INSERIMENTO DI SIRACUSA NELL’AdSP: ANCORA IN MEZZO AL MARE

Un convegno per affrontare a 360 gradi le problematiche relative al Porto di Siracusa” dopo l’inserimento delle rade del Porto Grande e di Santa Panagia nell’Autorità di Sistema del Mare di Sicilia Orientale – già ricompresi i Porti di Augusta, Catania e Pozzallo – per un maggiore coinvolgimento di tutta la cittadinanza grazie a un “generalizzato ed ampio dibattito e confronto pubblico”: questa la finalità di un gruppo di lavoro costituitosi un paio di mesi fa di cui ha dato notizia l’avvocato Giovanni Randazzo.

È stata infatti una scelta opportuna quella sancita anche dal Consiglio Comunale aperto del1 marzo? In quell’occasione la voce più autorevole ad esprimere prudenza e “occhi aperti” più che perplessità è stata quella del sindaco Francesco Italia; per il resto tutti d’accordo per le magnifiche sorti e progressive spalancate dall’emendamento presentato dal senatore Antonio Nicita.

Ma qual è al momento lo stato dell’arte? A chiarirlo, ancora una volta, in maniera esplicita, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale Francesco Di Sarcina in occasione del convegno del 25 scorso – “Siracusa: Il Regno del Possibile. Rigenerazione Urbana e Sviluppo Sostenibile” – promosso dalla sede di Siracusa dell’Università degli Studi di Catania, Ance e Confindustria Siracusa. “Sono un tecnico. Devo, prima di dire qualcosa di specifico, leggere le carte e finora ho solo fatto qualche sopralluogo”, questo il presupposto ricorrente di Di Sarcina.

L’inserimento dei porti di Siracusa nell’Autorità, al momento, “deve essere ancora perfezionato, non sotto il profilo normativo bensì sotto quello funzionale. Si tratta di una prassi, non di una norma (di cortesia istituzionale nel rapporto con la Regione Di Sarcina aveva parlato in una nostra intervista, ndr). A questo passaggio di legge solitamente segue una sorta di accordo, un protocollo d’intesa stipulato tra l’Autorità di sistema portuale, che riceve il porto regionale, e la Regione Siciliana rappresentata dall’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente. Questo protocollo stabilisce ad esempio come spendere le risorse, definisce esattamente i confini del porto genericamente indicati nella norma e ovviamente prevede il trasferimento integrale di tutta la documentazione cartacea relativa alle attività in corso che riguardano sia gli interventi strutturali e le manutenzioni che naturalmente le concessioni demaniali. E poi in questo accordo normalmente vi è il trasferimento di tutti i pod delle utenze elettriche, insomma tutto quello che serve per attivare e prendere coscientemente in mano un porto.

Questa seconda attività, quella che riguarda la Regione Siciliana, non è stata ancora completata, ma è stata avviata perché abbiamo già condiviso una bozza di protocollo d’intesa sulla linea di quello firmato per il porto di Pozzallo. L’auspicio è che si faccia presto”.

Il sistema portuale al momento, con i porti di Catania, Augusta e Pozzallo, è in sostanziale equilibrio perché presenta ogni tipologia – dalla cantieristica e dal commerciale al crocieristico e diporto di piccola e media dimensione, per dirne qualcuna – e ogni porto ha la sua vocazione sostanzialmente ben definita. Obiettivo dell’Autorità di Sistema è quindi quello di far funzionare tutto bene, in armonia e senza concorrenze interne per garantire piena efficienza.

Per Siracusa occorre distinguere: per quanto attiene il traffico di Santa Panagia e la sua vocazione di terminale petrolifero, consolidata nella strategia nazionale, occorre creare regole comuni con Augusta e guardare in prospettiva futura per il suo sviluppo.

