“Maledette quote rosa”: immagino sia questa l’imprecazione più frequente nei corridoi della politica di Palazzo Vermexio. Per “colpa” loro, il trio Italia, Bandiera e Carta, che si sta occupando del rimpasto della giunta, non riesce a trovare la sintesi. Cerco di esplicitare gli aspetti principali di questa penosa vicenda.
Quante donne possono far parte della giunta di Siracusa? Secondo l’art 1, comma 137, della legge numero 56 del 2014, la presenza di genere, sia femminile che maschile, non può essere inferiore al 40%. La giunta siracusana è attualmente composta dal sindaco e da otto assessori, 6 uomini e due donne, e già siamo, anzi saremmo (fra poco spiego perché) fuori dalla legge in quanto, pur escludendo dal calcolo il sindaco, le donne in giunta non dovrebbero essere meno di tre (il 40% di otto fa 3,2), quattro se si comprende il sindaco.
Questo è ciò che prevede la legge nazionale, che però non vale in Sicilia dove, anche in politica, le donne contano di meno. Essere donna in Sicilia continua ad essere una condizione penalizzante. E infatti la legge siciliana non prevede percentuali minime di genere ma solo la presenza, la bandierina, femminile: una sola donna in una giunta di nove persone potrebbe bastare secondo i lungimiranti legislatori siciliani i quali, resisi conto di cotanta vergogna, stanno balbettando con un disegno di legge che alza al 25% la quota minima di genere.
Naturalmente, nulla impedirebbe alla politica siracusana di liberarsi di alcune scorie maschiliste e di uniformarsi alla legge nazionale, ma gli uomini del Vermexio, e non solo loro, sono anni luce lontani da questa sensibilità.
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Dopo tante battaglie sulla parità di genere, sul riconoscimento del ruolo delle donne anche in politica, siamo al punto di far dipendere la presenza femminile in giunta dalle alchimie dei rappresentanti dei tre sodalizi (Azione, Mpa, Sud chiama Nord) che stanno trattando sulla nuova composizione della giunta e non da un sacrosanto principio di parità. Questo è primitivismo politico e mi stupisce che nessuna organizzazione femminile sia fino ad ora insorta.
Ancora più penoso è sentir dire che per garantire la presenza femminile in giunta si rende inevitabile “sacrificare” qualche attuale assessore. Ci sono forse assessori intoccabili? Al posto del sindaco direi a Carta e a Bandiera: amici miei, sono disposto a riconoscervi tre assessori, ma uno dei tre deve essere donna. Resterei favorevolmente sorpreso se il sindaco su questo punto si impuntasse.
Senza scadere nel qualunquismo, non si può sottacere come i cambi di casacca in Consiglio comunale ne abbiano appannato, con le dovute eccezioni, il ruolo e soprattutto come l’area politica che tiene in piedi la giunta sia a dir poco composita e senza un minimo comune denominatore che non sia l’esercizio del potere nella cittadella per soli uomini.

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