Ponte sullo Stretto. Se tocchi con mano la piaga

Ho già espresso il mio pensiero relativamente alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina in un precedente articolo pubblicato sulla Civetta di Minerva in data 28 Giugno 2023. La mia non era una posizione che fosse a favore o contro la costruzione ma piuttosto una specie di “sogno ad occhi aperti”.
Chiedevo un progetto per la Sicilia, un master plan, che facesse una valutazione analitica dei benefici del ponte inserito in un contesto di sviluppo immaginato per l’isola. Lo studio avrebbe dovuto porsi le seguenti domande.
Come evolverà l’economia Siciliana nei prossimi 50 anni? Verso l’industria, verso il turismo, verso il commercio o verso l’agricoltura? Verso quale direzione di sviluppo potrebbe spingere il ponte e quali incentivi porterebbe? Quale sviluppo vogliamo? Lo studio avrebbe dovuto prevedere investimenti per la realizzazione non solo del ponte ma anche di tutte quelle infrastrutture necessarie alla regione per sollevarla dal suo perenne stato di abbandono. Il progetto del ponte sarebbe venuto solo a valle di tale “piano per la Sicilia” se il piano stesso ne avesse riconosciuto la necessità; viceversa avremo potuto chiudere definitivamente qualunque discorso su un progetto ritenuto inutile dalle risultanze di una seria analisi socio economica sul territorio.
Ma i sogni durano il tempo di una notte ed alla fine, dopo insindacabile decisione meramente politica, il progetto della probabile cattedrale nel deserto è partito per il “ponte in quanto tale” senza che lo stesso sia stato il risultato della auspicata analisi per l’intera regione. Una volta sveglio non mi è rimasto che sperare che il progetto del singolo “oggetto ponte” fosse redatto al meglio della tecnica corrente, in modo serio, completo, dettagliato e AGGIORNATO.
Ma le prime evidenze non sono state certo confortanti visto che il ministro delle infrastrutture annunciava l’inizio lavori per l’estate 2024; ma con quale progetto visto che nei cassetti potevano esserci solo le carte del precedente studio condotto da “Stretto di Messina S.p.A.” e fermato al tempo del governo Monti per ragioni economiche e con un mancato parere sulla compatibilità ambientale visto che mancavano numerosi approfondimenti richiesti dalla Commissione VIA?
Si trattava semplicemente di prendere il vecchio progetto, aggiornarlo molto bene se non rifarlo alla luce dei dieci anni trascorsi (il progresso tecnologico corre), avere tutti i pareri di legge, interpellare le comunità locali, redigere il progetto costruttivo, trovare il denaro, fare gli espropri, fare i contratti, appaltare i primi lavori, fare i cantieri! Banale,
Se pensiamo di parlare di un ponte stradale e ferroviario costruito in zona fortemente sismica a campata unica di 3300 metri, quando nel mondo il massimo costruito ha raggiunto la lunghezza di 2000 metri per la campata libera (Dardanelli).
Ma se sei un inguaribile ottimista, considerato che a Febbraio del 2024 si è tenuto il cda della società Stretto di Messina che ha approvato la relazione di aggiornamento al progetto definitivo, sei portato ingenuamente a pensare che, sino a prova contraria, il processo di aggiornamento procede nel verso previsto, anche se da tanta parte della stampa si paventa il contrario.
Ma, come San Tommaso insegna, anche il più ingenuo degli uomini, se tocca con mano la piaga, è obbligato a riveder le proprie convinzioni di fronte a prova contraria.
Ad inizio Aprile è stato pubblicato sui siti istituzionali e sul sito “Stretto di Messina” l’elenco dei piani particellari coinvolti sia dagli espropri che dagli asservimenti o “servitù”. Mia moglie scopre di essere chiamata in causa per un asservimento relativo ad un piccolo terreno destinato ad oliveto ed agrumi, e per tal ragione ci rechiamo allo sportello informativo previsto per chiedere spiegazioni sulla tipologia di servitù. Ci dicevano che noi avremo continuato a mantenere sia il possesso che l’uso continuativo del terreno; di fatto l’intervento riguarderebbe alcuni cavi elettrici (forse il potenziamento) che già passano su pali infissi nella proprietà e allo scopo ci fanno vedere una piantina con il tracciato del percorso. Gli facciamo osservare che la piantina è sbagliata perché il percorso cavi è quello vecchio; infatti circa cinque anni fa Enel Distribuzione ha cambiato il percorso della linea mettendo nuovi pali.
