Scintille tra la Direzione del Parco Archeologico, Inda e imprenditori privati? Forse!

Per uno come l’architetto Carmelo Bennardo, Direttore del Parco Archeologico di Siracusa, il termine più ‘azzeccato’ è ‘abbottonato’. Riuscire ad avere qualche informazione da lui è decisamente un’impresa.

Incuriositi dall’ultimo comunicato dell’assessore Fabio Granata (che comunque merita ulteriore attenzione per altri interessanti aspetti) per il riferimento ad asserite “conflittualità tra la Direzione e i soggetti protagonisti, a diverso titolo, del Parco come la già citata Fondazione Inda ma anche Aditus e Civita che si occupano della biglietteria, degli accessi e dei servizi aggiuntivi”- così infatti ha ‘svelato’ l’assessore nell’auspicare “una Governance condivisa, nella sede istituzionale del CTS, con i Sindaci di Siracusa, Avola, Noto, Palazzolo, Buscemi oltre agli altri Sindaci interessati come quelli di Sortino, Ferla, Buccheri, Cassaro (metà provincia, quindi!)” per “pianificare una utilizzazione sapiente e dinamica delle risorse, con un coinvolgimento nelle scelte strategiche di tutte le parti in causa” – abbiamo voluto chiedere al direttore Bennardo quali fossero le cause dei dissapori.

La sua risposta, quasi estorta, è stata stringatissima: “Non so di cosa l’assessore stia parlando. Deve domandarlo a lui. Quale conflittualità con l’Inda se operiamo insieme? Ma se anche l’altro giorno ho partecipato alla conferenza stampa per la presentazione della nuova stagione! Non capisco. Per il resto posso solo dirle che io mi limito a fare gli interessi dell’amministrazione. Sono un tecnico, non mi occupo di politica. Tra l’altro il CTS opera a termini di legge e i suoi componenti sono stabiliti dalla norma. Personalmente sono sempre disponibile ad ascoltare le opinioni di chiunque faccia parte del CTS, dei sindaci come del membro nominato dagli stessi come esperto Carlo Castello”.

E così non c’è rimasto che rivolgerci allo stesso assessore per sapere di quali conflittualità parlasse. Questa la sua risposta, anch’essa stringata, e in quanto tale non chiarificatrice: “Si tratta di un intervento positivo e da stimolo, non polemico. Questa Città non ha bisogno di polemiche ma di buone pratiche. Il mio è un invito a creare una Governance dell’intero Parco (e non della sola Neapolis) che sia luogo di confronto, creazione di strategie e decisioni. Tutto qui”.

Ma non deve essere esattamente così se nel comunicato Granata più volte allude a una sorta di mancanza di ‘collaborazione’, come se si fosse inceppato qualcosa rispetto alla precedente direzione, nonostante ribadisca una continuità d’azione tra il prima e il dopo – “Il Parco è qualcosa di ben più complesso della sola Neapolis, dove la valorizzazione ha già raggiunto buoni risultati e dove la poderosa “trazione” dell’Inda fanno presagire una nuova, ottima, stagione. Qualcosa di più complesso che ha certamente il suo cuore pulsante nello spazio della Neapolis che l’attuale Direzione del Parco, in continuità con le precedenti, ha contribuito a valorizzare” -. Eppure per noi rimane inequivocabile l’invito che, del suo comunicato, è il senso ultimo: “Inauguriamo una nuova stagione improntata al dialogo e a un atteggiamento solidale, trovando soluzioni di collaborazione e “convivenza” con la Fondazione Inda e le Imprese culturali, nel pieno rispetto delle norme!” Più chiaro di così!

Qualcosa quindi deve essere successo, anche perché è innegabile il cambio di passo della direzione Bennardo, e proprio a partire dall’attenzione per la ‘salute’ del teatro greco precedentemente trattato come un qualsiasi palcoscenico. Non certo come un monumento che andrebbe invece assolutamente tutelato e preservato, preoccupazione che dovrebbe essere di tutti.

E d’altra parte non si sono placate le polemiche per il divieto a tenervi lì qualsiasi spettacolo musicale. Ancora pochi giorni fa, nel corso di un’intervista a Siracusa News, il sindaco Italia, critico nei confronti della struttura dell’Ara di Ierone, per lui assolutamente inadeguata, ha affermato che così viene “massacrata questa e altre stagioni, senza alcun documento che dimostri eventuali danni al teatro greco da parte degli spettacoli o dei decibel”.

Ed è vero. La grande assente nella programmazione degli spettacoli musicali in Sicilia è Siracusa. Cos’ha fatto l’Amministrazione per cercare un’alternativa – sicuramente possibile – al teatro greco? Nulla. Solo l’ormai stucchevole refrain sui decibel che non possono danneggiare la pietra della cavea, come se fosse questo il problema e non il fatto che il teatro ha assoluto bisogno di un intervento di manutenzione straordinaria per evitare che i danni già presenti, e documentati, non si traducano nel completo distacco di interi blocchi su cui semmai fare interventi di ‘riparazione’ grossolani, come purtroppo già è stato fatto in passato.

Ed è anche vero, come dice il sindaco, che da mesi si aspettano le relazioni degli esperti che stanno conducendo sul monumento, per la prima volta in assoluto, gli studi sollecitati proprio dal direttore Bennardo. Ma è probabile, e non crediamo che ciò sfugga al sindaco, che la spiegazione sia proprio nell’ampiezza delle analisi richieste, nel gran numero di esperti e università chiamati all’opera. Sinceramente riteniamo che il valore ineguagliabile del teatro greco della Neapolis meriti tutta la pazienza del mondo.

E un’ultima considerazione. A noi il direttore Bennardo (che comunque agisce in nome e per conto dell’Assessorato regionale finalmente consapevole di alcune innegabili priorità) appare come uno strenuo difensore contro la disneylizzazione del Parco avviata con la precedente gestione in nome di una ‘valorizzazione’ intesa, più che a esaltare gli aspetti storico culturali del bene, a banalmente sfruttarne le potenzialità commerciali.

Si tratta di una distorsione che riguarda molti nostri siti culturali a Siracusa, come in Sicilia e in tutta Italia, che potrebbe però trovare un primo antidoto facile facile: iniziare a togliere i servizi di biglietteria alle società private per internalizzarle, come d’altra parte è già per alcuni siti.

 

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