Democrazia partecipata. Il regolamento che verrà

Dal 30 maggio fino alle 12 del 15 giugno 2024 tutti i cittadini residenti a Siracusa potranno presentare le proprie idee progettuali per partecipare attivamente alla Democrazia Partecipatastrumento che mira a coinvolgere la cittadinanza in scelte di azioni di interesse comune, destinando ad esse una quota degli annuali trasferimenti regionali. La somma stanziata è pari a 50.000 euro, ed ogni progetto potrà essere finanziato fino a 16.500 euro” comunica l’Amministrazione.

Ancora per quest’anno varrà il regolamento vigente ma dal prossimo si cambia: le nuove regole sono in discussione in Commissione e presto verranno approvate dal Consiglio Comunale. Un passaggio che forse non interessa molto, e molti, eppure la Democrazia partecipata è una di quelle (pochissime) iniziative regionali di cui dovremmo andar fieri visto che questa legge è unica nel panorama nazionale per una serie di caratteristiche, tra cui il mettere a disposizione dei fondi dedicati.

Un modo per coinvolgere i cittadini (per quanto possibile) alla gestione della cosa pubblica, cioè di tutti, anche loro (un’ovvietà che però non sembra tale), e stabilire forme di collaborazione, oggi si preferisce parlare di co-progettazione (che è altro!), tra amministratori e amministrati. Una sorta di primo banco di prova per poi passare a forme più strutturate e incisive come per esempio il bilancio partecipativo, ma non ne parliamo neanche perché, in verità, ci sembra obiettivo troppo ambizioso perché le nostre amministrazioni possano porselo.

Una scommessa promossa con caparbietà e convinzione nel 2019 (con alcuni anni di ritardo rispetto alla norma regionale) dall’allora vicesindaco Giovanni Randazzo e dall’assessore Rita Gentile che però negli anni, piuttosto che radicarsi sempre più tra i cittadini, è sembrata diventare obiettivo di pochi, soprattutto di gruppi ben organizzati capaci di raccogliere abbastanza agevolmente i voti necessari a far approvare il proprio progetto passando attraverso le fasi di selezione.

È mancato nel tempo, almeno a nostro giudizio, un reale entusiasmo nei confronti di questa possibilità di fattivo coinvolgimento dei cittadini da parte della stessa amministrazione e a demotivare ha giocato anche una certa lentezza e burocratizzazione delle procedure affidate agli uffici.

Ma ora sembrerebbe che il neo assessore Marco Zappulla intenda dare nuovo vigore a questo processo partecipativo. “Il mio indirizzo politico punta a dare una maggiore visibilità a questi bandi, al fine di promuovere una partecipazione più ampia. Per questo abbiamo previsto una campagna pubblicitaria più incisiva, con l’utilizzo dei canali social più diffusi. Organizzeremo inoltre un incontro aperto all’Urban Center, dove potranno partecipare tutti i cittadini interessati a presentare proposte per il bene della città. L’obiettivo dell’Amministrazione è quello di coinvolgere sempre più persone in questo importante strumento di democrazia” ha dichiarato.

Ed ecco che la cartina di tornasole per verificare la bontà di tale dichiarato impegno è già pronta: proprio il nuovo regolamento che si auspica elimini le criticità emerse in questi sei anni.

Vediamole insieme: intanto la certezza dei tempi (su cui, va detto, la Regione ha pesanti responsabilità). Se meritoriamente l’Amministrazione pone quale limite temporale per la pubblicazione dell’avviso pubblico il 30 aprile – laddove per legge potrebbe essere il 30 giugno – il meccanismo a volte è sembrato incepparsi nelle fasi successive e soprattutto in quella della realizzazione dei progetti. I ritardi fin qui spesso registrati non sono sembrati infatti sempre giustificabili per le eventuali difficoltà tecniche quanto piuttosto per quelle burocratiche e, ovviamente, per la piena disponibilità degli addetti a seguire l’iter attuativo. La presenza di una più specifica regolamentazione in questo senso potrebbe giovare, tanto quanto una semplificazione dei passaggi. Si sa tra l’altro che più il percorso è normato in maniera farraginosa e dispersiva più si frappongono ostacoli. Su questi aspetti, in termini di semplicità del dettato normativo, la commissione avrà posto la giusta attenzione? Avrà fissato un adeguato cronoprogramma?

Poi i momenti assembleari, l’informazione e la promozione dell’iniziativa. Si tratta di passaggi fondamentali affinché davvero si possa esplicare appieno la potenzialità civica, educativa, della democrazia partecipata e il reale coinvolgimento dei cittadini. L’ideale sarebbe pensare a tre occasioni di incontro: quando contemporaneamente si pubblica l’avviso all’albo pretorio, proprio come previsto nel regolamento in vigore – per consentire l’emersione del bisogno e l’individuazione delle soluzioni da trasformare in proposte progettuali così tra l’altro favorendo anche la possibilità che le persone e i soggetti coinvolti si possano aggregare su specifici interessi e tematiche -; una volta che siano stati selezionati dagli uffici i progetti ammissibili per favorire l’eventuale ‘fusione’ tra progetti simili perché la finalità non sia una gara tra partecipanti gelosi della propria idea e pronti alle barricate bensì l’esatto contrario; e infine il momento della presentazione dei progetti selezionati per consentire a tutti, al momento del voto per esprimere la propria preferenza, una scelta ragionata. Fino ad oggi i progetti finanziabili sono stati tre dato il budget previsto non superiore al 30% della somma stanziata. Una scelta corretta – sebbene la somma di 15-20mila euro possa sembrare limitata – perché, almeno a nostro giudizio, in questo modo si favorisce una più ampia partecipazione. Abbiamo avuto esempi di altri comuni in cui a ‘vincere’ è stato solo il progetto che ha raccolto il maggior numero di preferenze e, anche a giudicare dai commenti degli altri partecipanti, si sarebbe trattato di una scelta poco democratica, in qualche modo pilotata.

E per ultimo, essenziale, la modalità di voto che dovrebbe necessariamente prevedere, oltre al sistema online, quello in presenza garantendo corsie preferenziali per chi, per un qualsiasi motivo, abbia bisogno di una guida. Un’esigenza già fatta presente inutilmente in passato, a riprova di una certa approssimazione nella gestione dell’iniziativa.

Presto in Consiglio Comunale si discuterà dunque del nuovo regolamento e si vedrà in che modo si è tenuto conto del parere espresso da alcune associazioni le cui osservazioni abbiamo raccolto. L’auspicio è che non si ripeta l’esperienza del regolamento per l’imposta di soggiorno. Intelligenti pauca!

 

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