Loro ringraziano e ci chiedono, per favore, di mandargli una comunicazione scritta con foto allegate a guisa di promemoria per correggere il tutto; nel corso della discussione si scusano adducendo a giustificazione dell’errore il fatto che le piantine risalivano al progetto del 2010, e che la compagnia elettrica da loro interpellata per gli aggiornamenti non avrebbe mai risposto.
Esco dalla sala tranquillo ma con qualche perplessità e comincio a chiedere ad altre persone sui loro casi per scoprire che il problema relativo alla documentazione ferma al 2010 sembra essere un problema comune. Ora, finché si parla di semplici servitù poco male, ma per quelle case che sono state realizzate due o tre anni fa, o per altre opere che potrebbero non far parte del piano espropri per mancato aggiornamento dei dati, cosa succederà?
Cito l’esempio perché anche questo ho colto parlando con alcuni malcapitati in sala, anche se quanto accaduto a noi per una semplice servitù è già sufficiente per porsi qualche domanda.
​La prima riguarda il metodo. Contestualmente all’apertura degli espropri risulta che la società “Stretto di Messina” avrebbe dichiarato… “
questa fase intermedia consentirà a tutti gli interessati di prendere visione della documentazione progettuale relativa al piano degli espropri e formulare eventuali osservazioni”; per far ciò sono concessi 60 giorni. Conclusa questa fase il Cipess procederà con l’approvazione del progetto definitivo per poi essere dichiarata la pubblica utilità.
Ma un procedimento del genere può solo essere adottato per dare agli interessati possibilità di opporsi ad un provvedimento ritenuto iniquo, ma MAI come procedura per aggiornare le carte a propria disposizione che si presuppone siano prodotte con la migliore cura possibile anche con sopralluoghi in campo; l’errore casuale ci può stare, la sistematicità generata da un approccio scorretto, no!
La seconda domanda riguarda la conduzione del progetto, ma è conseguenziale alla prima. Il gruppo di lavoro ha prodotto la relazione di aggiornamento del progetto del 2010 confermando in sostanza tutti i dati precedenti con i seguenti aggiornamenti principali (dal sito della società Stretto di Messina): potenziamento dei sistemi di monitoraggio strutturale, gestione della manutenzione, sistemi di controllo e management, adeguamento materiali da costruzione all’evoluzione tecnologica (nuovi blocchi di ancoraggio, sistemi di deumidificazione interna, protezione contro il fuoco), manutenzione predittiva e smart road per assistenza alla guida per i collegamenti stradali, aggiornamento sistemi di monitoraggio per i collegamenti strutturali, sistemi per il rilevamento deragliamento, aggiornamento dello
studio di impatto ambientale, etc. ; tutto questo in circa 10 mesi, ammesso e non concesso che la società abbia cominciato a lavorare il giorno stesso della emissione del DL 35 del 31 Marzo 2023. Ma l’opera ha successivamente ricevuto dal Ministero dell’Ambiente una richiesta di 237 chiarimenti sulla Valutazione di impatto ambientale, con l’osservazione che molta documentazione sembra essere carente, datata e illeggibile (dagli organi di stampa). Documentazione datata  esattamente quello che abbiamo avuto modo di vedere noi nel nostro piccolo, per di più per un lavoro assolutamente banale se paragonato alla eccezionalità del progetto in discussione.
E a questo punto il dubbio è lecito. Ma quale è la qualità di aggiornamento dell’intero progetto, se per mera fretta si è ritenuto di sottoporre un piano espropri basato su documentazione vecchia? E’ su queste cose che io cittadino valuto la bontà del progetto, sulle cose che mi toccano e che io posso vedere di persona. E come giudico io il ponte, ponte sì o ponte no? Non lo so. Ma certo non lo voglio su queste premesse!

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