Tra gli eletti al Parlamento europeo c’è anche lui, il messinese Giuseppe Antoci: ex presidente del Parco dei Nebrodi, candidato nel Movimento 5 Stelle nella Circoscrizione Italia insulare, ha superato tutti con 64.587 preferenze, il sostegno di chi in lui vede colui che ha dato il via, con coraggio, alla lotta alla mafia dei pascoli, per la difesa della legalità e il contrasto ai fenomeni mafiosi.
Si era mosso subito dopo l’insediamento nel 2013 recandosi dai vari sindaci della zona e riscontrando in prima persona il meccanismo di pressioni e intimidazioni che subivano gli agricoltori in quel territorio. Ha presto compreso che il giro dei fondi europei era milionario (il valore della programmazione 2007/2013 equivaleva per la Sicilia a 5 miliardi di euro) e che il fenomeno era anche più esteso del territorio avuto in gestione perché su tutta la regione.
Da qui il suo percorso di approfondimento su come arginare le associazioni criminali con studi e incontri che hanno portato alla creazione di un “Protocollo di Legalità” per impedire l’uso delle false autocertificazioni antimafia con cui le organizzazioni criminali si accaparravano i terreni per i quali poi chiedere i contributi europei. Subito dopo la stesura della prima bozza del protocollo, sono arrivate ad Antoci le prime intimidazioni mafiose fino all’attentato dal quale è uscito illeso grazie all’auto blindata e all’intervento della scorta. Per nulla intimorito, Antoci ha successivamente introdotto nel Parco un ulteriore protocollo per l’assegnazione degli affitti dei terreni che prevede la presentazione del certificato antimafia anche per quelli di valore a base d’asta inferiori a 150.000 euro, un protocollo esteso nel 2016 a tutta la Sicilia per poi essere tradotto in legge dal Parlamento italiano nel 2017.
Per queste azioni l’Unione europea gli ha assegnato un premio e quel protocollo oggi è riconosciuto nei Paesi Europei come un valido strumento di lotta alla mafia e criminalità da applicare in tutti i Paesi dell’Unione. Infine è giunta la sua rimozione ad opera del presidente della regione Musumeci che invece di spiegare i reali motivi della sua decisone lo ha citato in un contesto del tutto estraneo, quello del sistema Montante, una questione estranea e lontana dal lavoro che svolgeva Antoci. Nello specifico Musumeci lo accusava di far parte del “cerchio magico Montante”.
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“Se Musumeci pensa di attaccarmi preoccupato della mia storia personale ora che mi presento a queste elezioni, sappia che io non indietreggerò di un passo soprattutto per tutelare la mia dignità. A tal riguardo ho già dato mandato ai miei avvocati per porre in essere eventuali azioni legali. Non si può giocare con la vita delle persone perbene” aveva reagito.
Incontriamo Giuseppe Antoci a Siracusa il 23 giugno nel suo giro iniziato dopo la nomina. Cosa ci dice di questa elezione?
A Strasburgo porterò i temi che ho toccato in campagna elettorale, sono temi fondanti su cui impegnarsi per proseguire nelle nostre idee che vanno ben spiegate a tutti. Sono stato il più votato del centro sinistra in Sicilia con 64.587 e anche per questo mi sento ancor più impegnato. Bisogna essere produttivi e saper comunicare. Sono grato a chi mi ha votato e per questo ho deciso di non far passare neppure un weekend e intanto cercare di ringraziare tutti, e ho trovato molti sorpresi che io volessi stringer loro la mano. Non sono abituati a questo modo di fare che per me è intanto educazione e poi necessità di dare ascolto del territorio.
Devo dire che la mia scelta è iniziata proprio a Siracusa quando sono stato invitato da Filippo Serra nel suo ufficio insieme al presidente Conte. Ora che mi ritrovo eletto al Parlamento Europeo voglio mantenere questo legame con la città. In questo momento sono io ad aver bisogno del sostegno e dell’impegno di tutti per non essere solo in questa nuova impresa.
L’essere il parlamentare europeo più votato del centro sinistra in Sicilia mi pone delle responsabilità, non voglio fare retorica, per me è tutto vero. In campagna elettorale ho incontrato un gruppo di imprenditori agricoli che mi hanno consegnato un elenco di richieste. Ho detto loro: io non capisco tutto ciò che avete scritto, conserverò questi fogli e se dovessi essere eletto tornerò da voi e mi aiuterete a capire come portare avanti quello che mi chiedete, perché io non posso sapere tutto. Penso che i politici debbano liberarsi di quella parola che ha devastato la politica italiana: l’Io. C’è stato l’io di Berlusconi, di Salvini e di tanti altri ancora. Invece bisogna pensare che non può esistere un mandato elettivo da rappresentante parlamentare senza l’ascolto dei territori.
Altrimenti si va là, si fa qualche interrogazione e basta.
I siciliani non sembrano appassionarsi all’Europa, la sentono lontana, forse ostile.
Sarà mio compito cercare di far sì che cambino idea. Non ho mai avuto l’aspirazione di fare il parlamentare. Ma ora ho chiaro che 64.000 persone mi hanno dato fiducia e io non la devo tradire. Devo ascoltare e fare anche quello che nessuno ha mai pensato. Oggi abbiamo la norma da me promossa che è considerata dagli giuristi italiani come la più devastante per il patrimonio delle mafie dopo la legge Pio La Torre. È nata dopo aver ascoltato i problemi delle persone. Devo continuare su questa strada. Non mi piacciono le questioni burocratiche, per me sono una perdita di tempo. Ho in testa tante idee sui temi fondanti del movimento cinque stelle, ma anche per l’ambiente. Ora chiedo a tutti di fare squadra. Una cosa l’ho capita: se rinunci a una responsabilità c’è sempre qualcuno che si mette in quel posto facendo anche il contrario di quel che avresti potuto fare tu per il benessere della comunità. È per evitare che ciò accada che ho accettato l’incarico.
Il silenzio e il mettersi di lato non paga.

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