Di Sarcina collegato in video conferenza

Per il Porto Grande la vocazione appare sostanzialmente turistica. “Scelte su cui ragionare con il sindaco e con tutte le istituzioni, ma mi verrebbe difficile pensare a un cambiamento drastico di funzioni di questo ambito portuale. Piuttosto lì bisogna fare dei ragionamenti di grande equilibrio, di interventi sostenibili. Dobbiamo studiare per bene le carte, però so che non possiamo permetterci di fare attività devastanti che squilibrino il delicato ecosistema che in questo momento è presente a Siracusa. Intendo dire che, se provassimo a immaginare di fare un intervento di ampliamento dell’ambito crocieristico per portarvi delle grandi navi in numero importante, facendo interventi strutturali che naturalmente comporterebbero dei mutamenti significativi dal punto di vista paesaggistico e ambientale della rada, avremmo degli effetti, degli impatti notevoli e non trascurabili sul delicato equilibrio di Siracusa stessa Immaginate: una nave di grande dimensione oggi arriva ad ospitare fino a 5mila passeggeri. Portare 3-4 navi di queste navi contemporaneamente significherebbe far scendere a terra 20 mila persone da gestire sotto ogni punto di vista. Non possiamo guardare a questa ipotesi con il simbolo dei dollari dipinto sulla pupilla, guardiamolo anche per gli effetti collaterali che ne deriverebbero. Ecco perché è molto importante che con le amministrazioni e con le forze vive della città si decida insieme. E dico anche chiaramente che dobbiamo cercare di far parlare Siracusa con Catania perché le funzioni croceristiche sono presenti in entrambi i porti e certamente io non posso permettermi di mettere in concorrenza l’uno con l’altro perché devasterei sia l’uno che l’altro porto, e invece dobbiamo metterli in sinergia, farli dialogare rispettando ovviamente le forze e le capacità locali prima di tutto”.

E poi il settore diportistico, privato. Progetti su cui si lavora da tempo e su cui, secondo Di Sarcina, ci sarebbe “sintonia con le principali istituzioni pubbliche”, di cui si terrà conto perché non si può agire come “chi arriva da fuori e pretende di azzerare tutto quello su cui si è lavorato, ripeto, in maniera responsabile per parecchio tempo. Noi dobbiamo osservare se è il caso di inquadrare una logica precisa, se è il caso di dare i nostri suggerimenti, ma siamo in un momento nel quale nessuno di noi si può permettere, su alcune iniziative, di dire siamo arrivati noi, parla al centro, si ricomincia da capo, perché sarebbe anche questo un atteggiamento irresponsabile”.

Quindi la road map: studiare le carte della Regione, buttare giù dei ragionamenti, anche cercando di verificarne un minimo la fattibilità con gli operatori locali come con gli armatori – “Se noi decidiamo di fare una determinata iniziativa e portare un determinato traffico, piccolo, grande, medio, quello che sia, in un porto, prima di dirlo a tutti, dobbiamo essere certi che ci sia un mercato interessato a fare una cosa del genere, quindi noi dobbiamo in qualche misura fare le nostre verifiche, ragionare in questo senso e naturalmente condividerle con il territorio” -.

Rapportarsi con il territorio quindi: cioè in primis con il sindaco – “perché sono rispettoso delle figure istituzionali” – con la Regione, proprietaria del porto, la Capitaneria, l’università e anche il mondo dell’associazionismonella misura in cui questo mondo accetti di inserirsi nel dibattito nella maniera giusta, nel senso che noi dobbiamo anche capire che esiste una fase…”. Di Sarcina non chiude il concetto ma ne diventa poi chiaro il senso: c’è poco tempo, fino alla fine del suo mandato, almeno per elaborare il documento di pianificazione strategica di sistema, fondamento della successiva pianificazione portuale, bisogna far presto e subito si occuperà delle concessioni demaniali per arrivare a dei risultati.

Un ultimo cenno alle banchine: alcune “non sono operabili… non voglio entrare nel dettaglio, ma ci sono tutta una serie di cose da fare e considerando che siamo in area Sin non saranno facilissime e veloci. Prima di pensare ad altro, dobbiamo rendere le infrastrutture che abbiamo perfettamente efficienti, funzionali e moderne”.

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