di euro) -, erano correttamente quantificate anche le somme da prevedere per la successiva gestione (individuandone le possibili criticità) senza pensare alla quale nessun intervento sul territorio può aver senso se non quello di spreco delle pubbliche risorse, come emblematicamente rappresentato da quella Casa del Sale della riserva (evocata nel convegno) distrutta prima che dall’erosione del mare dall’ignavia degli uomini.
Quale modello gestionale e manutentivo, l’ATI proponeva, in alternativa alla gestione diretta da parte del Comune di Siracusa, la costituzione di una società di scopo (pubblica-privata) con soggetti da individuare.
Già tutto scritto, quindi. Tutto pronto. Ma da allora sono trascorsi vent’anni.

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